Tarquinia: Tomba della Caccia e Pesca

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Tarquinia: Tomba della Caccia e Pesca

La Tomba della Caccia e della Pesca a Tarquinia

La necropoli di Monterozzi, collocata su una collina ad est di Tarquinia, comprende circa 6000 sepolture databili fin dal VII secolo a.C. Del vasto complesso, dal quale proviene la più cospicua testimonianza di nuclei pittorici di arte etrusca, fa parte la Tomba della Caccia e della Pesca, rinvenuta nel 1873.

La Tomba, databile al 530 a.C. circa, presenta due camere in asse tra loro con copertura a doppio spiovente, alle quali si accede tramite l’originale scalinata costituita da sei gradini.

All’interno della sepoltura sono stati rinvenuti i resti di un corpo femminile, mentre le ceneri di un defunto erano contenute nell’urna posta in una nicchia.

Le pitture

La grande importanza riconosciuta alla Tomba della Caccia e della Pesca si deve in particolare al ricco nucleo pittorico che decora le sue pareti, nelle quali viene dato ampio respiro al tema marino quale luogo di espiazione e interprete del passaggio.

La resa realistica dell’impianto decorativo è indicativo dell’attitudine degli etruschi all’osservazione e alla fedele descrizione dell’ambiente, in quanto vero ed esistente.

Nella resa delle figure si riconosce un substrato ionico; i raffronti più convincenti sono quelli con le ceramiche dell’atelier delle hydriai Caeretane e con Caere stessa, con la figura del Maestro di Busiris , con le kylikes o coppe ad occhioni (eye-cups) e con le anfore Nikosteniche.

L’impianto decorativo della prima camera


Scena della caccia e della danza

Le pareti della prima camera si presentano interamente affrescate, con un grande registro che si stende lungo tutta la loro larghezza e che compare a sua volta inquadrato entro due fascioni. Di un colore porpora quello inferiore e reso mediante strisciate policrome quello soprastante; mentre il bianco domina nella parte centrale.

Lungo le pareti scene di danza intervallate da arbusti ornati da festoni e corone decorano il grande registro frontale; mentre seduta in un angolo, all’ombra di un albero, un’auleta suona il suo flauto con il capo coperto dal tipico cappello etrusco dipinto di rosso. I danzatori intanto si affrontano seminudi in una danza sfrenata, in cui la percezione del movimento è resa dall’avvicendamento tra pause e fluttuazioni figurate tramite la resa della flessione muscolare.

Sui frontoni della prima camera si dispiegano rispettivamente due figure sdraiate e una scena di caccia alla lepre. Da sinistra a destra si distinguono un servo recante un trespolo pieghevole preceduto da un cane che lo attende poco oltre, segue un altro servitore dal cui bastone poggiato sulla spalla pendono le prede catturate. Si osservano poi due cacciatori a cavallo preceduti nella loro andatura da un altro schiavo e dai due cani che hanno scovato la lepre rannicchiata dietro a una pianta e che chiude la raffigurazione.

Nella scena sono state ipotizzate alcune implicazioni erotiche; in particolare nella raffigurazione dei due cavalieri si potrebbe forse riconoscere la descrizione del rapporto tra l’amante, raffigurato vestito e affiancato dalle prede catturate, e il giovane amato, nudo e seguito poco oltre dalla lepre cacciata, possibile metafora della sua condizione di preda.

Una lussureggiante vegetazione descritta da felci, arbusti e piante a foglie campanulate avvolge la caccia; mentre due grandi specchi si pongono simmetricamente ai lati della porta d’accesso alla seconda stanza.

L’impianto decorativo della seconda camera

Tarquinia: Tomba della Caccia e Pesca
Particolare del simposio

Le scene raffigurate nella seconda stanza si pongono in connessione con quelle che decorano la prima tramite corrispondenze formali e iconografiche, seppur nella diversità dei soggetti descritti. In particolare sul frontone della seconda stanza trova spazio la raffigurazione di una coppia simposiale che sviluppa una corrispondenza con la scena della caccia del timpano della prima camera, laddove la suddivisione della figurazione in due metà funzionali vede l’elemento maschile, dominante a livello amoroso rispetto a quello efebico e femminile, posto a sinistra nella prima e a destra nella seconda.

La coppia è rappresentata adagiata su un cuscino nell’atto del banchetto festivo, ed è evidente la tensione erotica che li lega, con l’uomo che cinge in un abbraccio la sposa coprendole il fianco con una gamba e la donna che a sua volta sta per porgli sul capo una corona.

L’uomo è raffigurato col torso nudo, la pelle abbronzata e una folta barba; a decorargli il petto e il collo sono due monili, mentre la parte inferiore del corpo resta avvolta da drappi ricamati di colore blu e porpora. Nella mano sinistra libera dall’abbraccio tiene una patera in argento sbalzata.

