<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Antika - archeologia, storia e arte antica</title> <atom:link href="http://www.antika.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.antika.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Wed, 27 Mar 2013 10:47:47 +0000</lastBuildDate> <language>it-IT</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator> <item><title>Bernardo di Chiaravalle</title><link>http://www.antika.it/0010720_bernardo-di-chiaravalle.html</link> <comments>http://www.antika.it/0010720_bernardo-di-chiaravalle.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Mar 2013 13:24:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Santi e beati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.antika.it/?p=10720</guid> <description><![CDATA[Bernardo di Chiaravalle nato nel 1090 morto nel 1153 “Tutto il tempo in cui non pensi a Dio, devi considerarlo come tempo perduto” (San Bernardo di Chiaravalle) “Fondatore e primo abate del monastero di Chiaravalle, diresse sapientemente con la vita, la dottrina e l&#8217;esempio i monaci sulla via dei precetti di Dio; percorse l&#8217;Europa per [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10726" alt="Bernardo di Chiaravalle" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/Bernardo-di-Chiaravalle.jpg" width="600" height="767" /></p><h2>Bernardo di Chiaravalle</h2><ul><li>nato nel 1090</li><li>morto nel 1153</li></ul><p>“Tutto il tempo in cui non pensi a Dio,<br /> devi considerarlo come tempo perduto”</p><p><i>(San Bernardo di Chiaravalle)</i></p><p>“Fondatore e primo abate del monastero di Chiaravalle, diresse sapientemente con la vita, la dottrina e l&#8217;esempio i monaci sulla via dei precetti di Dio; percorse l&#8217;Europa per ristabilirvi la pace e l&#8217;unità e illuminò tutta la Chiesa con i suoi scritti e le sue ardenti esortazioni”. Brevi, ma efficacissimi, i tratti con cui il Martirologio Romano scolpisce il profilo spirituale di un autentico gigante della santità medioevale, il cui ardente amore per Gesù Cristo lo sospinse ad essere autentico e qualificato protagonista della vita ecclesiale e politica del proprio tempo.</p><p>Nativo della regione francese della Borgogna, <b>Bernardo</b>, profondamente attratto sin dalla giovinezza dall&#8217;ideale monastico, divenne monaco dapprima presso i Cistercensi di <b>Citeux</b> (sito ufficiale dell&#8217;Abbazia di <b>Notre Dame de C</b><b>îteaux </b><a href="http://www.citeaux-abbaye.com/index.html" target="_blank">http://www.citeaux-abbaye.com/index.html</a>); in seguito, nel 1115, fondò l&#8217;<b>Abbazia di Clairvaux</b> (sito ufficiale dell&#8217;Abbazia <a href="http://abbayedeclairvaux.com/" target="_blank">http://abbayedeclairvaux.com/</a>), il cui ideale di assoluta fedeltà al dettato della <b>Regola di San Benedetto</b> si trasfuse in un elevato numero di fondazioni.</p><p>Nel suo ardente zelo per la difesa della vera fede e del primato della Chiesa di Roma, Bernardo non esitò a prendere posizione contro posizioni dottrinali considerate eterodosse (come, ad esempio, accadde nei confronti dell&#8217;insegnamento sulla SS.ma Trinità offerto dal teologo <b>Pietro Abelardo</b>, che fu oggetto di ripetute condanne, in particolare nel contesto del <b>Concilio di Sens</b>, convocato appositamente e svoltosi nel 1141 su sollecitazione dello stesso Bernardo) e a sostenere apertamente coloro che intendevano porsi a paladini della causa cristiana, come attestato dal sostegno tributato all&#8217;<b>Ordine dei Templari</b>, nonché all&#8217;indizionee allo svolgimento della<b> seconda Crociata, </b>durante il pontificato di <b>papa Eugenio</b>, regnante fra1145 e 1153.</p><p>“<i><b>Il motivo di amare Dio è Dio stesso: la misura è di amarlo senza misura”: l&#8217;ispirazione di fondo della vita di San Bernardo </b></i></p><p>Dove attingeva Bernardo un tale intrepido zelo, che lo sostenne sino al compimento dei suoi giorni terreni? Dall&#8217;amore, che egli individuò come chiave di volta e termine ultimo di sintesi dell&#8217;intera opera della salvezza, attuata da Dio mediante l&#8217;Incarnazione del Figlio. L&#8217;<b>amore</b>, quindi, e non tanto le sottigliezze dell&#8217;ingegno umano, è la via mediante la quale giungere a Dio, perchè è la stessa che Egli ha scelto per farsi vicino alla propria creatura e riscattarla dal peccato.</p><p>Nell&#8217;ottica bernardiana, l&#8217;essenza del peccato è la presunzione dell&#8217;uomo di potersi salvare da se stesso, contando sulle sole proprie forze e disprezzando l&#8217;aiuto della Grazia. Felice l&#8217;uomo, invece, che sulle orme di Gesù Cristo, Servo e Salvatore, riconosce ed accetta nella propria vita la Volontà di Dio e perviene ad una corretta, realistica, valutazione della propria persona e della propria vocazione.</p><p>Di contro al rischio di un&#8217;indebita esaltazione delle conquiste della ragione, che all&#8217;epoca di San Bernardo, così come in ogni tempo, si presentava allettante, il messaggio dell&#8217;abate di Clairvaux risuona come un forte monito al riconoscimento del fondamento cristiano della dignità dell&#8217;uomo: essa risiede nella constatazione dell&#8217;indubbia grandezza che il Creatore ha voluto conferire alla sua creatura ma, nel contempo, anche nella realistica accettazione della fragilità peccaminosa che la contraddistingue. L&#8217;uomo cosciente della propria intrinseca limitatezza, e della follia insita in qualsiasi superba posizione di predominio, si apre a Dio nella preghiera e ai fratelli nella carità operosa, desideroso di portare le anime alla conversione e all&#8217;adesione al Vangelo.</p><p>Non stupisce, quindi, alla luce delle sue luminose riflessioni sul primato dell&#8217;amore e dell&#8217;umiltà nella vita di fede, l&#8217;intensa devozione espressa da Bernardo nei confronti della <b>Madre di Dio</b>, Maria Santissima, la quale, più e meglio di chiunque altro, si è aperta alla Volontà di Dio e, per questa sua disponibilità, è stata esaltata al di sopra di tutte le creature.</p><p>Elevato agli onori degli altari con la canonizzazione nell&#8217;anno 1774 da parte del <b>papa Alessandro III,</b> sul soglio di Pietro fra il 1159 e il 1881, San Bernardo è venerato dalla liturgia cattolica nella memoria del 21 agosto.</p><p>Per la profondità e la limpidezza del suo contributo dottrinale, nel 1830 è stato insignito del titolo di Dottore della Chiesa e nel 1953 l&#8217;allora pontefice <b>Pio XII </b>gli dedicò una lettera enciclica dal titolo <i><b>Doctor Mellifluus</b></i>, l&#8217;appellativo con cui San Bernardo è tuttora noto.</p><h3>Approfondimenti su San Bernardo di Chiaravalle</h3><ul><li>Bernardo (san), <i>Sermoni per le feste della Madonna</i>, Paoline Edizioni, 1990.</li><li>Centro Mostre di Firenze, Certosa del Galluzzo, <i>Bernardo di Chiaravalle nell&#8217;arte italiana dal XIV al XVIII secolo</i>, Electa, 1990.</li><li>Jean Leclerq, <i>Bernardo di Chiaravalle</i>, Vita e Pensiero, 1992.</li><li>AA.VV, <i>San Bernardo e l&#8217;Italia</i> (a cura di Pietro Zerbi), Scriptorium Claravallense – Vita e Pensiero, 1993.</li><li>Jacques Chabannes, <i>Bernardo di Chiaravalle: mistico e politico</i>, Città Nuova, 2001.</li><li>Jean Leclerq, <i>San Bernardo e lo spirito cistercense</i> (trad. di Clara Gennaro), Qiqajon Edizioni, 1998.</li><li>Franco Cardini, <i>La nascita dei templari. San Bernardo di Chiaravalle e la Cavalleria mistica</i>, Il Cerchio, 1999.</li><li>Jacques Chabannes, <i>Bernardo di Chiaravalle mistico e politico</i> (trad. di Elena Riello), Città Nuova, 2001.</li><li>Bernardo di Chiaravalle (san), <i>Le sorgenti del Salvatore. Omelie</i>, Marietti, 2004.</li><li>Bernardo di Chiaravalle (san), <i>Lettere ai monaci dell&#8217;Abbazia di St. Bertin</i>, Marietti, 2004.</li><li>Marco Meschini, <i>San Bernardo. Renovator seculi</i>, Ancora, 2004.</li><li>Luigi Crippa, <i>Grande cosa è l&#8217;amore. Per un primo accostamento a san Bernardo di Clairvaux, teologo e poeta dell&#8217;amore di Dio</i>, Portalupi Editore, 2006.</li><li>Bernardo di Chiaravalle (san), <i>Sermoni sul Cantico dei Cantici</i> voll. 1-2 (trad. di Domenico Turco), Vivere In Editore, 2007.</li><li>Inos Biffi, Laura Dal Prà, Costante Marabelli, Hans-Michel Uhl, <i>Bernardo di Clairvaux. Epifania di Dio e parabola dell&#8217;uomo</i>, Jaca Book, 2007.</li><li>AA.VV., <i>Sapere e contemplare il Mistero – Bernardo e Tommaso</i>, JacaBook, 2008.</li><li>Bernardo di Chiaravalle (san), <i>Opere. Sermoni sul Cantico dei Cantici</i> (a cura di Claudio Stercal), Città Nuova, 2008.</li></ul><h4>Siti internet</h4><ul><li><a href="http://www.binetti.ru/bernardus/" target="_blank">http://www.binetti.ru/bernardus/</a><br /> Fantastico sito che raccoglie l&#8217;<i>opera omnia</i> di San Bernardo, tratta dalla <i>Patrologia Latina</i> di Jacques Migne, unitamente a un dettagliato profilo biografico del Santo. Da visitare!</li><li><a href="http://www.abbaye-saint-benoit.ch/saints/bernard/index.htm" target="_blank">http://www.abbaye-saint-benoit.ch/saints/bernard/index.htm</a><br /> Prezioso sito, che comprende il testo dell&#8217;<i>opera omnia</i> di San Bernardo in lingua francese, con ripartizione per tipologia (lettere, trattati, sermoni etc).</li><li><a href="http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_24051953_doctor-mellifluus_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_24051953_doctor-mellifluus_it.html</a><br /> Testo dell&#8217;enciclica <i>Doctor Mellifluus</i>, emanata nel 1953 dal papa Pio XII in occasione dell&#8217; VII centenario della morte di San Bernardo.</li></ul><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Averroè" href="http://www.antika.it/0010118_averroe.html" rel="bookmark">Averroè</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Avicenna" href="http://www.antika.it/0010115_avicenna.html" rel="bookmark">Avicenna</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Beda il Venerabile" href="http://www.antika.it/0010110_beda-il-venerabile.html" rel="bookmark">Beda il Venerabile</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Valerio Flacco" href="http://www.antika.it/0010095_valerio-flacco.html" rel="bookmark">Valerio Flacco</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Gaio Cilnio Mecenate" href="http://www.antika.it/0010096_gaio-cilnio-mecenate.html" rel="bookmark">Gaio Cilnio Mecenate</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Silio Italico" href="http://www.antika.it/0010098_silio-italico.html" rel="bookmark">Silio Italico</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Edward di Woodstock, il Principe nero" href="http://www.antika.it/0010047_edward-di-woodstock-il-principe-nero.html" rel="bookmark">Edward di Woodstock, il Principe nero</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Edward di Woodstock alla battaglia di Najera" href="http://www.antika.it/0010049_edward-di-woodstock-alla-battaglia-di-najera.html" rel="bookmark">Edward di Woodstock alla battaglia di Najera</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Edward di Woodstock alla battaglia di Poitiers" href="http://www.antika.it/0010050_edward-di-woodstock-alla-battaglia-di-poitiers.html" rel="bookmark">Edward di Woodstock alla battaglia di Poitiers</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Federico II: opere" href="http://www.antika.it/009139_federico-ii-opere.html" rel="bookmark">Federico II: opere</a></li></ul></div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.antika.it/0010720_bernardo-di-chiaravalle.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cirillo d&#8217;Alessandria</title><link>http://www.antika.it/0010721_cirillo-dalessandria.html</link> <comments>http://www.antika.it/0010721_cirillo-dalessandria.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Mar 2013 13:17:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Santi e beati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.antika.it/?p=10721</guid> <description><![CDATA[Cirillo d&#8217; Alessandria nato nel 370 morto nel 444 Sono rimasto quindi stupito che qualcuno dubiti se la santa Vergine debba o non debba essere chiamata «Madre di Dio». Se il nostro Signore Gesù Cristo è Dio, come può non essere «Madre di Dio» la Vergine che lo partorì? (Lettera ai Monaci) Cirillo d&#8217;Alessandria, Padre [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10722" alt="Cirillo d'Alessandria" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/Cirillo-d-Alessandria.jpg" width="323" height="385" /></p><h2>Cirillo d&#8217; Alessandria</h2><ul><li>nato nel 370</li><li>morto nel 444</li></ul><p><i>Sono rimasto quindi stupito che qualcuno dubiti<br /> </i><i>se la santa Vergine debba o non debba essere chiamata<br /> </i><i>«Madre di Dio». Se il nostro Signore Gesù Cristo è Dio,<br /> </i><i>come può non essere «Madre di Dio» la Vergine che lo<br /> </i><i>partorì?</i></p><p><i>(Lettera ai Monaci)</i></p><p>Cirillo d&#8217;Alessandria, Padre e Dottore della Chiesa, come ricordato da Papa Benedetto XVI nel corso di una udienza tenutasi il 3 ottobre 2007 (<a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20071003_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20071003_it.html</a>), fu “legato alla controversia cristologica che portò al Concilio di Efeso del 431 e ultimo rappresentante di rilievo della tradizione alessandrina”.</p><p>Occorre, a tal proposito, precisare alcuni concetti di riferimento.</p><p>Forse il lettore avrà in mente, anche alla luce di alcuni approfondimenti proposti in questo sito, nelle schede sui “Personaggi” dell&#8217;antichità, la scuola filologica di Alessandria, che si costituì a partire dal III secolo d.C. intorno alla celebre Biblioteca, voluta nella città egizia da Tolomeo Filadelfo. Non è, forse, altrettanto nota l&#8217;esistenza di una scuola teologica di Alessandria, fiorita nel II secolo d.C. e caratterizzata da un approccio alla lettura delle Sacre Scritture all&#8217;insegna di uno spiccato allegorismo. Influenzata dall&#8217;orientamento filosofico di stampo platonico, la scuola di Alessandria, che ebbe tra i suoi principali esponenti Panteno, Clemente ed Origene, si contrapponeva alla scuola teologica di Antiochia per la ricerca del significato profondo del testo biblico, al di là del dettato letterale, e per una notevole accentuazione della componente divina della Persona di Gesù Cristo, a differenza degli antiocheni, propensi ad un&#8217;applicazione ponderata dell&#8217;interpretazione allegorica al testo sacro e ad una considerazione privilegiata dell&#8217;umanità di Gesù, rispetto alla sua divinità.</p><p>Cirillo lega il proprio nome ad una celebre controversia con Nestorio, all&#8217;epoca patriarca nella città di Costantinopoli. A partire da Gesù, che nei Vangeli aveva affermato di essere Figlio di Dio, e Dio Egli stesso, una delle questioni al centro del dibattito teologico dei primi secoli fu proprio la corretta delineazione della natura della Sua Persona. Come potevano coesistere in Lui la componente umana e quella divina? E, durante la sua tremenda Passione, Gesù ha sofferto come uomo oppure come Dio? Si tratta di interrogativi che, come si può agevolmente comprendere, agitano la coscienza dell&#8217;uomo di ogni tempo e si possono ritrovare, in fondo, anche nella nostra epoca contemporanea.</p><p>A livello dottrinale era di fondamentale importanza pervenire ad una definizione chiara e sicura delle verità di fede intorno alla Persona di Cristo e al Suo rapporto con le altre Persone della SS. Trinità, così da porre un sicuro baluardo concettuale e teologico di contro alla formulazione di tante ipotesi e posizioni, sovente non corrette rispetto al contenuto dei Vangeli e alla Tradizione apostolica. Una di esse fu quella detta nestorianesimo, dal nome, appunto, di colui che, in base alle segnalazioni di Cirillo, se ne era fatto assertore: studi successivi hanno poi dimostrato, sulla base delle evidenze offerte dai testi originali, che, in realtà, al vescovo Nestorio non è possibile attribuire affermazioni di carattere eterodosso.</p><p>In ogni caso, con il termine di nestorianesimo ci si riferisce ad un orientamento teologico di matrice diofisita, in base al quale, in Gesù Cristo, alla duplicità delle nature (umana e divina) corrispondevano altrettante persone, unite tra loro in un rapporto di “congiunzione” e non tanto di “unione ipostatica”.</p><p>Come ben evidenziato nell&#8217;introduzione di Giovanni Lo Castro alle Epistole cristologiche (1), “Nestorio, benché convinto assertore dell’unità, al pari degli altri Antiocheni aveva come problema preminente quello della distinzione tra l’umanità e la divinità di Cristo. Egli intendeva affermare con forza la necessità di dover distinguere «in modo estremamente netto la divinità dall’uomo, “l’uomo teoforo”, “l’uomo di Cristo”, che è il vero soggetto di attribuzione delle proprietà umane del Verbo incarnato» […]. La sua era una preoccupazione di ordine ontologico: mirava a escludere ogni confusione tra le due nature presenti in Cristo. Nella sua riflessione cristologica Nestorio, infatti, considera l’umanità di Cristo una vera e propria <i>physis</i>, la quale insieme alla <i>physis</i> divina dà vita all’unico e medesimo Cristo”.</p><p>Ciò non poteva che avere significative ripercussioni anche sul ruolo di Maria SS.ma, la quale aveva dato alla luce Gesù: infatti, se si ammetteva l&#8217;esistenza di una divisione fra le due nature, umana e divina, in Cristo, anche Maria non poteva essere, a rigore, chiamata “Madre di Dio”. Mirabile, a tale riguardo, la risposta che Cirillo offre nella <i>Lettera ai monaci</i> (e vale davvero la pena immergersi nella lettura di questo, così come degli altri straordinari testi cirilliani!): “Il Verbo è nato dalla stessa sostanza di Dio e Padre e ha l’esistenza senza principio nel tempo; è sempre coesistente al Genitore, in lui e con lui esistente e pensato.</p><p>Negli ultimi tempi, poiché è divenuto carne, cioè si è unito a una carne che possiede un’anima razionale, si afferma che è nato anche in modo carnale da una donna (16). Il suo mistero è in qualche modo simile alla nostra nascita […]. Come ho detto, dalla sostanza del Padre è nato il suo Verbo unigenito; poiché, in grazia del fatto che in seguito ha assunto la carne e l’ha resa cosa sua propria, è stato chiamato anche Figlio dell’uomo ed è divenuto come noi, ritengo che non sia assurdo affermare, e anzi che sia necessario confessare, che è nato secondo la carne da una donna, nello stesso modo come anche l’anima dell’uomo nasce contemporaneamente al proprio corpo e la si considera come una sola cosa con quello, sebbene la seconda natura è considerata per sé ed esiste secondo una propria ragione”.</p><p>Cirillo argomenta, insomma, che come delle madri dei comuni mortali si dice che partoriscono un unico essere vivente, e non soltanto una sola parte, così si può dire di Maria SS.ma. Nella sua misteriosa ed ineffabile provvidenza, “il Verbo esistente in forma ed eguaglianza di Dio e Padre abbassò se stesso, allorchè divenendo carne, come dice Giovanni, è nato attraverso una donna, e colui che ha la nascita da Dio Padre sopportò per noi anche quella come la nostra”.</p><p>Era in gioco, in ultima analisi, l&#8217;efficacia redentrice del sacrificio di Gesù in quanto “se Cristo non è veramente Figlio e non è per natura Dio, ma un semplice uomo come noi e uno strumento della divinità, in che modo saremmo stati salvati non in Dio? Perché sarebbe morto per noi uno maggiore di noi e sarebbe stato risuscitato da forze a lui estranee. Come allora per mezzo di Cristo fu distrutta la morte?”. Al contrario, i cristiani non venerano “un semplice uomo – non sia mai! &#8211; ma Dio per natura, non ignorando la sua gloria, anche se è divenuto come noi pur restando ciò che era, cioè Dio”. <i> </i></p><p>I brani sopra citati sono tratti dalla <i>Lettera ai monaci </i>e dalle <i>Lettere a Nestorio</i> che, senza dubbio, vanno annoverati fra i testi cristologici più elevati di tutta la produzione cirilliana, ma altri scritti si segnalano per la loro densità concettuale e per il loro stile serrato e cristallino: si pensi alla <i>Lettera ad Acacio di Meliten</i>e, alla <i>Lettera ad Eulogio</i>, alla <i>Lettera a Valeriano</i>, alle <i>Lettere a Succenso</i>, alla <i>Lettera sul Credo</i>, e a tutto il <i>corpus</i> delle opere di contenuto esegetico: dal <i>Commento al Vangelo di Giovanni</i> al <i>Commento alla Lettera ai Romani</i>, dai <i>Commentari a Luca</i> ai <i>Commentari sul profeta Isaia</i>, dall&#8217;<i>Expositio in Psalmos</i> ai numerosi scritti dedicati all&#8217;Antico Testamento.</p><p>Il contributo di Cirillo fu determinante nella risoluzione della controversia nestoriana, tanto che venne pienamente recepito dal Concilio di Calcedonia, celebratosi nel 451 e dedicato alla trattazione della tematica cristologica.</p><p>Il Concilio, che, unitamente agli altri tre svoltisi in epoca antica (Nicea, Costantinopoli ed Efeso), contribuì a fissare l&#8217;autentica dottrina cristiana sulla Trinità e sulla Persona di Cristo, assunse uno stupendo passaggio della <i>Quarta Lettera a Nestorio </i>di Cirillo: “Affermiamo così che sono diverse le nature che si sono unite in vera unità, ma da ambedue è risultato un solo Cristo e Figlio, non perché a causa dell’unità sia stata eliminata la differenza delle nature, ma piuttosto perché divinità e umanità, riunite in unione indicibile e inenarrabile, hanno prodotto per noi il solo Signore e Cristo e Figlio” […]. Pertanto, “professeremo un solo Cristo e Signore, non nel senso che adoriamo l’uomo insieme col <i>Logos</i>, per non insinuare l’idea della separazione col dire “insieme”, ma nel senso che adoriamo uno solo e lo stesso, perché non è estraneo al <i>Logos</i> il suo corpo, col quale siede anche accanto a suo Padre, non quasi che gli seggano accanto due figli, bensì uno solo unito con la propria carne”.</p><p>Per l&#8217;importanza e il rilievo assunti dalla sua persona e dal suo operato nell&#8217;ambito della risoluzione del contrasto con la dottrina nestoriana, Cirillo fu elevato al rango di Dottore<br /> della Chiesa nel 1882.</p><p>(1) Si veda il link <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/0370-0444,_Cirillus_Alexandrinus,_Epistole_Cristologiche,_IT.pdf" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/0370-0444,_Cirillus_Alexandrinus,_Epistole_Cristologiche,_IT.pdf</a>).</p><p>Un sito davvero indispensabile per l&#8217;approfondimento dei contenuti propri delle eresie cristiane, dai primi secoli sino all&#8217;età contemporanea, è indubbiamente <a href="http://www.eresie.it/it/Home.htm" target="_blank">http://www.eresie.it/it/Home.htm</a>, che propone un repertorio in ordine alfabetico delle posizioni eterodosse, nonché un ricco apparato bibliografico.</p><p>Ampie notizie sul profilo di Cirillo e sulla sua opera si possono reperire sul sito <a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/27950" target="_blank">http://www.santiebeati.it/dettaglio/27950</a>, che propone pure una considerevole bibliografia di riferimento.</p><p>All&#8217;indirizzo web <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0370-0444-_Cirillus_Alexandrinus,_Sanctus.html" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0370-0444-_Cirillus_Alexandrinus,_Sanctus.html</a> è possibile reperire e leggere i testi di molte opere di Cirillo d&#8217;Alessandria, in originale greco e in traduzione.</p><p>Il sito <a href="http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html" target="_blank">http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html</a> mette, infine, a disposizione uno straordinario repertorio bio-bibliografico sui Padri della Chiesa.</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Traiano: politica espansionistica e conquiste" href="http://www.antika.it/008135_traiano-politica-espansionistica-e-conquiste.html" rel="bookmark">Traiano: politica espansionistica e conquiste</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Sallustio: Bellum Iugurtinum" href="http://www.antika.it/008045_sallustio-bellum-iugurtinum.html" rel="bookmark">Sallustio: Bellum Iugurtinum</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Sallustio: il genere monografico" href="http://www.antika.it/008041_sallustio-il-genere-monografico.html" rel="bookmark">Sallustio: il genere 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ruolo di primaria importanza nei traffici commerciali, sia in età romana che in età bizantina. A Cipro si sono conservate decorazioni musive parietali risalenti al VI-VII secolo, sfuggite al periodo dell’iconoclastia, grazie soprattutto all’indipendenza della chiesa cipriota dagli editti imperiali sulla [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h2>I Mosaici dell’isola di Cipro</h2><p>Grazie alla sua posizione geografica, Cipro ha rivestito un ruolo di primaria importanza nei traffici commerciali, sia in età romana che in età bizantina.</p><p>A Cipro si sono conservate decorazioni musive parietali risalenti al <i>VI-VII secolo</i>, sfuggite al periodo dell’iconoclastia, grazie soprattutto all’indipendenza della chiesa cipriota dagli editti imperiali sulla proibizione delle immagini sacre.</p><p>I mosaici di Cipro sono una rara e preziosa testimonianza dell’arte bizantina pre-iconoclasta, le cui testimonianze sono andate in gran parte perdute.</p><h3>La Panagia Kanakaria a Lythrankomi</h3><p>La chiesa si trova nella <i>zona nord dell’isola</i>, e i suoi mosaici sono stati oggetto di restauro in seguito ad un terremoto avvenuto nel 1941.</p><p>Nonostante ulteriori danneggiamenti avvenuti in tempi recenti, è possibile ricostruire l’aspetto della decorazione musiva grazie a testimonianze fotografiche e frammenti del Museo Arcivescovile di Nicosia.</p><p>Nell’abside della chiesa era raffigurata la <i><b>Vergine col Bambino</b></i> assisa in trono e racchiusa in una mandorla di luce; al suo fianco due arcangeli.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-10710" alt="immagine 1" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/immagine-1.jpg" width="600" height="407" /></p><p>Una ricca <i>fascia di motivi geometrici e floreali </i>incorniciavano la composizione.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-10711" alt="immagine 2" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/immagine-2.jpg" width="600" height="214" /></p><p>Il tema della Vergine assisa in trono col Bambino si affermò nel V secolo, dopo che nel <b>Concilio di Efeso del 431</b> fu proclamata la divina maternità di Maria, chiamata Theotokos, ossia Madre di Dio.</p><p>Al di là della fascia a motivi geometrici e floreali, nel bordo del catino absidale, si estendeva una <i>fascia con medaglioni contenenti busti di apostoli</i>, che si differenziano l’uno dall’altro nei dettagli fisionomici.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-10712" alt="immagine 3" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/immagine-3.jpg" width="600" height="436" /></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-10713" alt="immagine 4" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/immagine-4.jpg" width="600" height="828" /></p><p>Il tema dei busti degli apostoli entro medaglioni è un tema presente nel San Vitale a Ravenna e nel Monastero del Sinai.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-10714" alt="immagine 5" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/immagine-5.jpg" width="600" height="403" /></p><p>La decorazione si data ai primi <i>decenni del VI secolo</i>, realizzata forse da maestri costantinopolitani.</p><h3>La Panagia Angeloktistos a Kiti</h3><p>La chiesa si trova nella <i>parte meridionale dell’isola</i>.</p><p>Nell’abside trova spazio la raffigurazione della <b>Vergine col Bambino tra gli arcangeli</b> Michele e Gabriele.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-10715" alt="immagine 6" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/immagine-6.jpg" width="600" height="406" /></p><p>La Vergine, al di sopra della quale campeggia l’iscrizione <b>‘Hagia Maria’</b>(Santa Maria), è posta in piedi ed emerge verso lo spettatore, affetto accentuato dalla disposizione del suppedaneo gemmato su cui poggia la figura, che oltrepassa il bordo della composizione.</p><p><i>Maria</i> indossa un manto color porpora sopra una tunica azzurra, mentre il <i>Bambino</i> indossa un palio dorato e tiene un rotolo.</p><p>I due <i>arcangeli</i> sono caratterizzati da ali a penne di pavone, simbolo di immortalità; sostengono una lunga asta dorata e un globo sormontato con la croce, immagine dell’ecumene cristiana.</p><p>Un’ampia <i>fascia decorativa</i> racchiude la composizione, con la rappresentazione allegorica della <b>Fontana della Vita</b>: su cespi d’acanto poggiano infatti vasi ai cui lati si dispongono anatre, pappagalli e cervi, convergenti verso un clipeo con la croce alla sommità dell’arcata.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-10716" alt="immaginr 7" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/immaginr-7.jpg" width="600" height="205" /></p><p>Il tema si basa sulla <b>trascrizione figurata del salmo 42</b>, che ebbe diffusione tra IV-VI secolo:</p><blockquote><p>‘’ Come il cervo anela alle fonti delle acque, cosi l’anima mia anela a te, o Dio’’.</p></blockquote><p>La decorazione, di grandissima qualità stilistica ed eleganza nei panneggi, si data nel <i>pieno VI secolo</i>.</p><h3>La Panagia tis Kyras a Livadia</h3><p>La piccola chiesa è situata a <i>nord dell’isola</i>.</p><p>Al centro dell’abside, di soli 2 metri di diametro, era collocata la <b>Vergine Orante</b> su fondo d’oro, realizzato con un tessuto a semicerchi sovrapposti.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-10717" alt="immagine 8" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/immagine-8.jpg" width="600" height="888" /></p><p>Sulla destra della conca absidale restano tracce di calzari appartenenti, probabilmente, ad un arcangelo, al quale doveva fare riscontro un altro nella parete sinistra.</p><p>Questo terzo mosaico, purtroppo <i>del tutto perduto</i> e noto solo attraverso testimonianze fotografiche, viene collocato nella <i>prima metà del VII secolo</i>, per l’accentuata astrazione delle sfondo, privo di qualsiasi notazione naturalistico.</p><h4>Bibliografia</h4><ul><li>A. Iacobini, <i>Introduzione all’arte bizantina(IV-XV secolo)</i>, Università La Sapienza;</li><li><i>Paribeni</i>, Enciclopedia dell’Arte Medievale, ‘<i>Cipro</i>’, vol. IV, Roma, 1993;</li><li><i>A.H.S. MEGAW</i>, Corsi di cultura sull’arte ravennate e bizantina, <i>‘’Mosaici paleo bizantini di Cipro’’</i>, 1985.</li></ul><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Anfora di Eleusi" href="http://www.antika.it/0010067_anfora-di-eleusi.html" rel="bookmark">Anfora di Eleusi</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Doriforo di Policleto" href="http://www.antika.it/009123_doriforo-di-policleto.html" rel="bookmark">Doriforo di Policleto</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Oinochoe di Tragliatella" href="http://www.antika.it/008981_oinochoe-di-tragliatella.html" rel="bookmark">Oinochoe di Tragliatella</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Hydria Ricci" href="http://www.antika.it/008974_hydria-ricci.html" rel="bookmark">Hydria Ricci</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Iscrizione di Cornelio Scipione Asiageno Comato" href="http://www.antika.it/008878_iscrizione-di-cornelio-scipione-asiageno-comato.html" rel="bookmark">Iscrizione di Cornelio Scipione Asiageno Comato</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Iscrizione di Lucio Cornelio Scipione" href="http://www.antika.it/008867_iscrizione-di-lucio-cornelio-scipione.html" rel="bookmark">Iscrizione di Lucio Cornelio Scipione</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Iscrizione di Lucio Cornelio Scipione, questore" href="http://www.antika.it/008862_iscrizione-di-lucio-cornelio-scipione-questore.html" rel="bookmark">Iscrizione di Lucio Cornelio Scipione, questore</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Ombra della Sera" href="http://www.antika.it/008814_ombra-della-sera.html" rel="bookmark">Ombra della Sera</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Spello. 