La donna ha il corpo interamente coperto, fatta eccezione per il volto e le braccia, rese di un candore latteo. Numerosi gioielli ornano le sue orecchie, le braccia e il collo; sul capo porta inoltre il tipico berretto etrusco, il tutulus. Mentre la mano destra è impegnata a porgere la ghirlanda al suo uomo, il braccio e la mano destri sono invece tesi fino a toccare il petto del compagno.

La coppia di sposi sdraiati sulla kline nell’atto del simposio è il motivo preferito della committenza arcaica; si tratta tuttavia di una raffigurazione inammissibile per il mondo greco, laddove il simposio è un’attività esclusivamente maschile e le uniche donne accettate sono etére o suonatrici.

Alla scena del banchetto partecipano anche i servitori, di dimensioni minori rispetto alla coppia simposiale e rigidamente separati tra femmine e maschi.

A destra i ragazzi sono raffigurati nell’atto di mescere il vino; mentre uno schiavo attinge il vino con un phiale dal grande cratere metallico, un altro si occupa del suo padrone, anche se le condizioni di degrado della pittura non lasciano intendere che compito esso stia effettivamente svolgendo.

Le ragazze, occupanti la parte sinistra, sono invece tre; una flautista e due giovani schiavette che intrecciano ghirlande.

Tarquinia: Tomba della Caccia e Pesca
Particolare del fregio parietale con delfini

Anche le pitture che si dispiegano lungo le pareti delle due camere costituiscono un sistema, con il ritmo verticale dei danzatori della prima che richiama quello dei delfini che decorano la seconda, anch’essi inquadrati da due fascioni.

Nel registro centrale delle pareti della seconda stanza si snodano scene di caccia e di pesca; con la descrizione di un mare dai cui flutti guizzano delfini; mentre dalle barche vengono tese lenze, arpioni, reti e stormi di uccelli vengono cacciati con arco, frecce e frombole.

La parete di fondo della seconda camera contiene la scena forse più notevole dell’intero ciclo; ed è inoltre interessata dall’apertura in essa di una grande nicchia regolare.

Tarquinia: Tomba della Caccia e Pesca
Decorazione della parete di fondo

Su una barca a bassa chiglia trovano posto quattro personaggi: un timoniere rematore seduto a poppa laddove lo scafo è reso col color ocra; tre marinai d’appoggio posti nella parte centrale dell’imbarcazione di colore chiaro e un pescatore che sulla prua azzurra tiene tesa la sua lenza. Un occhio, la cui funzione apotropaica era quella di “sorvegliare” la direzione, è realizzato nel campo azzurro della prua.

Tutt’intorno guizzano i delfini e gli uccelli dispiegano il loro volo.

Un uomo rappresentato in primo piano e le cui dimensioni sono maggiori rispetto ai marinai, compare sulla riva alle spalle della barca intento a colpire i volatili con una fionda da sopra una rupe.

Un altro cacciatore, anch’esso armato di fionda, è
raffigurato sulla parete di destra mentre da sopra una roccia è impegnato nella caccia; un altro pescatore attenta invece col suo arpione ai pesci che transiteranno al di sotto delle rocce.

Tarquinia: Tomba della Caccia e Pesca
Scena del Tuffatore

Sulla parete di sinistra un tuffatore completamente nudo viene descritto nel momento in cui, lanciatosi dalla rupe, appare sospeso nell’aria un attimo prima di inoltrarsi tra le onde del mare; mentre dietro di lui, un’altra figura maschile vestita, osserva compiaciuto il gesto atletico.

Ad elogiare il tuffo compiuto sono altri due personaggi, che posti sulla barca adibita al recupero del tuffatore, lo guardano dal basso con meraviglia.

Tutt’intorno si dispiegano a completare la composizione i volatili, il cui volo descrive una cornice intorno alla composizione.

Il tuffatore sembra costituire un’immagine complementare a quella degli uccelli marini e dei delfini quale indice di una condizione anfibia che consente di unire l’acqua, l’aria e la terra. Il tuffo sembra altresì descrivere metaforicamente un’esperienza soprarazionale affine a quella erotica del simposio e all’ebbrezza del komos. L’immersione nel mare, così come quella nel simposio e nell’emozione amorosa, dalla quale occorre però riemergere per non smarrire la propria identità.

Bibliografia

  • Bianchi Bandinelli R., Torelli M. – 2010 – L’arte dell’antichità classica, UTET, Torino.
  • Cerchiai L. – 1987 – Sulle tombe Del tuffatore e Della caccia e pesca. Proposta di lettura iconologia, DialA 5, Nr.2.
  • Cristofani M. – 1985 – Civiltà degli Etruschi, Regione Toscana, Milano.
  • D’Agostino B., Cerchiai L. – 1999 – Il mare, la morte, l’amore, Donzelli Editore, Milano.
  • Menichetti M. – 1994 – Archeologia del potere. Re, immagini e miti a Roma e in Etruria in eta arcaica, Milano.
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  • Saflund G. – 1993 – Etruscan Imagery, Symbol and Meaning, Jonsered.
  • Torelli M. – 2000 – Gli Etruschi, Bompiani.

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