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I profeti sono coloro che ricevono qualche messaggio da una divinità, interpretandone segni e parole. La profezia è una tipologia di divinazione molto particolare. La divinazione vera e propria consiste nella decifrazione di messaggi; la [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h2>Il profetismo e la figura del profeta biblico</h2><p>Con il termine “profezia” si intende la rivelazione della volontà divina all’uomo. I profeti sono coloro che ricevono qualche messaggio da una divinità, interpretandone segni e parole.</p><p>La profezia è una tipologia di divinazione molto particolare. La divinazione vera e propria consiste nella decifrazione di messaggi; la profezia invece consiste nella comunicazione diretta di un messaggio da parte dell’entità divina. Quest’ultima eleggerà perciò un uomo che dovrà essere l’interprete.</p><h3>La profezia nel Vicino Oriente Antico</h3><p>Nelle tradizioni del Vicino Oriente Antico, per le cui religioni il destino del cosmo è scritto su tavole affidate dalle divinità, si vede tutto come una serie di segni da interpretare. Il compito di questa interpretazione simbolica era dello scriba di palazzo, capace di leggere e scrivere quindi.</p><p>La profezia rompe però questa “eredità del sapere elitario” poiché qualunque uomo può essere scelto dalla divinità come più adatto all’interpretazione del messaggio divino.</p><p>La divinità non si limita solo a trasmettere, ma anche a fare agire il profeta (es. il profeta Giona viene inviato a Ninive da Dio). Il movimento del profeta è un mezzo o un’aggiunta dell’enunciazione del messaggio profetico stesso.</p><p>Un ruolo predominante nella cultura assiro – babilonese l’ebbero gli indovini, gli astrologi, i medici e figure affini.</p><p>Nella profezia il sovrannaturale può parlare non interrogato e soprattutto può dire cose che gli uomini non vorrebbero sentire.</p><p>L’azione dei profeti della Bibbia ebraica è principalmente simbolica, attestata da azioni oscillanti tra il magico e il miracoloso. La scrittura diverrà un mezzo di diffusione più potente a vantaggio della profezia</p><h3>Tipi di profeti e profezia nell’Antico Testamento</h3><p>La Bibbia contiene le opere dei profeti scrittori. C’è solitamente uno schema fisso che si compone di tre passi e che vede il profeta:</p><ul><li>- posseduto dalla divinità o raggiunto da visioni e sogni</li><li>- accogliere la parola divina</li><li>- ripetere il messaggio al re o al popolo (dal quale viene creduto o meno).</li></ul><p>Un punto principale è sicuramente quello costituito dalla trascrizione divina del messaggio trasmesso a un profeta. È il caso di Mosè e delle Tavole della Legge per esempio.</p><p><em><b><img class="alignnone size-full wp-image-10705" alt="Mosè miniatura" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/Mosè-miniatura.jpg" width="283" height="390" /><br /> </b>Mosè riceve le Tavole della Legge – Miniatura armena di XIII secolo</em></p><p>La religione ebraica è infatti rivelata e scritta. Il testo scritto nella tradizione mosaica aveva molta importanza, tant’è che le Tavole furono custodite nell’Arca dell’Alleanza, manufatto che ancora oggi continua a dare vita a leggende e fantasie.</p><p>Nella tipologia profetica possono essere incluse le rivelazioni, i cosiddetti “generi apocalittici” tra cui la nota <i>Apocalisse di San Giovanni</i>, ma anche il <i>Libro di Enoch</i> o <i>Il Pastore di Erma</i>.</p><p>La verità viene messa quindi per iscritto dall’uomo scelto dalla divinità.</p><p>La lingua ebraica utilizza diversi nomi per indicare il profeta: nābĩ ( = colui che parla o che è chiamato), <i>rōh’ eh</i> o <i>hōzeh</i> (il veggente), <i>‘îš hā’ĕlōhîm</i> (uomo di Dio), e altri.</p><p>Tutto ciò vuol dire che per l’ebraismo, dietro la parola profeta, si “nascondono” diversi concetti.</p><p>Egli è “colui che Dio fa parlare”,<i> </i>che parla sotto l’influsso di una potenza superiore.</p><p>Nel senso odierno, profeta è colui che vede ciò che è nascosto agli uomini comuni e che Dio gli mostra affinchè ne parli. Il profeta è quindi un portavoce.</p><p>Nel periodo che è compreso tra il pre – esilio e il periodo persiano, si distinguono due categorie di profeti: i profeti d’azione (nominati nei libri di Samuele, dei Re, delle Cronache); i profeti scrittori. Quando mancano le formule oracolari di introduzione, di chiusura e quelle intermedie non è infatti facile capire quando inizia e quando finisce ciascuna unità profetica.</p><p>Di oracoli profetici possono essercene di due tipi: di accusa con annuncio di sventura o senza (ad esempio, gli oracoli contro le nazioni pronunciati da Isaia); di salvezza, inclusi quelli escatologici e messianici.</p><p>L’orizzonte dei profeti biblici non si estende oltre i confini del Vicino Oriente Antico.</p><p>I profeti prima dell’esilio minacciano frequentemente il castigo che però non è di certo l’ultima parola. La natura dei profeti è varia: per esempio, Isaia era nobile, Geremia ed Ezechiele erano sacerdoti, Mosè e Amos dei pastori, vi erano persino delle donne (si ricorda che le donne sono presenti anche in eresie cristiane come quella montanista).</p><h3>Altre figure profetiche</h3><p>Nell’antica Grecia un ruolo profetico – divinatorio era svolto dalla Pizia che pronunciava oracoli in nome di Apollo presso il famoso santuario di Delfi. Tra gli Etruschi vi erano invece gli aruspici che leggevano segni divini nelle viscere di animali sacrificati. Essi venivano consultati anche in epoca Romana e spesso sono confusi con gli aùguri, il cui compito era quello di comprendere, tramite l&#8217;osservazione del volo degli uccelli, la volontà degli dèi.</p><p>Tra i Celti erano i druidi a praticare una sorta di divinazione. Ogni cultura (basti pensare anche agli Indiani d’America) ha sempre posseduto la concezione di un uomo scelto dalla divinità per trasmettere un messaggio ai comuni mortali. Questo uomo poteva essere una semplice persona oppure, nei casi prevalenti, un sacerdote, il che fa di questo genere di profetismo un profetismo elitario.</p><h3>Il caso del profeta Giona</h3><p>Giona è un profeta particolare. È nominato nell’Antico Testamento, nel <i>Libro di Giona</i> appunto. Egli viene scelto da Dio per andare a predicare a Ninive. Il profeta, invece di ascoltare il messaggio divino, fugge su una nave diretta a Tarsis.</p><p>La nave viene investita da un temporale e sta per naufragare. Quando i marinai vengono a sapere del rifiuto di Giona, il quale si decide a confidarlo, gettano il profeta in mare per evitare di attirare ulteriori sciagure. Giona viene quindi ingoiato dal pistrice, un mostro marino e serpentiforme (spesso si dice che sia stato ingoiato da una balena, ma in realtà il <i>Libro di Giona</i> non lo specifica). Per tre giorni e tre notti giace all’interno del ventre del mostro dove Giona rivolge una preghiera a Dio. Il pistrice rigetta quindi il profeta su una spiaggia.</p><p><em><b><img class="alignnone size-full wp-image-10706" alt="giona catacombe marcellino e pietro" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/giona-catacombe-marcellino-e-pietro.jpg" width="434" height="286" /><br /> </b>Giona rigettato dal pistrice – Catacombe dei Santi Pietro e Marcellino</em></p><p>Dio parla a Giona e lo esorta nuovamente a recarsi a Ninive. Il profeta stavolta esegue l’ordine.</p><p>I Niniviti si convertono, ma Dio non li dsitrugge. Giona, odiando Ninive, se ne affligge e si adira sperando in un castigo divino per gli abitanti di quella città. Si costruisce quindi una capanna fuori Ninive e si siede per vedere cosa sarebbe accaduto. Dio fa spuntare una pianta di ricino per fare ombra a Giona il quale ne gioisce, ma la mattina successiva un verme fa seccare la pianta. Dio fa poi venire un vento orientale e infuocato.</p><p>Giona chiede di morire, ma Dio lo rimprovera nuovamente per il suo atteggiamento ribelle e per il fatto di essersi adirato per il ricino secco. Infatti il Signore gli disse:</p><blockquote><p>&lt;&lt;Tu t’affliggi per un ricino che non hai fatto crescere, che in una notte è nato e in una notte è morto, ed io che devo avere compassione di Ninive, città grande, nella quale ci sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e gran numero di animali?&gt;&gt;</p></blockquote><p>(<i>Giona 4, 10</i>).</p><p>La figura di questo particolare profeta viene ripresa da Gesù nel Nuovo Testamento, di preciso in <i>Matteo 12,40</i>:</p><blockquote><p>&lt;&lt;Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell&#8217;uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra&gt;&gt;</p></blockquote><p>Per questo motivo Giona verrà rappresentato nei cubicoli delle catacombe perché rappresenta la redenzione e la salvezza. Solitamente troviamo le tre scene principali: Giona ingoiato dal pistrice, Giona rigettato, Giona sotto la pergola. Sono rari i casi in cui si trovano due scene aggiuntive: Giona sotto la pergola ormai secca oppure Giona seduto (e non sdraiato) sotto la pergola.</p><p>La rappresentazione di Giona è sicuramente uno dei primi temi iconografici cristiani presenti nelle catacombe.</p><p>Una particolarità: un parallelo molto comune viene fatto tra Giona e Pinocchio, il celebre personaggio di Collodi. Il primo infatti viene ingoiato e poi rigettato da questo mostro serpentiforme marino, chiamato pistrice, mentre il secondo viene ingoiato e poi rigettato allo stesso modo da una balena.</p><h3>Il caso di Isaia &#8211; Balaam</h3><p>Per quanto riguarda la profezia messianica, sicuramente il più famoso tra i profeti è Isaia in riferimento al passo <i>Is. (7,14)</i>:</p><blockquote><p>&lt;&lt;Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un Figlio, che chiamerà Emmanuele&#8230;&gt;&gt;</p></blockquote><p>E anche a<i> Is. (60, 1) </i></p><blockquote><p>&lt;&lt;(E tu Gerusalemme) alzati, rivestiti di luce, perchè viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te&gt;&gt;.</p></blockquote><p>È così che il suo ruolo di profeta messianico si perpetua nella memoria comune, anche quando si dovrà interpretare la nota rappresentazione nelle catacombe di Priscilla conosciuta come “La Madonna e il profeta” presente nel nicchione dell’arenario e risalente al 210 – 220 d.C. circa.</p><p>Sono raffigurati la Madonna, che indossa stola e maniche corte, seduta in cattedra con in braccio il Bambino nudo. Il profeta è di profilo, vestito di pallio. Con la mano destra indica una stella a dodici punte, mentre con la sinistra tiene un rotulo.</p><p><em><b><img class="alignnone size-full wp-image-10707" alt="madonna priscilla" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/madonna-priscilla.jpg" width="293" height="400" /><br /> </b>Madonna con profeta – Catacombe di Priscilla</em></p><p>Si noti però che non è specificato quale profeta. Vi sono infatti diverse idee al riguardo: che si tratti di Isaia (in riferimento al passo sopra citato), di Balaam (in riferimento alla profezia presente nel libro di <i>Numeri 24, 17</i>), di un profeta generico oppure di David (quest’ultima è l’ipotesi più singolare avanzata da Giorgio Otranto e si riferisce al <i>Salmo 109, 3</i>).</p><p>Varie sono le discussioni a riguardo.</p><h4>Bibliografia</h4><ul><li>Bisconti F., La Madonna di Priscilla: interventi di restauro ed ipotesi sulla dinamica decorativa, in Rivista di Archeologia Cristiana 72, 1996, pag. 7 – 34.</li><li>Grottanelli C., Profezia e scrittura nel Vicino Oriente, in La ricerca folklorica, 1982, pag. 57 – 62</li><li>Otranto G., Tra esegesi patristica e iconografia: il personaggio maschile in una scena di Priscilla (Roma), in Per una storia dell’Italia Tardoantica Cristiana, a cura di Otranto G., Bari 2009, pag. 488 – 537</li></ul> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.antika.it/0010704_profetismo-nel-vicino-oriente-antico.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cristo nel labirinto di Alatri</title><link>http://www.antika.it/0010694_cristo-nel-labirinto-di-alatri.html</link> <comments>http://www.antika.it/0010694_cristo-nel-labirinto-di-alatri.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Mar 2013 12:52:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Cristina Cumbo</dc:creator> <category><![CDATA[Capolavori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.antika.it/?p=10694</guid> <description><![CDATA[Cristo nel labirinto dell’ex convento di Alatri La chiesa di San Francesco ad Alatri, in provincia di Frosinone, risale alla seconda metà del XIII secolo – prima metà del XIV. Venne costruita dai frati francescani stanziati nell’attiguo convento. L’interno subì trasformazioni barocche e custodisce tutt’oggi una preziosa reliquia: un mantello medievale attribuito a San Francesco [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10695" alt="Cristo nel labirinto di Alatri" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/Cristo-nel-labirinto.jpg" width="280" height="423" /></p><h2>Cristo nel labirinto dell’ex convento di Alatri</h2><p>La chiesa di San Francesco ad Alatri, in provincia di Frosinone, risale alla seconda metà del XIII secolo – prima metà del XIV. Venne costruita dai frati francescani stanziati nell’attiguo convento. L’interno subì trasformazioni barocche e custodisce tutt’oggi una preziosa reliquia: un mantello medievale attribuito a San Francesco d’Assisi.</p><p>La facciata presenta un grande rosone con sedici colonnine.</p><p>È nell’ex convento che si trova un particolare affresco, un unicum, scoperto nel 1996.</p><p>L’affresco rappresenta un Cristo pantocratore al centro di un labirinto composto da dodici cerchi concentrici neri ed altrettanti bianchi.</p><p>Cristo è barbato, ieratico, iconico, con un nimbo dorato con una croce inscritta. Indossa tunica e pallio dorati. Con la mano sinistra, tiene un libro chiuso da fibbie, all’altezza del cuore. Ancora alla stessa mano porta un anello. La destra sembra indicare l’uscita del labirinto. Una prima lettura prevedeva che la destra del Cristo stringesse una mano uscente dal labirinto. La sua figura è presentata non proprio a mezzo busto, ma a tre quarti.</p><p>Tale affresco è un unicum. In nessuno dei labirinti conosciuti compare una figura di Cristo centrale.</p><p>Sono famosi il labirinto pavimentale della Cattedrale di Chartres, quello scolpito su una lastra marmorea murata sulla facciata della Cattedrale di San Martino a Lucca, un altro è presente, ancora pavimentale, nella Cattedrale di Amiens, o in Italia a Ravenna nella Chiesa ottagonale di San Vitale. In Germania altri due esempi si riscontrano nelle Chiese di San Severino e San Gerone a Colonia, ma numerosi sono altri esempi.</p><h3>Il labirinto di Cnosso e il Minotauro</h3><p>Quello del labirinto è un simbolo antichissimo che affonda le sue radici nell’antichità minoica.</p><p>Si ricorda infatti il labirinto di Cnosso, costruito dall’architetto Dedalo per volere di Minosse, re di Creta, in cui egli volle rinchiudere il Minotauro, nato dall’unione della moglie con un toro bianco donato da Poseidone. Secondo la mitologia, il mostro divorava ogni anno sette fanciulli e sette fanciulle che erano un tributo dovuto da Atene, sconfitta da Minosse durante la guerra.</p><p>Fu Teseo a uccidere il mostro grazie al prodigioso aiuto di Arianna, figlia del re, e del suo filo.</p><p>Il labirinto è quindi un luogo in cui ci si perde, un luogo in cui è il buio a dominare.</p><p><b><img class="alignnone size-full wp-image-10696" alt="Teseo e Minotauro" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/Teseo-e-Minotauro.jpg" width="260" height="250" /></b><br /> <em>Teseo combatte il Minotauro, mostro del labirinto di Cnosso</em></p><h3>Confronti con altri labirinti</h3><p>Nel Cristianesimo è un simbolo che viene adottato con significato di morte e rinascita ed è sotto quest’ottica che bisogna leggere il labirinto di Alatri più di ogni altro.</p><p>Comunemente le pareti del labirinto costituiscono le vie tortuose della vita, piene di pericoli e di sbarramenti, di sbagli. La via esatta conduce però verso la luce della salvezza.</p><p>Nel labirinto di Alatri alla fine della retta via vi è addirittura rappresentato il Cristo che tende la mano verso colui che uscirà dalla tortuosa struttura che è la vita terrena.</p><p>L’affresco di Alatri è particolare anche per altri elementi. Innanzitutto la struttura del labirinto non è spigolosa. Mentre un labirinto come quello della basilica di Saint – Quentin, ad esempio, si presenta ottagonale, così come doveva esserlo quello della cattedrale di Reims ormai distrutto, quello preso in considerazione è invece circolare, come quello di San Vitale, Lucca, Chartres. Tutto ciò che è rotondo è legato alla compiutezza in Dio. I cerchi sono poi dodici, come gli Apostoli, ma tale numero è anche multiplo del numero tre riconducibile alla Trinità.</p><p><em><b><img class="alignnone size-full wp-image-10697" alt="Labirinto S. Vitale" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/Labirinto-S.-Vitale.jpg" width="600" height="450" /><br /> </b>Il labirinto pavimentale nella Chiesa di San Vitale a Ravenna </em></p><p>Il labirinto è dunque il percorso della Fede.</p><p>Un’analisi più attenta potrà far notare che il percorso del labirinto di Alatri è “unicursale”, ovvero esiste una sola entrata e una sola uscita. Lo scopo non è quindi quello di sbagliare strada e ritrovare la retta via, ma di percorrere una volta sola i vari corridoi. È in qualche modo un percorso rassicurante, in cui non può e non deve esistere la paura dell’ignoto perché quel che attende al suo termine è solamente Cristo, luce e verità. Quest’unico percorso è interpretabile come un segno positivo, mentre quello a più strade è negativo.</p><p>Entrerebbe però in gioco una questione di fondamentale importanza per la religione cristiana: quella del libero arbitrio. Se infatti il labirinto a più strade permette all’uomo di sbagliare e redimersi, di fare le proprie scelte, quello con un solo percorso permette di seguire quell’unico sentiero, quell’unica via. Si parlerebbe quindi, nel secondo caso, di predestinazione.</p><p>In realtà anche nel labirinto “unicursale” le possibilità sarebbero due: proseguire verso la salvezza, oppure tornare indietro e scegliere le tenebre, il male. Ecco dunque che un semplice labirinto con tale particolarità acquista un significato intrinseco ben più complesso, soprattutto se nel suo mezzo vi è il Cristo nimbato, con tunica e pallio, un po’ a ricordare quegli affreschi ultimi delle catacombe romane, come nella volta del cubicolo di Leone nelle catacombe di Commodilla a Roma.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-10702" alt="Busto del Cristo nella volta del cubicolo di Leone nelle catacombe di Commodilla" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/Busto-Cristo-catacombe-Commodilla.jpg" width="600" height="478" /></em><br /> <em> Busto del Cristo nella volta del cubicolo di Leone nelle catacombe di Commodilla a Roma</em></p><p>Il libro del Cristo è inoltre chiuso, quasi a voler indicare che solo Lui detiene la Sapienza e la Verità, che non a tutti è dato conoscere, ma solo a coloro i quali attraverseranno il labirinto giungendo infine a Lui, luce che risplende nelle tenebre.</p><p>Il percorso del labirinto è poi identico a quello della Cattedrale di Chartres.</p><p>Le differenze riguardano il fatto che il secondo abbia il cerchio centrale a forma di “rosa esalobata”, gli angoli arrotondati (mentre quello alatrense ha gli spigoli netti), ed una specie di “ghiera dentata” che decora il cerchio più esterno.</p><p>Un architetto francese del XIII, Villard de Honnecourt, ha lasciato tra gli schizzi del suo taccuino di appunti, in cui riporta figure umane, animali e simboli, molti disegni tratti da sculture di cattedrali gotiche, tra i quali spicca la pianta del labirinto di Chartres, senza “rosa esalobata”, senza “ghiera dentata” e con gli angoli “non arrotondati”.</p><p>Il labirinto di Chartres non ha una datazione precisa. Si tende a farlo risalire alla fine degli anni di costruzione della Cattedrale. Si parlerebbe perciò di metà XII secolo. Il diametro del cerchio più esterno è di 12 metri. Le fonti parlano di una placca bronzea che si trova centralmente alla “rosa esalobata” con rappresentati Teseo e il Minotauro. Tale manufatto sarebbe stato rimosso in epoca napoleonica per altri usi. Il labirinto venne considerato per anni un percorso per i pellegrini, allegoria del cammino per la salvezza dell’anima verso la Terrasanta. Chartres era una delle mete prima di arrivare a Santiago.</p><p>Si diceva precedentemente della somiglianza con il labirinto di Lucca. Ebbene, è qui che la lastra con il simbolo riporta una frase in latino: “<i>Hic quem creticus edit Dedalus est laberinthus de quo nullus vadere quivit qui fuit intus in Theseus gratis Ariadne stamine vintus</i>”.</p><p>Il messaggio che viene comunicato è sicuramente allegorico: senza il filo d’Arianna è impossibile uscire dalla trappola del Minotauro. Anche il labirinto di Lucca presenta però un unico percorso. Il messaggio è riferibile quindi solo ai labirinti “multicursali”. Potrebbe essere una frase generale, riferita in senso lato al simbolo del labirinto e non a quello specifico di Lucca. Si ricorda ancora che la stessa cattedrale era anch’essa meta di pellegrini come quella di Chartres. Qui si venerava un crocifisso particolare, con gli occhi aperti, un Cristo vivo.</p><p>Tornando al labirinto di Alatri, quest’ultimo è affrescato su una parete che volge ad Oriente. Si entra quindi provenendo dalle tenebre, dal buio del peccato e si va verso la luce rappresentata dal Cristo Salvatore.</p><h3>Committenze, restauri e datazione</h3><p>Sono state ipotizzate committenze Templari, anche per l’associazione con un altro simbolo affrescato su un’altra parete dello stesso luogo, ovvero il “Fiore della vita”, risultato di sei cerchi intersecati tra loro con un settimo posizionato centralmente. È questa una figura di perfezione divina, apportatrice di vita, ma anche di vita nuova, eterna.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-10698" alt="Fiore della vita Alatri" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/Fiore-della-vita-Alatri.jpg" width="600" height="450" /></em><br /> <em>Il cosiddetto “Fiore della vita” affrescato ad Alatri </em></p><p>Il “Fiore della vita” è appunto stato associato ai Cavalieri del Tempio poiché si ritrova anche in altri monumenti che appartennero all’ordine. Ben si sa che ipotesi come questa possono facilmente cadere nella “fantarcheologia misteriosa” che di scientifico non ha proprio nulla.</p><p>È bene quindi mantenersi lucidi e oggettivi nell’esaminare simili testimonianze iconografiche, portando avanti confronti e studi che non abbiano basi leggendarie, senza per questo screditare gli Ordini Cavallereschi, tra cui quello dei Templari, che sono comunque esistiti, ma troppo spesso sono divenuti protagonisti di storie fantastiche.</p><p>In base a studi architettonici, storico – artistici ed epigrafici per il labirinto viene proposta una cronologia che si fissa agli inizi del XIV secolo, copia forse di un originale gnostico del II secolo d.C.</p><p>Sul labirinto di Alatri sono stati effettuati interventi di restauro terminati proprio ultimamente. Si è provveduto alla conservazione dell’opera in quanto il degrado era causato dall’alto tasso di umidità con conseguente formazioni di muffe e rigonfiamenti dell’intonaco. Inoltre erano causa di degrado anche interventi relativamente recenti con malta cementizia e la presenza di tubi di scarico fognario nei paraggi.</p><p>Sono ancora in corso gli studi, anche da parte di stranieri, in particolare svedesi, inglesi e tedeschi. Un sito tedesco si occupa proprio del tema dei labirinti, tra cui quello di Alatri (<a href="http://www.das-labyrinth.at/labyrinth/links.htm#global">http://www.das-labyrinth.at/labyrinth/links.htm#global</a>).</p><p>Per quanto riguarda gli italiani, colui che si è occupato maggiormente del tema è stato Giancarlo Pavat.</p><h4>Bibliografia</h4><ul><li>Pavat G., Il Cristo nel labirinto – Il mistero dell’affresco, Città di Alatri, edizione aggiornata 2010</li><li>Le Goff J, L’immaginario medievale, Laterza, 1998</li></ul><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Elogio di Gneo Cornelio Scipione Ispano" href="http://www.antika.it/004796_elogio-di-gneo-cornelio-scipione-ispano.html" rel="bookmark">Elogio di Gneo Cornelio Scipione Ispano</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Elogio di Lucio Cornelio Scipione Barbato" href="http://www.antika.it/004788_elogio-di-lucio-cornelio-scipione-barbato.html" rel="bookmark">Elogio di Lucio Cornelio Scipione Barbato</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Galata morente" href="http://www.antika.it/003932_galata-morente.html" rel="bookmark">Galata morente</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Auriga di Delfi" href="http://www.antika.it/003507_auriga-di-delfi.html" rel="bookmark">Auriga di Delfi</a></li></ul></div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.antika.it/0010694_cristo-nel-labirinto-di-alatri.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bona Dea</title><link>http://www.antika.it/0010689_bona-dea.html</link> <comments>http://www.antika.it/0010689_bona-dea.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Mar 2013 11:50:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Perotti</dc:creator> <category><![CDATA[Mitologia]]></category> <category><![CDATA[Bona]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.antika.it/?p=10689</guid> <description><![CDATA[Bona Dea Bona Dea ( letteralmente &#8216;la dea buona&#8217; ) era una divinità romana considerata il corrispettivo di Fauno, sua sposa, sorella o figlia, chiamata a sua volta Fauna, Fatua o Oma, ed identificata anche colla divinità picena Cupra o Cypra. Era ritenuta protettrice della fecondità e della prosperità, in particolare nella vita privata; divinità [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10692" alt="Bona Dea" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/Bona-Dea1.jpg" width="213" height="320" /></p><h2>Bona Dea</h2><p>Bona Dea ( letteralmente &#8216;la dea buona&#8217; ) era una <b>divinità romana</b> considerata il <b>corrispettivo di Fauno</b>, sua sposa, sorella o figlia, chiamata a sua volta Fauna, Fatua o Oma, ed identificata anche colla divinità picena Cupra o Cypra.</p><p>Era ritenuta <b>protettrice della fecondità e della prosperità</b>, in particolare nella vita privata; <b>divinità profetica</b>, il cui nome non doveva essere reso noto a nessuno all&#8217;infuori delle iniziate, rivelava le sue predizioni soltanto alle donne, così come Fauno rendeva partecipi dei propri oracoli unicamente gli uomini.</p><h3>Bona Dea e Damia</h3><p>Dietro la denominazione di <i>Bona Dea </i>potrebbero esserci Fauna, che per noi è poco più di un nome, e, soprattutto, una divinità femminile del mondo greco, <b>Damia</b>, venerata nella Grecia arcaica in qualità di <b>dea della fertilità </b>ed introdotta a Roma dalla Magna Grecia, probabilmente da Taranto, durante la prima età repubblicana. Oggetto di culto ad Epidauro, Egina e Trezene, in età classica è assimilata a Demetra ed affiancata ad un&#8217;altra dea della fertilità, Auxesia.</p><h3>Il culto</h3><p>Il <b>culto</b> di questa dea era <b>riservato esclusivamente alle donne</b>; in suo onore ogni anno, la prima settimana di dicembre, veniva celebrata una festa presso la casa del console o del pretore, che aveva tutta la solennità di una festa ufficiale, e durante la quale le era offerto il sacrificio di una scrofa per conto dell&#8217;intero popolo romano. A questi riti misterici, chiamati <i>Damia</i>, presiedevano le Vestali, e non era ammessa la presenza di uomini nel corso della festa ( 1 ).</p><p><b><img class="alignnone size-full wp-image-10690" alt="Bona Dea" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/Bona-Dea2.jpg" width="365" height="504" /></b></p><h3>Lo scandalo di Clodio</h3><p>L&#8217;originaria proibizione venne in seguito aggirata consentendo la partecipazione degli uomini, purché travestiti da donne. Nel dicembre del 62 a.C. un personaggio appartenente ad una delle più nobili famiglie romane, Publio Claudio Pulcro ( meglio noto col gentilizio plebeo Clodio ), amante della moglie di Cesare, si era introdotto nottetempo, durante la celebrazione dei riti della <i>Bona Dea</i>, travestito da donna, nella residenza di Cesare, pretore e pontefice massimo.</p><p>Scoperto da una schiava per la voce, Clodio riuscì tuttavia a fuggire; Cesare, dopo aver ripudiato immediatamente la moglie, ormai compromessa, tentò di soffocare lo scandalo, ma non riuscì ad evitare l&#8217;istruzione di un processo, aizzato dalla forte riprovazione che il &#8216;sacrilegio&#8217; perpetrato da Clodio ( che venne poi assolto ) suscitava nell&#8217;opinione pubblica.</p><p><b><img class="alignnone size-full wp-image-10691" alt="Bona Dea" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/Bona-Dea3.jpg" width="308" height="261" /></b></p><h3>Il tempio</h3><p>La dea aveva un tempio sull&#8217;Aventino, di cui non si è conservato nulla ma che sappiamo essere stato restaurato da</p><p>Augusto e forse ricostruito in seguito da Adriano; si trattava di una specie di centro di guarigioni, che infatti aveva un magazzino pieno di erbe medicinali, e dove si conservavano anche serpenti sacri. Essendo il culto riservato alle donne, agli uomini era interdetto anche l&#8217;accesso al tempio.</p><p>Oltre ai riti che si tenevano il primo maggio, durante le feste che si celebravano a dicembre il tempio veniva decorato con piante, fiori e tralci di vite. <i><b>Iconografia</b></i></p><p><i>Bona Dea </i>viene spesso raffigurata su di un trono, con in mano la cornucopia ( attributo che condivide con Ops, la dea dell&#8217;abbondanza, Tellus e Fortuna ), e dei serpenti attorno il suo braccio.</p><h4>Note</h4><ul><li>1 – Analogamente a quel che accadeva, secondo Tacito (<i> Germania</i>, XL ) nella Germania celtica in occasione del bagno annuale della dea della Terra Nerto, ed in Grecia durante i giorni di Atteone, quando Diana faceva il bagno nei boschi.</li></ul><h4>Bibliografia</h4><ul><li>G. Dumézil, <i>La religione romana arcaica</i>, Rizzoli 1977.</li><li>A. Ferrari, <i>Dizionario di mitologia</i>, Utet 2006.</li><li>E. Narducci, <i>Cicerone. La parola e la politica</i>, Laterza 2009.</li><li>http://www.romanoimpero.com/2010/12/culto-di-bona-dea.html</li></ul><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Inti" href="http://www.antika.it/0010290_inti.html" rel="bookmark">Inti</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Teutates" href="http://www.antika.it/0010287_teutates.html" rel="bookmark">Teutates</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Ragnarök: attestazioni" href="http://www.antika.it/0010084_ragnarok-attestazioni.html" rel="bookmark">Ragnarök: attestazioni</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Ragnarök" href="http://www.antika.it/0010072_ragnarok.html" rel="bookmark">Ragnarök</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Culto di Iside in Campania" href="http://www.antika.it/0010038_culto-di-iside-in-campania.html" rel="bookmark">Culto di Iside in Campania</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Lago della Mefite" href="http://www.antika.it/0010032_lago-della-mefite.html" rel="bookmark">Lago della Mefite</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Tifone" href="http://www.antika.it/008890_tifone.html" rel="bookmark">Tifone</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Giacinto" href="http://www.antika.it/008884_giacinto.html" rel="bookmark">Giacinto</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Phersu" href="http://www.antika.it/008827_phersu.html" rel="bookmark">Phersu</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="El-Gabal e il culto solare a Roma" href="http://www.antika.it/008774_el-gabal-e-il-culto-solare-a-roma.html" rel="bookmark">El-Gabal e il culto solare a Roma</a></li></ul></div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.antika.it/0010689_bona-dea.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sciamani nel mondo greco</title><link>http://www.antika.it/0010682_sciamani-nel-mondo-greco.html</link> <comments>http://www.antika.it/0010682_sciamani-nel-mondo-greco.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Mar 2013 11:39:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Perotti</dc:creator> <category><![CDATA[Guide]]></category> <category><![CDATA[Empedocle]]></category> <category><![CDATA[Orfeo]]></category> <category><![CDATA[Pitagora]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.antika.it/?p=10682</guid> <description><![CDATA[Gli sciamani nella Grecia antica Ogni civiltà ha tentato di oltrepassare la naturalità della morte, conferendole un senso culturale, mediante i miti, la creazione di particolari esseri sovrumani e l&#8217;istituzione di operatori sacrali ad hoc, come lo sciamano. Allo sciamano, che agisce in stato di estasi e si avvale di spiriti tutelari, compete il controllo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h2>Gli sciamani nella Grecia antica</h2><p><b>Ogni civiltà ha tentato di oltrepassare la naturalità della morte</b>, conferendole un senso culturale, mediante i miti, la creazione di particolari esseri sovrumani e l&#8217;istituzione di operatori sacrali <i>ad hoc</i>, come lo sciamano. Allo sciamano, che agisce in stato di estasi e si avvale di spiriti tutelari, compete il controllo sulla zona che delimita il confine tra la sfera della vita e quella della morte.</p><p>Egli ha il potere di mediare il mondo dei morti per conto e a favore dei vivi, ad esempio recandosi all&#8217;Aldilà per recuperare l&#8217;anima rapita di un individuo; è capace di passare a suo piacimento in una condizione di dissociazione mentale, guarire i malati, resuscitare i morti, comprendere il linguaggio degli animali, e così via. Ma, al pari della Pizia o di un medium moderno, lo sciamano non è posseduto da uno spirito estraneo, giacché la sua anima abbandona il corpo e viaggia verso luoghi lontani, per lo più nel mondo degli spiriti.</p><p>Figure di taumaturghi, maghi e filosofi del mondo antico quali <b>Orfeo</b>, <b>Pitagora</b> ed <b>Empedocle </b>possono essere considerati &#8221; sciamani &#8221; ( 1 ). Di questi uomini non ci resta altro che una leggenda, ed è significativa la ricorrenza di elementi, quali il <b>viaggio</b> <b>negli Inferi </b>e la <b>trance estatica</b>, menzionati sia a proposito di dèi che di eroi e filosofi. Nella Scizia e probabilmente anche in Tracia,<b> i Greci erano venuti a contatto con popolazioni legate all&#8217;istituto sciamanico</b>, contatti riconoscibili nella comparsa, nella tarda età arcaica, di vari ι̉ατρομάντεις, veggenti, guaritori magici e maestri religiosi, aventi tutti caratteri sciamanici.</p><p><i><b>Abari</b></i> Dal Nord sarebbe giunto <b>Abari</b>, leggendario taumaturgo greco,a cavallo di una freccia. Egli, primo sacerdote di Apollo dal quale avrebbe avuto in dono la virtù profetica, era inoltre in grado di privarsi di un&#8217;alimentazione normale ( 2 ), fugare pestilenze, predire terremoti, ed insegnava il culto della sua divinità nordica, che i Greci chiamarono <b>Apollo Iperboreo</b>. Le origini di questa divinità vanno ricercate nell&#8217;Europa settentrionale, a lui sono associati l&#8217;ambra, un prodotto nordico, ed il cigno musico, un uccello nordico, ed il suo &#8221;antico giardino&#8221; è situato dietro il vento del nord ( la borea ) ( 3 ); i Greci lo avrebbero identificato col loro Apollo ( presumibilmente in virtù dell&#8217;analogia onomastica, se si accetta che fosse il dio di Abalo, &#8221;l&#8217;isola delle mele&#8221;, l&#8217;Avalon medievale ).</p><p><i><b>Aristea</b></i> La tradizione attribuisce le doti sciamaniche della trance e dell&#8217;ubiquità al greco <b>Aristea </b>di Proconneso ( l&#8217;odierna Isola di Marmara nell&#8217;omonimo mare ), vissuto intorno al VI sec. a.C. ed autore di un poema, <i>Arimaspea </i>o <i>Gli Arimaspi</i> ( di cui conosciamo solo alcune citazioni ), la cui anima, sotto forma di uccello &#8211; un corvo &#8211; poteva abbandonare il corpo quando voleva ( 4 ).</p><h3>Pitagora e Zalmoxis</h3><p>Numerose sono le leggende che circondano la figura del filosofo <b>Pitagora </b>di Samo ( 570 – 497/496 ), nella cui scuola trovavano posto, oltre a dottrine di carattere scientifico, anche dottrine di origine religiosa come la <i>metempsicosi</i>, ovvero il passaggio dell&#8217;anima – immortale – da un corpo all&#8217;altro in successive incarnazioni.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-10683" alt="Pitagora " src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/Pitagora.jpg" width="335" height="400" /></p><p>Ma la dottrina, riconducibile all&#8217;orfismo, della trasmigrazione delle anime iniziò ad essere attribuita al pitagorismo solo in un secondo tempo, e fu dunque estranea tanto a Pitagora quanto ai primi Pitagorici. Empedocle gli riconosceva una sapienza acquisita nel corso di dieci o venti vite umane, e Senofane pare averlo sbeffeggiato perché credeva che un&#8217;anima umana potesse abitare nel corpo di un cane ( 5 ).</p><p>Pitagora dichiarava di identificarsi col defunto sciamano Ermotimo ( 6 ), e sappiamo che a Crotone era considerato la reincarnazione di Apollo. La scuola pitagorica – che si affermò principalmente nella Magna Grecia, a Crotone, Reggio e Taranto – aveva carattere religioso, scientifico e al contempo politico, ed era una comunità mista maschile e femminile, ove vigeva una regola di vita basata sull&#8217;aspettazione di vite future.</p><p>In tal senso di può scorgere una qualche analogia col tracio <b>Zalmoxis</b> o Salmoxis, il quale insegnava a persone scelte che esse ed i loro discendenti sarebbero vissuti per sempre. Erodoto ( 4, 95 ) riporta la tradizione che vuole Zalmoxis<b> lo schiavo di Pitagora</b>, una tradizione improbabile, essendo il vero Zalmoxis una divinità, un δαίμων, probabilmente uno sciamano divinizzato ( 7 ).</p><p>La tradizione posteriore faceva di Abari il discepolo di Pitagora, cui attribuiva le consuete facoltà sciamaniche della profezia, dell&#8217;ubiquità e taumaturgiche, il viaggio nel mondo degli spiriti e l&#8217;identificazione con l&#8217;Apollo Iperboreo. Di Pitagora si raccontava, inoltre, che fosse l&#8217;allievo di Zaratustra ( secondo Plinio l&#8217;inventore della magia ), e che, a seguito della fredda accoglienza riservatagli dai suoi concittadini dopo oltre quarant&#8217;anni di assenza, egli dimorò per ventisette giorni in una grotta a Creta, dove assistette a molti eventi prodigiosi.</p><p>Un particolare, quest&#8217;ultimo, presente anche nella figura di <b>Epimenide</b>, il veggente cretese che purificò la città di Atene, il quale, per ben cinquantasette anni, avrebbe dormito in una grotta cretese ( 8 ); anche lui sapeva compiere traslazioni psichiche, si sottoponeva a digiuni molto lunghi, come Abari, nutrendosi unicamente di un preparato vegetale insegnatogli dalle Muse, ed aveva il corpo ricoperto di tatuaggi, contrassegno degli schiavi, ma anche degli sciamani traci.</p><h3>Empedocle</h3><p>Anche su di <b>Empedocle </b>di Agrigento ( 492 – 432 ca ), già un secolo dopo la sua morte, circolavano miti e leggende: si diceva che fermasse il vento con la magia, avesse resuscitato una donna morta, prodotto e arrestato la pioggia, e divenuto un dio. Empedocle stesso sostiene di poter insegnare ai suoi discepoli a fermare i venti e riportare in vita i morti, e di essere considerato un dio incarnato ( 9 ). Egli stesso, in un certo senso, può essere considerato il primo plasmatore della propria leggenda, che iniziò quand&#8217;era ancora in vita: folle di uomini e donne, incantate dalla sua eloquenza, si recavano ad ascoltarlo in cerca della sapienza occulta o di magiche guarigioni ( 10 ), tributandogli onori come ad un dio.</p><p>Empedocle è l&#8217;ultima tarda figura di una specie che si estinse con lui nel mondo greco, <b>lo sciamano che racchiude</b><b>in sé le funzioni</b>, ancora non differenziate, <b>di mago e naturalista</b>, <b>poeta e filosofo</b>, <b>predicator</b>e, <b>guaritore e pubblico consigliere</b>. Dopo di lui, tali funzioni divennero autonome, ed i filosofi seguirono una via razionalistica, non più né maghi né poeti.</p><h3>Orfeo</h3><p>Giungendo ad <b>Orfeo</b>, il mitico celebre cantore della Tracia, c&#8217;è da dire che egli unisce in sé le professioni di mago, poeta, maestro religioso, datore di oracoli, oltre ad attirare con la musica uccelli ed animali, tradizione, questa, ricorrente anche nella leggenda di Pitagora, che avrebbe addomesticato un&#8217;aquila ed un orso ( 11 ). Come gli sciamani di tutti i paesi, ai reca nell&#8217;oltretomba per recuperare un&#8217;anima – quella della sposa Euridice –, con un obiettivo tipico degli sciamani.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-10684" alt="Orfeo" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/Orfeo.jpg" width="600" height="648" /></p><h4>Note</h4><ul><li>1 – E. Dodds, nel suo libro <i>I Greci e l&#8217;irrazionale</i>, definisce lo &#8221; sciamano &#8221; come una personalità psichicamente instabile dotata di vocazione religiosa, in grado di interagire con gli spiriti, dotato di forze soprannaturali grazie ad uno stile di vita ascetico.</li><li>2 – Erodoto, 4, 36.</li><li>3 – Diodoro Siculo, citando Ecateo indica quale &lt;&lt; terra degli Iperborei &gt;&gt; la Britannia ( &#8221;<i>Nell&#8217;oceano di fronte alla Gallia celtica, verso nord, c&#8217;è un&#8217;isola, non più piccola della Sicilia, abitata dagli Iperborei, così detti perché abitano al di là del vento del Nord. […] Dice la tradizione che vi nacque Latona e per questo gli abitanti venerano Apollo più di qualunque altra divinità. Sono tutti in un certo senso suoi sacerdoti, perché ogni giorno lo celebrano con continui inni di lode e gli tributano molti onori</i>&#8221; ); Erodoto la situa nei pressi del Mar Caspio, mentre Eliano la identificava coll&#8217;Irlanda.</li><li>4 – Erodoto, 4, 15, 2; Plinio, <i>Naturalis Historia</i>, 7, 174.</li><li>5 – Empedocle, fr. 129 D; Senofane, fr. 7 D.</li><li>6 – Diogene Laerzio, 8, 4.</li><li>7 – Così secondo Strabone, 7, 3, 5.</li><li>8 – La fama dei καθαρταί ( &#8221;purificatori&#8221; ) cretesi in età arcaica è ben attestata dalla leggenda della purificazione di Apollo da parte del cretese Carmanore, dopo l&#8217;uccisione di Pitone ( Pausania, 2, 30, 3 ); cfr. anche il cretese Taleta, che liberò Sparta da una pestilenza nel VII sec. ( Pratina, fr. 8 B. ).</li><li>9 – Frr. 111, 3, 9; 112, 4.</li><li>10 – Fr. 112, 7 ssg. 11 – I moderni sciamani hanno perso questo potere, ma ancora si circondano, mentre eseguono le loro pratiche, di immagini lignee raffiguranti animali ed uccelli, o di loro pelli, al fine di assicurarsi l&#8217;aiuto degli spiriti animali.</li></ul><h4>Bibliografia</h4><ul><li><i><b> </b></i>AA. VV., <i>Manuale di storia delle religioni</i>, Laterza 2008.</li><li>E. R. Dodds, <i>I Greci e l&#8217;irrazionale</i>, Bur 2010.</li><li>C. Tuczay, <i>Esoterismo e magia nel medioevo</i>, Newton Compton 2006.</li></ul><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Scrittura dei manoscritti medievali" href="http://www.antika.it/006909_scrittura-dei-manoscritti-medievali.html" rel="bookmark">Scrittura dei manoscritti medievali</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Arya: testi sacri" href="http://www.antika.it/009134_arya-testi-sacri.html" rel="bookmark">Arya: testi sacri</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Australopithecus afarensis, famiglia A.L. 333" href="http://www.antika.it/009104_australopithecus-afarensis-famiglia-a-l-333.html" rel="bookmark">Australopithecus afarensis, famiglia A.L. 333</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Australopithecus afarensis Lucy" href="http://www.antika.it/009101_australopithecus-afarensis-lucy.html" rel="bookmark">Australopithecus afarensis Lucy</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Australopithecus afarensis A.L.129" href="http://www.antika.it/009097_australopithecus-afarensis-a-l-129.html" rel="bookmark">Australopithecus afarensis A.L.129</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Orologi pubblici nella Roma antica" href="http://www.antika.it/009072_orologi-pubblici-nella-roma-antica.html" rel="bookmark">Orologi pubblici nella Roma antica</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Cultura Terramaricola" href="http://www.antika.it/008923_cultura-terramaricola.html" rel="bookmark">Cultura Terramaricola</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Cultura di Golasecca" href="http://www.antika.it/008917_cultura-di-golasecca.html" rel="bookmark">Cultura di Golasecca</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Riso sardonico e maschere ghignanti" href="http://www.antika.it/008819_riso-sardonico-e-maschere-ghignanti.html" rel="bookmark">Riso sardonico e maschere ghignanti</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Monete dimezzate" href="http://www.antika.it/008810_monete-dimezzate.html" rel="bookmark">Monete dimezzate</a></li></ul></div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.antika.it/0010682_sciamani-nel-mondo-greco.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Licantropi nel mondo greco e latino</title><link>http://www.antika.it/0010677_licantropi-nel-mondo-greco-e-latino.html</link> <comments>http://www.antika.it/0010677_licantropi-nel-mondo-greco-e-latino.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Mar 2013 11:28:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Perotti</dc:creator> <category><![CDATA[Mitologia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.antika.it/?p=10677</guid> <description><![CDATA[Il licantropo è senza dubbio una delle creature mostruose più note e popolari, che da sempre ammalia, strega e suscita terrore in noi, e che, ancora oggi, gode di vasto successo a livello cinematografico e televisivo, basti pensare alle recenti saghe di Harry Potter, Twilight o Teen Wolf. Fino alle soglie dell&#8217;età moderna il lupo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10678" alt="Licantropi nel mondo greco e latino" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/lupercalia.jpg" width="600" height="340" /></p><p>Il licantropo è senza dubbio una delle creature mostruose più note e popolari, che da sempre ammalia, strega e suscita terrore in noi, e che, ancora oggi, gode di vasto successo a livello cinematografico e televisivo, basti pensare alle recenti saghe di Harry Potter, Twilight o Teen Wolf. Fino alle soglie dell&#8217;età moderna il lupo era ritenuto un animale molto pericoloso, e dunque non stupisce che nelle favole ( come il lupo di <i>Cappuccetto Rosso</i> ) esso sia per gli uomini la minaccia più grande, o che si ritenga essere in grado di trasformarsi in esseri umani sanguinari ( lupo mannaro ).</p><p>Quest&#8217;animale ha assorbito in sé l&#8217;immagine nefasta delle potenze sataniche e selvagge; ciononostante, esistono numerose leggende relative a lupe che allattano e crescono bambini, da Romolo e Remo al <i>Libro della giungla</i> di Kipling.</p><p><b>Il licantropo</b> ( dal greco <i>l</i><i>ý</i><i>kos</i>, “ lupo ” e <i>ánthropos</i>, “ uomo ” ) <b>è letteralmente l&#8217;uomo-lupo o lupo mannaro</b> ( dal latino volgare <i>lupus hominarius</i> ), secondo la credenza popolare un individuo capace di trasformarsi, ad ogni plenilunio, in un lupo sanguinario, coprendosi di pelo, zanne e lunghi denti affilati; il suo morso sarebbe in grado di contagiare e trasmettere la propria “ affezione ” ad un altro essere umano.</p><h2>Licaone: il primo uomo – lupo</h2><p><b>Licaone</b> ( da <i>lýkos</i>, “ lupo ” ) era il re dell&#8217;Arcadia, figlio di Pelasgo e Melibea, figlia di Oceano, o di Pelasgo e la ninfa Cillene; egli ebbe molte spose dalle quali nacquero ben cinquanta figli, veri campioni in superbia e tracotanza. Stando alla versione di Apollodoro ( <i>Biblioteca </i>III, 8 ) offrirono in pasto a Zeus, travestitosi da mendicante per metterli alla prova, le viscere di un animale sacrificale mescolate assieme a quelle di un bambino, ed il dio, disgustato, rovesciò la tavola ( 1 ), fulminò Licaone e tutti i suoi figli, fuorché il più piccolo, Nittimo, poiché Gea glielo impedì.</p><p>Quest&#8217;ultimo divenne re, e fu durante il suo regno che avvenne il diluvio di Deucalione, che alcuni credono fosse stato causato proprio dall&#8217;empietà dei figli di Licaone. Altre versioni del mito ( 2 ) motivano questo gesto cannibalesco colla volontà, da parte dei figli di Licaone, di provare se l&#8217;ospite fosse davvero un dio, nel qual caso egli si sarebbe certamente accorto della presenza di carni umane nel banchetto, e vogliono che Giove li abbia fulminati ed abbia trasformato in lupo Licaone stesso, o che costui abbia sacrificato personalmente un neonato in onore di Zeus, e sia stato così mutato nell&#8217;animale dal dio ( Ovidio, <i>Metamorfosi </i>I, 236 ssg. ):</p><p>&#8216;<i>La veste si muta in un vello, le braccia in zampe;</i> / <i>diventa lupo e mantiene le tracce dell&#8217;antico aspetto;</i> /<i> identico il colore grigiastro, identica la ferocia del volto</i>; / <i>guizzano minacciosi gli stessi occhi, immutata l&#8217;aria di crudeltà</i>&#8216;.</p><p><i><img class="alignnone size-full wp-image-10680" alt="Licantropi " src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/03/Licantropo.jpg" width="500" height="354" /><br /> Incisione di Hendrik Goltzius. Licaone viene punito e mutato in lupo da Giove.</i></p><p>Il mito di Licaone è collegato ai sacrifici umani praticati in Arcadia nei riti in onore di <b>Zeus Liceo</b> ( Zeus venerato in forma di lupo ): si mandava presso i lupi un uomo, il quale diveniva egli stesso un lupo, o meglio, un licantropo, per un periodo di otto anni, durante i quali persuadeva i branchi di lupi a non cibarsi più di uomini, dopodiché, il nono anno, poteva far ritorno nella propria comunità. Tale pratica, che sarebbe stata introdotta da Licaone stesso, facendosi dunque <b>il primo re-lupo o licantropo della storia umana</b>, potrebbe in realtà rappresentare un rito d&#8217;iniziazione, un rito di passaggio verso l&#8217;età adulta che moltissime società, antiche e/o tribali, prevedono.</p><h2>Il licantropo nel mondo romano</h2><p>Nel mondo romano il licantropo veniva chiamato <i><b>versipellis</b></i>( “ gira – pelle” ), infatti questa creatura normalmente mostrava la parte umana, poiché il pelo cresceva sotto la pelle, ma durante la metamorfosi la girava, la rivoltava mettendo in evidenza quella animalesca. Un altro racconto di uomo-lupo, forse nuovamente un rito d&#8217;iniziazione, è riportato da Plinio ( <i>Storia Naturale</i> 8, 81 ): secondo il greco Evante un membro della famiglia di un tale Anto, dopo essere stato estratto a sorte, veniva condotto presso uno stagno, qui appendeva i propri abiti ad una quercia, traversava a nuoto lo stagno, raggiungeva luoghi inabitati e si trasformava in lupo. Egli restava tra gli altri lupi per nove anni, trascorsi i quali, nel caso in cui non avesse toccato carne umana, faceva ritorno allo stagno e alla sua vita.</p><p>Nel variopinto affresco petroniano trova spazio anche un interessante racconto, per bocca di Nicerote, di metamorfosi in lupo ( <i>Satyricon</i> 62 ): molto tempo prima, quand&#8217;egli era ancora uno schiavo, assieme ad un soldato, si mise in viaggio per far visita ad una sua amante cui era appena morto il marito. Dopo una giornata di cammino, alla sera erano giunti ad un cimitero, e qui il soldato, dopo essersi denudato ed aver deposto gli indumenti sul ciglio della strada, vi orinò tutt&#8217;intorno e si trasformò in un lupo, dopodiché iniziò ad ululare e fuggì nel bosco.</p><p>Nicerote, atterrito dall&#8217;incredibile scena di cui è stato testimone, riuscì ad arrivare alla casa della sua amica, dove apprese che poco prima un lupo aveva fatto irruzione nel cascinale ed aveva sgozzato tutte le pecore, e che uno schiavo lo colpì trafiggendogli il collo con una lancia, senza però poterlo uccidere. L&#8217;indomani fece ritorno a casa, e qui vide che il soldato si trovava a letto, e che un medico gli stava medicando il collo. E così finalmente capì che si trattava di un lupo mannaro ( <i>intellexi illum versipellem esse</i> ).</p><h3>I Lupercalia</h3><p>Una delle più antiche e singolari festività del mondo romano legate, almeno per il nome, al lupo, o meglio al Palatino ed al Lupercale ( la grotta in cui si tramandava che la lupa avesse allattato i due gemelli Romolo e Remo ) sono i <i>Lupercalia</i>, che si celebravano il 15 febbraio in onore di Fauno <i>Lupercus </i>( il Pan greco ), nel corso della quale le donne venivano colpite sulla schiena con strisce di pelle strappata dalle capre sacrificate in onore del dio. I celebranti erano chiamati <i>Luperci</i>, un nome, questo, che contiene senza dubbio quello del lupo ( 3 ); si dividevano in due gruppi che la leggenda riconnetteva a Romolo e Remo, e che traevano nome da due <i>gentes</i>, <i>Luperci Quinctiales</i> e <i>Luperci Fabiani. </i></p><p>Essi, con indosso unicamente una pelle di capra sulle anche, compiono sacrifici di capre, poi vengono portati al loro cospetto dei giovani nobili ai quali alcuni toccano la fronte col coltello ancora intriso del sangue sacrificale, altri asciugano la fronte medesima sporca di sangue con della lana imbevuta di latte ( 4 ). Dopo ciò, i <i>Luperci </i>si cingevano delle pelli strappate agli ovini sacrificati, e, al termine di un copioso banchetto, aveva inizio la corsa intorno il Palatino, il cui punto di partenza ed arrivo era costituito dal Lupercale. Durante la corsa sferravano colpi su quanti incontravano, soprattutto donne, flagellate per propiziare la propria fecondità.</p><h4>Note</h4><ul><li>1 – Il rovesciare la tavola era un gesto che faceva parte dei rituali in memoria di empietà particolarmente gravi.</li><li>2 – Ad esempio Ovidio, <i>Metamorfosi</i> I, 196 ssg.; Igino, <i>Favole</i> 176, 225; Eratostene, <i>Catasterismi</i> 8; Nonno, <i>Dionisiache</i> XIII, 20 ssg.; Nicola Damasceno <i>fr</i>. 43.</li><li>3 – La cui etimologia precisa resta però problematica: forse derivato da <i>nou</i>-<i>er</i>-<i>ca</i>, o da<i> luperca</i>, diminutivo di <i>lupa</i>, o composto da <i>lupus</i> e <i>arcere</i> ( “ colpire ” ), anche se nulla, nei riti, viene rivolto contro i lupi.</li><li>4 – Plutarco, <i>Rom</i>. 21, 10.</li></ul><h4>Bibliografia</h4><ul><li>H. Biedermann, <i>Enciclopedia dei Simboli</i>, Garzanti 1999.</li><li>G. Dumézil, <i>La religione romana arcaica</i>, Rizzoli 1977.</li><li>L. Mancini,<i> Ibridi e mostri</i>, in C. Franco ( a cura di ), <i>Zoomania. Animali, ibridi e mostri nelle culture umane</i>, Protagon Editori 2007.</li><li>Ovidio, <i>Metamorfosi</i>, Utet 2005.</li><li>Petronio, <i>Satyricon</i>, Bur 2012.</li></ul><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Seth" href="http://www.antika.it/004754_seth.html" rel="bookmark">Seth</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Mitra" href="http://www.antika.it/004750_mitra.html" rel="bookmark">Mitra</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Eris &#8211; Discordia" href="http://www.antika.it/004582_eris-discordia.html" rel="bookmark">Eris &#8211; Discordia</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Aretusa" href="http://www.antika.it/004579_aretusa.html" rel="bookmark">Aretusa</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Loki" href="http://www.antika.it/004487_loki.html" rel="bookmark">Loki</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Iside" href="http://www.antika.it/004339_iside.html" rel="bookmark">Iside</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Tezcatlipoca" href="http://www.antika.it/004162_tezcatlipoca.html" rel="bookmark">Tezcatlipoca</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Illuyanka" href="http://www.antika.it/004157_illuyanka.html" rel="bookmark">Illuyanka</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Osiride" href="http://www.antika.it/004151_osiride.html" rel="bookmark">Osiride</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Horus" href="http://www.antika.it/004146_horus.html" rel="bookmark">Horus</a></li></ul></div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.antika.it/0010677_licantropi-nel-mondo-greco-e-latino.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Efrem il Siro</title><link>http://www.antika.it/0010653_efrem-il-siro.html</link> <comments>http://www.antika.it/0010653_efrem-il-siro.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 27 Jan 2013 15:09:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Santi e beati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.antika.it/?p=10653</guid> <description><![CDATA[Sant&#8217;Efrem detto il Siro nato nel 306 ca. defunto nel 373 Il mare è grande. Se vuoi scandagliarlo, verrai travolto dall&#8217;impeto delle sue onde. Un&#8217;onda sola può strapparti via e sbatterti contro uno scoglio. Ti basti, o debole uomo, poter dedicarti ai tuoi commerci su una piccola nave. Ma la fede è meglio, per te, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10659" alt="Sant'Efrem detto il Siro " src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/01/sant-Efrem-Siro.jpg" width="350" height="350" /></p><p><b>Sant&#8217;Efrem </b><b>detto il Siro </b></p><ul><li>nato nel 306 ca.</li><li>defunto nel 373</li></ul><blockquote><p><i>Il mare è grande. Se vuoi scandagliarlo,<br /> </i><i>verrai travolto dall&#8217;impeto delle sue onde.<br /> </i><i>Un&#8217;onda sola può strapparti via<br /> </i><i>e sbatterti contro uno scoglio.<br /> </i><i>Ti basti, o debole uomo, poter dedicarti<br /> </i><i>ai tuoi commerci su una piccola nave.<br /> </i><i>Ma la fede è meglio, per te, che una nave sul mare.<br /> </i><i>Questa infatti è retta dai remi,<br /> </i><i>tuttavia i flutti la possono far affondare;<br /> </i><i>ma la tua fede non affonda mai,<br /> </i><i>se la tua volontà non lo vuole. </i></p></blockquote><p>(dalle Poesie di Efrem il Siro)</p><p>“Sant&#8217;Efrem, diacono e dottore della Chiesa, che dapprima in patria a Nisibi esercitò il ministero della predicazione e dell&#8217;insegnamento della sacra dottrina, poi, rifugiatosi a Edessa nell&#8217;Osroene con i suoi discepoli dopo l&#8217;invasione di Nisibi da parte dei Persiani, pose le fondamenta di una scuola teologica.</p><p>Esercitò il suo ministero con la parola e con gli scritti e rifulse a tal punto per austerità di vita e dottrina da meritare per l&#8217;eleganza degli inni da lui composti l&#8217;appellativo di cetra dello Spirito Santo”: così recita il Martirologio Romano a proposito di sant&#8217;Efrem, la cui memoria liturgica ricorre il 9 giugno.</p><p>Un delicato strumento musicale di cui lo Spirito di Dio si servì per cantare in forma poetica i più alti temi del dogma cristiano, una figura di spicco nell&#8217;ambito dell&#8217;esperienza cristiana di lingua siriaca, che, come ricorda papa Benedetto XV nella lettera <i>Principi Apostolorum Petro</i> del 1920, con la quale Efrem fu elevato al rango di Dottore della Chiesa, “Gregorio Nisseno paragona opportunamente al fiume Eufrate perchè «irrigata dalle sue acque, la moltitudine dei cristiani ha prodotto centuplicato il frutto della fede»” (1).</p><p>Protagonista di rilievo, unitamente al vescovo Giorgio, della vita della comunità di fedeli che risiedeva a Nisibi, l&#8217;odierna città turca di Nusaybin, Efrem condivise il difficile destino della città, contesa da decenni nell&#8217;ambito del conflitto che opponeva Roma alla Persia nel controllo dell&#8217;area mesopotamica (il lettore desideroso di avere un quadro dello snodarsi della lunga contrapposizione può utilmente svolgere una ricerca in rete, utilizzando la dizione “guerre romano-persiane”).</p><p>Durissimi, in particolare, furono gli attacchi portati contro Nisibis dal re sasanide Sapore II (309-379), in una rapida successione di incursioni tra la fine degli anni &#8217;30 e la metà del IV secolo, che si conclusero con un accordo raggiunto fra il re persiano e l&#8217;imperatore Gioviano, sul trono fra il 363 e il 364: quest&#8217;ultimo, pur essendo di osservanza cristiana, non seppe tenere testa alle rivendicazioni di Sapore, determinando così il passaggio dell&#8217;area di Nisibis sotto lo stabile controllo persiano e l&#8217;esilio del gruppo di fedeli residenti.</p><p>In tale doloroso frangente, Efrem, che animava la locale scuola teologica, assurta ben presto a notevole prestigio, fu al fianco dei suoi correligionari nella nuova zona di residenza presso la località di Edessa, compresa come Nisibi nell&#8217;odierna Turchia. Come già la vita di Nisibis si caratterizzava per la coesistenza di numerosi culti, di varia matrice, accanto a quello cristiano, così pure Edessa rappresentava un autentico crogiuolo di orientamenti religioso-filosofici, che non poterono non stimolare l&#8217;attenzione e la risposta di Efrem.</p><p>Autore di numerosi scritti di varia tipologia – si spazia dalle opere polemiche, ai commentari biblici (in particolare sui libri della Genesi e dell&#8217;Esodo), redatti in base all&#8217;impostazione esegetica propria della scuola di Antiochia, nella quale spiccato rilievo veniva conferito al senso letterale del testo rispetto a quello allegorico, e all&#8217;approccio sviluppato dal saggio Afraate, all&#8217;insegna di un sostanziale rispetto per il dettato della tradizione veterotestamentaria; dai testi omiletici sino ai celebri <i>Inni</i>, molti dei quali dedicati alla Madre di Dio, di cui Efrem fu sublime cantore -, Efrem è autore nella cui opera “emerge con evidenza la sua capacità di declinare il piano teologico e dottrinale con la poetica”, come rileva Massimo Salani nella scheda biografica reperibile all&#8217;indirizzo <a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/27700" target="_blank">http://www.santiebeati.it/dettaglio/27700</a>: tale caratteristica lo rende un autore del tutto attuale anche per essere accostato dall&#8217;uomo contemporaneo, in quanto dai suoi scritti, come sottolineato dal papa Benedetto XVI, traspare “un&#8217;importante riflessione sul tema di Dio creatore: niente nella creazione è isolato, e il mondo è, accanto alla Sacra Scrittura, una Bibbia di Dio” (2).</p><p>Rilevanza del tutto particolare viene, inoltre, conferita alla dignità della donna, che in Maria è stata elevata in modo incomparabile: “per Efrem – dice Benedetto XVI nella succitata catechesi – come non c&#8217;è redenzione senza Gesù, così non c&#8217;è incarnazione senza Maria”. Lo stesso Efrem, nel suo <i>Commento al Diatessaron</i>, rileva che “la terra è il corpo di Maria; questo tempio in cui un seme è stato deposto. Osserva l&#8217;angelo che viene a deporre questo seme nelle orecchie di Maria.</p><p>E&#8217; con una parola ben chiara che egli ha cominciato a seminare: «La salvezza è con te; tu sei benedetta » (Lc 1, 28). E Elisabetta ha confermato questa parola ripetendo di nuovo «Tu sei benedetta fra le donne» (Lc 1, 42), dimostrando così che, a causa della prima madre che fu maledetta, la seconda madre fu benedetta” (3). E ancora, nel <i>Soghita in memoria della Madre di Dio</i>, Efrem prosegue il suo canto ammirato a Maria, sottolineando che Ella “è la fonte pura nella quale nulla fu mescolato dal flusso d&#8217;amplesso in nessun tempo; lei accolse nel suo seno il fiume della vita che scese e profluì sul mondo, e in lui rivissero tutti i defunti. Lei è il tempio puro in cui dimorò Dio, il Gigante dei secoli, ed ivi si compì prodigiosamente il mistero per cui Dio divenne uomo, e Adamo fu chiamato il Figlio del Padre” (4).</p><p>Parole ed espressioni di grande fascino e suggestione, che si invita il lettore ad accostare e a leggere personalmente!</p><h3>Note</h3><ul><li>(1) La citazione è tratta dall&#8217;enciclica <i>Principi Apostolorum Petro </i>di Benedetto XV, reperibile e consultabile al link <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xv/encyclicals/documents/hf_ben-xv_enc_05101920_principi-apostolorum-petro_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xv/encyclicals/documents/hf_ben-xv_enc_05101920_principi-apostolorum-petro_it.html</a></li><li>(2) La citazione è tratta dal testo della catechesi del Papa dedicata a Efrem e reperibile all&#8217;indirizzo <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20071128_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20071128_it.html</a></li><li>(3) La citazione è tratta da <i>Testi mariani del primo millennio</i>, vol. 4, a cura di Georges Gharib et al., Ciita Nuova Editrice, Roma 1991, pp. 84-85.</li><li>(4) La citazione, anche in questo caso, è tratta dal succitato volume <i>Testi mariani del primo millennio</i>, pp. 90-91.</li></ul><h3>Approfondimenti</h3><p>Per approfondimenti sul profilo di sant&#8217;Efrem ed utili indicazioni bibliografiche si veda la scheda <a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/27700" target="_blank">http://www.santiebeati.it/dettaglio/27700</a></p><p>Molto utile ed interessante anche la biografia disponibile al link <a href="http://digilander.libero.it/undicesimaora2/padri/Efrem_bio.pdf" target="_blank">http://digilander.libero.it/undicesimaora2/padri/Efrem_bio.pdf</a></p><p>Un prezioso documento per la conoscenza del monachesimo siro-palestinese è reperibile in formato pdf all&#8217;indirizzo <a href="http://users.auth.gr/~fioan/IL%20MONACHESIMO%20SIRO-PALESTINESE.pdf" target="_blank">http://users.auth.gr/~fioan/IL%20MONACHESIMO%20SIRO-PALESTINESE.pdf</a></p><p>Fra le numerose proposte bibliografiche per la lettura e l&#8217;approfondimento del pensiero e della riflessione teologica di Efrem, si possono segnalare <i>L&#8217;arpa dello Spirito. 19 poemi di Sant&#8217;Efrem</i>, a cura di Sebastian Brock, Lipa, Roma 1999 (Pubblicazioni del Centro Aletti 22), nonché <i>La gioia della mensa</i> e <i>Il dono della perla</i>, con note rispettivamente di Ignazio De Francesco e di Emidio Vergani, entrambi pubblicati presso Qiqajon, Magnano (Bi).</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Beato Bartolo Longo" href="http://www.antika.it/0010472_beato-bartolo-longo.html" rel="bookmark">Beato Bartolo Longo</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Beata Angela da Foligno" href="http://www.antika.it/00228_beata-angela-da-foligno.html" rel="bookmark">Beata Angela da Foligno</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="San Camillo de Lellis" href="http://www.antika.it/00107_san-camillo-de-lellis.html" rel="bookmark">San Camillo de Lellis</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Santa Caterina da Siena" href="http://www.antika.it/00145_santa-caterina-da-siena.html" rel="bookmark">Santa Caterina da Siena</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="San Francesco di Paola" href="http://www.antika.it/00154_san-francesco-di-paola.html" rel="bookmark">San Francesco di Paola</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Sant&#8217; 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Colui che non ha il permesso di entrarvi, se ne sta fuori a gridare e a lamentarsi: “Chi mi condurrà alla città fortificata? (Sal 60,11). Chi mi guiderà, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.antika.it/0010654_elia-lecdico.html/elia-ecdico" rel="attachment wp-att-10655"><img class="alignnone size-full wp-image-10655" alt="Elia l'Ecdico" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/01/Elia-Ecdico.jpg" width="310" height="300" /></a></p><h2>Elia l&#8217;Ecdico</h2><ul><li>vissuto tra XI e XII secolo</li></ul><blockquote><p><i>L&#8217;intelletto che nella preghiera rientra nella sua anima,<br /> </i><i>converserà (con Dio) nella camera nuziale,<br /> </i><i>come tra sposo e sposa.<br /> </i><i>Colui che non ha il permesso di entrarvi,<br /> </i><i>se ne sta fuori a gridare e a lamentarsi:<br /> </i>“<i>Chi mi condurrà alla città fortificata? (Sal 60,11).<br /> </i><i>Chi mi guiderà, affinché non senta<br /> </i><i>nella preghiera le loro grida menzognere?”<br /> </i><i>I demoni hanno una somma avversione alla preghiera pura.<br /> </i><i>Ciò che li atterisce non è la molteplicità dei beni<br /> </i><i>ch&#8217;essa procura,<br /> </i><i>né quella grande forza che potrebbe atterrire un&#8217;armata.<br /> </i><i>Li atterrisce l&#8217;accordo e l&#8217;armonia dei tre elementi:<br /> </i><i>intelletto, ragione e sensi.</i></p></blockquote><p>Il profilo di Elia detto l&#8217;Ecdico (“canonista”) si colloca sulla scia di quello dell&#8217;abba Evagrio il Monaco ed occupa un posto di rilievo nel filone sinaitico dell&#8217;esicasmo: come è noto, infatti, la tradizione della preghiera del cuore si snoda a partire dal monastero di Santa Caterina del Monte Sinai (si veda la scheda di approfondimento <a href="http://www.esicasmo.it/SINAI/monastero_di_santa_caterina.htm" target="_blank">http://www.esicasmo.it/SINAI/monastero_di_santa_caterina.htm</a>) per giungere al monte Athos, dove, nell&#8217;opera di San Giovanni Climaco dal titolo La scala del Paradiso, “apparivano per la prima volta connesse le tre espressioni: memoria di Gesù, controllo del respiro ed hesychia” (1).</p><p>Nell&#8217;esperienza spirituale di Elia, un posto privilegiato occupa la preghiera semplice, che egli definisce “la manna del deserto”. Per quale motivo? Nello scorrere i testi che di lui ci sono tramandati, non c&#8217;è il benchè minimo dubbio: perché “la preghiera monologica è la testimonianza dell&#8217;intelletto gradito a Dio; la parola opportuna è la testimonianza dalla ragione sensata; il gusto uniforme, quella del senso liberato.</p><p>Queste tre cose – rileva Elia – costituiscono la salute dell&#8217;anima” (2). Se si prosegue nella lettura dei testi di Elia, si coglie con insistenza tale persuasione: “la preghiera semplice è la manna del deserto, l&#8217;uniformità della quale nasconde agli impazienti i beni della promessa, ma procura a coloro che sopportano pazientemente la monotonia di questo cibo un gusto migliore e durevole”. In virtù della preghiera, vengono raggiunti “l&#8217;accordo e l&#8217;armonia dei tre elementi: intelletto, ragione e sensi”.</p><p>“Dio – rimarca Elia – vede tutti gli uomini. Vedono Dio coloro che non guardano a null&#8217;altro nella loro preghiera”, operando una fattiva rinuncia a tutto ciò che distrae il proprio cuore da questa meta. “Quelli che pregano con l&#8217;anima ancora attaccata alle passioni – sottolinea l&#8217;autore con immagine suggestiva &#8211; per il fatto che sono ancora presi dalle cose terrene, sono come circondati da ranocchi, poichè i pensieri li tiraneggiano”.</p><p>Esistono, poi, diversi livelli di progresso nella vita di orazione: “c&#8217;è chi prega perchè il suo cuore, se è possibile, sia sempre in preghiera, anzi la trascenda. Un altro prega per non essere fermato dai propri pensieri durante la preghiera. Ma tutti pregano per essere confermati nel bene e non essere sviati verso il male.</p><p>Chi è distratto nella preghiera, si tiene al di qua del primo velo; penetra all&#8217;interno chi prega con la preghiera monologica, ma solo penetra nel Santo dei santi colui che, nella calma di tutti i pensieri naturali, scruta tutti gli attributi della Sostanza che sorpassa ogni intelligenza [...]”.</p><p>Elia, insomma, è molto realistico è nelle sue considerazioni: “L&#8217;intelletto imperfetto non può penetrare nella vigna carica di frutti della preghiera; egli ha accesso solamente, come il povero, alla spigolatura, alla semplice eco dei salmi. Non tutti coloro che sono introdotti alla presenza dell&#8217;imperatore pranzano con lui. Ugualmente, non tutti coloro che vanno all&#8217;appuntamento con la preghiera, si trovano presenti alla contemplazione che l&#8217;accompagna”.</p><p>Gli scritti di Elia l&#8217;Ecdico sono entrati a far parte della <i>Filocalia</i>, straordinaria raccolta di testi sulla preghiera di Gesù, pubblicata nel corso del XVIII secolo, di cui in rete è reperibile un significativo repertorio all&#8217;indirizzo <a href="http://www.esicasmo.it/FILOCALIA/Filocalia.htm" target="_blank">http://www.esicasmo.it/FILOCALIA/Filocalia.htm</a></p><h3>Note</h3><ul><li>(1)La citazione è riportata dalla pagina <a href="http://www.esicasmo.it/SVILUPPO/SVILUPPO.htm" target="_blank">http://www.esicasmo.it/SVILUPPO/SVILUPPO.htm</a>, dove si possono reperire utili informazioni per ricostruire il percorso evolutivo dell&#8217;esperienza esicasta.</li><li>(2) La citazione riportata, così come le successive, è tratta dal link <a href="http://www.esicasmo.it/NET/NUOVI%20FILOCALIA/VARI/Elia%20Ecdico.htm" target="_blank">http://www.esicasmo.it/NET/NUOVI%20FILOCALIA/VARI/Elia%20Ecdico.htm</a>, che si invita il lettore a visitare per maggiori approfondimenti sull&#8217;opera di Elia l&#8217;Ecdico.</li></ul><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Filippo l’arabo" href="http://www.antika.it/006187_filippo-l-arabo.html" rel="bookmark">Filippo l’arabo</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Shamshi" href="http://www.antika.it/005965_shamshi.html" rel="bookmark">Shamshi</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Massimo Planude" href="http://www.antika.it/005899_massimo-planude.html" rel="bookmark">Massimo Planude</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Romano il Melode" href="http://www.antika.it/005896_romano-il-melode.html" rel="bookmark">Romano il Melode</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Teolepto di Filadelfia" href="http://www.antika.it/005892_teolepto-di-filadelfia.html" rel="bookmark">Teolepto di Filadelfia</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Melitone di Sardi" href="http://www.antika.it/005890_melitone-di-sardi.html" rel="bookmark">Melitone di Sardi</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Massimo il Confessore" href="http://www.antika.it/005886_massimo-il-confessore.html" rel="bookmark">Massimo il Confessore</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Teofane di Nicea" href="http://www.antika.it/005882_teofane-di-nicea.html" rel="bookmark">Teofane di Nicea</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Nicola Cabasilas" href="http://www.antika.it/005878_nicola-cabasilas.html" rel="bookmark">Nicola Cabasilas</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Teodoro Studita" href="http://www.antika.it/005874_teodoro-studita.html" rel="bookmark">Teodoro Studita</a></li></ul></div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.antika.it/0010654_elia-lecdico.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Eusebio di Cesarea</title><link>http://www.antika.it/0010650_eusebio-di-cesarea.html</link> <comments>http://www.antika.it/0010650_eusebio-di-cesarea.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 27 Jan 2013 14:59:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.antika.it/?p=10650</guid> <description><![CDATA[Eusebio di Cesarea nato 265 d.C. defunto 340 d.C. Nella persona di Eusebio, assurto alla dignità episcopale nella diocesi di Cesarea di Palestina, che guidò presumibilmente nel periodo compreso tra gli anni 313 e 340, si adunano le prerogative di “primo storico del cristianesimo” e di “più grande filologo della Chiesa antica”, come ben sintetizzato [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10651" alt="Eusebio di Cesarea" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/01/eusebio_cesarea.jpg" width="400" height="447" /></p><h2>Eusebio di Cesarea</h2><ul><li>nato 265 d.C.</li><li>defunto 340 d.C.</li></ul><p>Nella persona di <b>Eusebio</b>, assurto alla dignità episcopale nella diocesi di <b>Cesarea</b> di Palestina, che guidò presumibilmente nel periodo compreso tra gli anni 313 e 340, si adunano le prerogative di “primo storico del cristianesimo” e di “più grande filologo della Chiesa antica”, come ben sintetizzato dal papa Benedetto XVI in una sua catechesi (1).</p><p>Il suo itinerario formativo si caratterizzò per un precoce contatto con la dottrina di <b>Origene di Alessandria</b> (185-254) per la mediazione di <b>Panfilo di Cesarea</b>, insigne studioso di Sacra Scrittura e difensore delle posizioni origeniane (per un valido approfondimento della dottrina origeniana, il lettore può utilmente consultare la pagina <a href="http://www.eresie.it/" target="_blank">http://www.eresie.it/</a> ).</p><p>Eusebio fu allievo di <b>Panfilo</b> e fece propria la causa origeniana al punto da condividere, con il maestro, la stesura di un testo in aperta difesa del pensatore alessandrino contro le critiche e le obiezioni che gli venivano mosse a livello di ortodossia dottrinale teologica.</p><p>Alla penna di Eusebio si deve la stesura di importanti scritti di varia natura ed argomento che, purtroppo, non ci sono pervenuti tutti in forma integrale. Si possono ricordare i libri dell&#8217;opera di carattere apologetico intitolata <b>Dimostrazione evangelica</b>, un testo di straordinario spessore in cui, con precisione e accuratezza di riferimenti biblici, l&#8217;autore argomenta chiaramente il compimento, nella Persona di Gesù Cristo, degli antichi oracoli vetero-testamentari, per cui del tutto privi di fondamento e di giustificazione sono da considerarsi gli attacchi contro la fede cristiana da parte di coloro che professavano l&#8217;ortodossia giudaica; in modo analogo, nei quindici libri della <b>Preparazione Evangelica</b>, Eusebio aveva argomentato contro la pretesa del culto pagano di porsi quale vera religione.</p><p>Come è possibile notare, quindi, paganesimo ed ebraismo sono considerati da Eusebio in un&#8217;ottica preparatoria rispetto alla pienezza di verità dell&#8217;unica religione da considerarsi vera, perchè rivelata da Dio stesso nell&#8217;Incarnazione del Figlio.</p><p>Oltre ad opere di tema esegetico, che non ci sono giunte, e testi aventi finalità oratoria, Eusebio di Cesarea lega il proprio nome a due rilevantissimi scritti di argomento storico: il <i><b>Chronicon</b></i>, insigne esemplare di cronografia universale andato quasi completamente perduto e di cui ci sono note le Tavole cronologiche nella traduzione in lingua latina approntata da San Girolamo (347-419/420) e una traduzione in lingua armena; e, soprattutto, i dieci libri della <i><b>Historia ecclesiastica</b></i> in cui, a partire da Gesù Cristo per giungere al regno dell&#8217;imperatore <b>Valerio Liciniano Licinio</b>, sul trono fra 308 e 324 ed immediato antecessore di Costantino I, Eusebio tratteggia la storia dell&#8217;istituzione ecclesiastica con amplissima dovizia di fonti e riferimenti e in costante orientamento apologetico, come a voler rimarcare e ribadire il ruolo della Chiesa di Gesù Cristo, il cui Regno, a differenza dei regni terreni, deve sostenere l&#8217;opposizione e i rifiuti che provengono dal mondo e dal suo “principe”, il Diavolo, e dai suoi adepti. Con lo sguardo fermo su Gesù Cristo, quindi, è possibile guardare alla storia in modo nuovo e cogliere, alla luce della fede, la trama dell&#8217;azione divina che si snoda lungo i secoli e le vicissitudini umane.</p><p>Non è difficile comprendere come un simile approccio al lavoro storico, così come la vicinanza all&#8217;imperatore Costantino, siano costati a <b>Eusebio</b> un rilevante numero di critiche sull&#8217;attendibilità delle sue ricostruzioni argomentative. Ma il dibattito e le diverse posizioni intorno alla sua figura confermano l&#8217;imprescindibilità del riferimento a Eusebio per una piena comprensione del delicato crocevia, spirituale e culturale, rappresentato dall&#8217;era costantiniana e dalla celebrazione, nel 325, del <b>Concilio di Nicea</b>.</p><h3>Approfondire Eusebio di Cesarea</h3><p>il lettore interessato può utilmente fare riferimento, a titolo esemplificativo, alle seguenti risorse biblio e web-grafiche:</p><ul><li>Eusebio di Cesarea, <i>Teologia ecclesiastica</i>, Città Nuova, 1998.</li><li>Eusebio di Cesarea, <i>La dimostrazione evangelica</i>, Paoline Edizioni, 2000.</li><li>Eusebio di Cesarea, <i>Commento ai Salmi</i>/voll. 1-2, Città Nuova, 2004.</li><li>Eusebio di Cesarea, <i>Elogio di Costantino. Discorso per il trentennale. Discorso regale</i>, Paoline Edizioni, 2005.</li><li><i>La storia ecclesiastica di Eusebio</i> (a cura di L. Perrone, A. Villani), Morcelliana Edizioni, 2010.</li><li>Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica/vol. 1 (trad. di Salvatore Borzì, Franzo Migliore), Città Nuova, 2001.</li><li>Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica/vol. 2 (trad. di Franzo Migliore, Giovanni Lo Castro), Città Nuova, 2001.</li></ul><p>Le due espressioni sono tratte dal testo della catechesi su Eusebio di Cesarea, pronunciata dal papa Benedetto XVI nel corso dell&#8217;Udienza generale del 13 giugno 2007 e reperibile alla pagina</p><p><a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20070613_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20070613_it.html</a></p><p><a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0265-0339-_Eusebius_Caesariensis,_Sanctus.html" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0265-0339-_Eusebius_Caesariensis,_Sanctus.html</a><a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0265-0339-_Eusebius_Caesariensis,_Sanctus.html">bius_Caesariensis,_Sanctus.html</a></p><p>Prezioso link all&#8217;elenco di numerose opere di Eusebio di Cesarea, reperibili su “Documenta Catholica Omnia” e consultabili non solo in greco, ma anche nelle lingua latina e inglese.</p><p>In particolare, cliccando su <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/0265-0339,_Eusebius_Caesariensis,_Historia_Ecclesiastica,_GR.pdf" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/0265-0339,_Eusebius_Caesariensis,_Historia_Ecclesiastica,_GR.pdf</a> si può leggere in formato pdf e in lingua greca originale il testo completo della <i>Historia Ecclesiastica. </i></p><p>Sul sito <a href="http://www.ccel.org/ccel/schaff/npnf201.toc.html" target="_blank">http://www.ccel.org/ccel/schaff/npnf201.toc.html</a> si può, invece, reperire e leggere in lingua inglese il testo della <i>Historia</i>, la cui consultazione risulta particolarmente agevolata dalla ripartizione in links cliccabili.</p><p><a href="http://www.filosofico.net/eusebiocesarea.htm" target="_blank">http://www.filosofico.net/eusebiocesarea.htm</a><br /> Prezioso approfondimento su Eusebio di Cesarea, la sua vita, il suo pensiero, le sue opere.</p><p><a href="http://www.parodos.it/personaggi/personaggi/eusebio.htm" target="_blank">http://www.parodos.it/personaggi/personaggi/eusebio.htm</a><br /> Altra utile e preziosa pagina, con ampia illustrazione delle caratteristiche e dei contenuti della produzione letteraria eusebiana.</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Giovanni Climaco" href="http://www.antika.it/004875_giovanni-climaco.html" rel="bookmark">Giovanni Climaco</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Gregorio il Sinaita" href="http://www.antika.it/004873_gregorio-il-sinaita.html" rel="bookmark">Gregorio il Sinaita</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Gregorio di Nissa" href="http://www.antika.it/004869_gregorio-di-nissa.html" rel="bookmark">Gregorio di Nissa</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Giovanni Damasceno" href="http://www.antika.it/004863_giovanni-damasceno.html" rel="bookmark">Giovanni Damasceno</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Giovanni Crisostomo" href="http://www.antika.it/004858_giovanni-crisostomo.html" rel="bookmark">Giovanni Crisostomo</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Pausania il periegeta" href="http://www.antika.it/004838_pausania-il-periegeta.html" rel="bookmark">Pausania il periegeta</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Augusto" href="http://www.antika.it/004830_augusto.html" rel="bookmark">Augusto</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Tertulliano" href="http://www.antika.it/004409_tertulliano.html" rel="bookmark">Tertulliano</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Origene" href="http://www.antika.it/004403_origene.html" rel="bookmark">Origene</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Plauto" href="http://www.antika.it/004397_plauto.html" rel="bookmark">Plauto</a></li></ul></div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.antika.it/0010650_eusebio-di-cesarea.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gioielli etruschi: introduzione</title><link>http://www.antika.it/0010644_gioielli-etruschi-introduzione.html</link> <comments>http://www.antika.it/0010644_gioielli-etruschi-introduzione.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 27 Jan 2013 14:50:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Pellicanò</dc:creator> <category><![CDATA[Guide]]></category> <category><![CDATA[Etruschi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.antika.it/?p=10644</guid> <description><![CDATA[I gioielli etruschi La civiltà e l’arte etrusca, hanno sempre esercitato un fascino particolare, su tutti coloro che vi si sono accostati; l’alone di sfuggente mistero che li ha sempre avvolti, rende, infatti, questo tema carico di interesse, in tutte le sue numerose sfaccettature. Il profilo di questo popolo, spicca tra le civiltà dell’Italia antica, anche [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10645" alt="Gioielli etruschi" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/01/casalmar035.jpg" width="600" height="387" /></p><h2>I gioielli etruschi</h2><p align="JUSTIFY">La civiltà e l’arte <b>etrusca</b>, hanno sempre esercitato un fascino particolare, su tutti coloro che vi si sono accostati; l’alone di sfuggente mistero che li ha sempre avvolti, rende, infatti, questo tema carico di interesse, in tutte le sue numerose sfaccettature.</p><p align="JUSTIFY">Il profilo di questo popolo, spicca tra le civiltà dell’Italia antica, anche per i loro usi e i costumi che si espressero in varie sfumature, cariche di raffinatezza, come si può ravvisare nella cura che trapela dagli ornamenti personali. Il bello, l’arte, sono elementi che hanno accompagnato l’uomo nel corso della sua storia, ma in alcune civiltà le tendenze del senso estetico, colpiscono in modo più evidente, incarnandosi in modo significativo, anche nelle “arti minori”.</p><p align="JUSTIFY">Parlando di <b>Etruschi</b>, il fascino si respira anche accostandosi ai <b>monili</b>, raffinati oggetti con funzioni ornamentali, in cui si espresse al meglio l&#8217;originalità e la creatività di questa civiltà, capace di trarre il massimo, dal metallo oggetto della lavorazione.</p><p align="JUSTIFY">Le tombe ci forniscono una “carrellata” significativa di monili ed oggetti ornamentali. Inizialmente, infatti, questi oggetti, popolavano, soprattutto, le tombe. Finché non si sviluppò un’arte orafa, intesa come strumento in grado di generare prodotti destinati ad ornare il corpo.</p><p align="JUSTIFY">Allo svilupparsi ed al crescere dei rapporti commerciali tra <b>Etruria</b> e Medio Oriente, potrebbe essere connesso il mutamento della fisionomia, ravvisabile nella <b>gioielleria Etrusca</b>: l’arte di questa civiltà fu il risultato della competenza e sapienza di diverse città, dotate ognuna di specifiche caratteristiche, ma anche il prodotto di procedimenti di assimilazione di influssi esterni e di contatti con civiltà diverse.</p><p align="JUSTIFY">Lo sfarzoso e vario repertorio dei monili è sicuramente una delle caratteristiche di maggiore attrazione. Parlando del campionario della gioielleria etrusca, spicca la multiforme tipologia di oggetti che ne fecero parte.</p><p align="JUSTIFY"><em><img class="alignnone size-full wp-image-10646" alt="Gioielli etruschi" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/01/casalmar039.jpg" width="600" height="391" /></em><br /> <em>Fibule in bronzo</em></p><p align="JUSTIFY">Tra gli ornamenti, che potrebbero già essere presenti, fin da quando in Etruria ebbe inizio la lavorazione dei metalli, ci sono le <b>fibule</b>, fibbie che fungevano da spille, molto utilizzate nel mondo antico: assumevano diverse sembianze ed erano particolarmente diffusi. Questi oggetti erano realizzati in bronzo, ma anche in argento, e potevano possedere delle decorazioni in metallo, che avevano lo scopo di rendere la fibula ancor più pregiata.</p><p align="JUSTIFY">All’VIII secolo,  potrebbero essere attribuite fibule dalle caratteristiche più pregiate, arricchite di altri materiali, tra cui l’ambra o l’oro. Nella stessa epoca, ( <b>Età del Ferro</b>), potrebbero essersi diffusi dei <b>fermacapelli</b> per donna e altri monili, tra cui le collane, composti da lamine di argento ed oro.</p><p align="JUSTIFY">Ma anche <b>girocolli</b>, composti da elementi dalle forme molteplici, congiunti ad inserti di pasta vitrea, ambra e perle. Il medaglione fu un&#8217;altra tipologia di monile che potrebbe essere ascrivibile a questa fase: caratterizzato da dischi di bronzo, e decorato con motivi geometrici ed in seguito orientalizzanti. In una prima fase un materiale come l’<b>oro</b>, venne sfruttato come elemento di copertura, di altri prodotti meno preziosi e fu lavorato a lamina o a filamenti spiroidali.</p><p align="JUSTIFY">Con il diffondersi della cultura orientalizzante, nel corso della seconda parte dell’VIII e nel VII secolo a.C. si svilupparono anche nuove modalità di lavorazione.</p><p align="JUSTIFY">Le nuove tecniche, subirono un’evoluzione con il progredire della <b>cultura</b> <b>orientalizzante</b>: orafi stranieri, portarono nuove procedure di lavorazione orafa, ad una civiltà in cui l’arte dell’oreficeria, fu sempre particolarmente apprezzata. Spicca una tecnica sofisticata come la <b>granulazione</b>, minuscoli granuli d’oro, venivano utilizzati nella decorazione dei <b>gioielli</b>. L’<b>oro </b>veniva separato in sottilissime parti, unite a carbone in polvere, compresso, esposto ad elevate temperature, che provocavano la fusione.</p><p align="JUSTIFY">La reazione chimica che si instaurava, conferiva all’oro la particolare forma a piccoli granellini. Dopo la procedura di raffreddamento, l’oro si sottoponeva al lavaggio. Per montare i granelli e comporre il gioiello era sfruttata una colla, che permetteva ai granuli di essere inseriti, andando a formare il disegno che si voleva conferire al monile. Le piccole sfere d’oro, erano legate in modo definitivo al gioiello, sottoponendo l’oggetto al calore.</p><p align="JUSTIFY">Contemporaneamente, comparsero anche nuove forme di gioiello: si disseminarono tante tipologie diverse di spilloni, orecchini, bracciali, collane e fibule. Per quanto riguarda la decorazione dei monili, si diffuse anche la rappresentazione di animali: dagli uccelli in volo ai felini, dalle scimmie alla raffigurazione di animali fantastici. Tra i soggetti, figuravano anche gli arabeschi fitomorfi. Per quanto riguarda le <b>collane</b>, erano costituite da un intreccio a catena, composte con elementi metallici, a volte erano abbellite con pendagli, dove venivano rappresentati tipi di decorazione orientale.</p><p align="JUSTIFY">Tra le varie tipologie di pendente, vi erano anche quelli formati da uno <b>scarabeo girevole</b>, di probabile influenza orientale. Tra i <b>bracciali</b>, nella prima Età del Ferro, spiccavano quelli formati da un elemento circolare rigido; mano a mano, a questa prima tipologia, vennero ad aggiungersi gioielli dalla forma a fascia o a serpentina. Nuove modalità di lavorazione si ravvisarono anche nelle <b>fibule</b>.  I maggiori centri di produzione, potrebbero essere ravvisabili in Vetulonia e nell’area ceretana.</p><p align="JUSTIFY">Le scelte che riguardano lo stile di raffigurazione, sembrano diversificarsi, nella parte settentrionale, la supremazia fu raggiunta da uno stile concentrato sul disegno, mentre nel meridione, si fece prevalente il gusto per una decorazione più lussuosa. Nella successiva <b>Età Arcaica</b>, particolarmente diffusi furono gli orecchini, composti da una lamina, decorata a filigrana, unita al lobo dell’orecchio tramite un piccolo filo.</p><p align="JUSTIFY">Per quanto riguarda i gioielli dedicati al collo, nei pendenti, apparsero pietre dure; dalla metà del VI secolo a.C. invece, cominciarono a proliferare <b>anelli digitali</b>, la cui peculiarità era un castone trattato a sbalzo,  tramite incisione, oppure arricchito da gemme intagliate. Anche in alcuni prodotti di questa forma di gioiello, si avverte un’influenza di tipo orientale: ad esempio ci furono delle tipologie di anello influenzate dai cartigli egizi.</p><p align="JUSTIFY">Ma anche anelli a losanga incisa, di derivazione greca; oppure, dalla metà del VI secolo a.C. forme di scarabeo girevole, per questo monile che va a decorare ed arricchire le mani. Durante il ciclo arcaico, l’arte etrusca evidenziò una decisa influenza derivante dall’ellenismo.</p><p align="JUSTIFY">Al termine dal VI secolo a.C. alle tecniche orami acquisite ed in utilizzo, si sommò la presenza di una <b>granulazione </b>sottilissima, in grado di generare un effetto a pulviscolo, unita all’utilizzo di paste vitree e pietre dure, che andavano a produrre un suggestivo effetto, dal punto di vista coloristico ed ornamentale. Al termine del IV secolo a.C. si resero chiari dei possibili approcci con le creazioni macedoni e persiane.</p><p align="JUSTIFY">I monili che si utilizzarono, furono diademi trattati a sbalzo, pendenti per le orecchie caratterizzati dalla forma anatomica del ferro di cavallo, oppure a scudo ellittico. In epoca ellenistica, si diffusero anche modelli caratterizzati da pendenti eseguiti in materiali diversi, dall’oro, all’ambra, con rappresentazioni di uccelli e di altre tipologie di animali.</p><p align="JUSTIFY">Questa carrellata di <b>gioielli</b>, rende evidente l’importanza che assunsero nel mondo e nella <b>civiltà etrusca</b>: se inizialmente l’utilizzo dei monili, aveva lo scopo di decorare la tomba, col passare del tempo, questi oggetti, indossati tanto da uomini che da donne, si resero manifestazione dell’interesse per l&#8217;abbellimento del corpo, uno dei motivi per il quale, si realizzarono <b>monili </b>dall’incanto suggestivo, creati con l’acquisizione di tecniche avanzate.</p><p align="JUSTIFY">Una vera e propria arte, questa orafa, in grado di generare risultati avvolti da un fascino privo di tempo, fino alla battuta d’arresto, legata allo sfiorire di questa interessante civiltà, in seguito al quale, molte delle evolute tecniche utilizzate, tramontarono per secoli.</p><p align="JUSTIFY"><em><img class="alignnone size-full wp-image-10647" alt="Gioielli etruschi" src="http://www.antika.it/wp-content/uploads/2013/01/casalmar026.jpg" width="600" height="395" /></em><br /> <em>Firenze. Scavo di una tomba etrusca da </em><em>Casalmarittimo</em> presso il Centro di restauro della Soprintendenza, bracciale in bronzo</p><div class="SPOSTARBUST-Related-Posts"><H4>Potreste trovare interessanti anche questi articoli:</H4><ul class="entry-meta"><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Antico Egitto, religione e religiosità: introduzione" href="http://www.antika.it/008248_antico-egitto-religione-e-religiosita-introduzione.html" rel="bookmark">Antico Egitto, religione e religiosità: introduzione</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Gesù di Nazareth: figura storica" href="http://www.antika.it/008157_gesu-di-nazareth-figura-storica.html" rel="bookmark">Gesù di Nazareth: figura storica</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Il ritratto in epoca romana" href="http://www.antika.it/008118_il-ritratto-in-epoca-romana.html" rel="bookmark">Il ritratto in epoca romana</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Infanzia nel mondo greco-romano" href="http://www.antika.it/007854_infanzia-nel-mondo-greco-romano.html" rel="bookmark">Infanzia nel mondo greco-romano</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Sumeri: introduzione" href="http://www.antika.it/007853_sumeri-introduzione.html" rel="bookmark">Sumeri: introduzione</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Ittiti: introduzione" href="http://www.antika.it/007851_ittiti-introduzione.html" rel="bookmark">Ittiti: introduzione</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Germani: introduzione" href="http://www.antika.it/007848_germani-introduzione.html" rel="bookmark">Germani: introduzione</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Popoli Italici: Liguri" href="http://www.antika.it/007820_popoli-italici-liguri.html" rel="bookmark">Popoli Italici: Liguri</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Popoli italici: Veneti" href="http://www.antika.it/007812_popoli-italici-veneti.html" rel="bookmark">Popoli italici: Veneti</a></li><li class="SPOSTARBUST-Related-Post"><a title="Italici: l’Italia preromana" href="http://www.antika.it/007797_italici-litalia-preromana.html" rel="bookmark">Italici: l’Italia preromana</a></li></ul></div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.antika.it/0010644_gioielli-etruschi-introduzione.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>