Italici: l’Italia preromana

Scegli un libro per approfondire questo argomento

Italici, gli abitanti dell’Italia preromana

Con il termine Italia preromana generalmente si intende la penisola italiana prima dell’unificazione realizzata dalla conquista romana, che ha uniformato gran parte dei costumi, delle lingue e della cultura. Tutto ciò che veniva prima è stato a lungo sottovalutato dagli studiosi dell’antichità perché considerato in qualche modo minore, dato la quasi totale assenza di fonti letterarie e la scarsità dei dati archeologici. In realtà l’Italia preromana è composta da un coacervo di popoli che hanno le più diverse culture, tradizioni, lingue e livelli di avanzamento.

Suddivisione dei popoli Italici

Italici
Carta della penisola con i popoli che la abitavano in epoca preromana

Per farsi un’idea della moltitudine dei popoli possiamo considerare le undici regio augustee, cioè gli undici grandi distretti (o regioni) in cui l’imperatore Ottaviano Augusto ha diviso la penisola per motivi amministrativi:

  • I regio
    composta da Latium et Campania, corrispondenti ad una parte più ristretta del Lazio rispetto all’area attuale e buona parte dell’odierna Campania
  • II regio
    formata da Apulia, Calabria, Salentini et Hirpini, cioè dalla Puglia, compreso il Salento, dalla zona nord della Calabria e dall’area appenninica campana
  • III regio
    comprendeva i territori di Lucania et Brutii, cioè Basilicata e punta estrema della Calabria
  • IV regio
    comprendeva Sabini et Samnium, cioè l’area del Lazio verso l’Appennino e una parte di Abruzzo e Molise
  • V regio
    l’area del Picenum, all’incirca corrispondente con le odierne Marche
  • VI regio
    Umbria, è pressoché identica alla regione attuale
  • VII regio
    Etruria, una vasta area che comprende una parte nord del Lazio, la Toscana e parte dell’Emilia
  • VIII regio
    Aemilia, la cosiddetta Gallia Cispadana, prima del corso del Po
  • IX regio
    Liguria, comprende il territorio attuale della regione e la parte più sud del Piemonte
  • XI regio
    Venetia et Histria, corrisponde a tutto il nord est della penisola italiana
  • XI regio
    Transpadana, cioè la Gallia al di là del fiume Po, comprendente Lombardia e gran parte del Piemonte.

Dobbiamo però considerare che all’interno di ognuna di queste regioni esistevano più popoli e più culture che spesso finivano per fondersi o influenzarsi a vicenda.

Senza dubbio il popolo più numeroso che i greci incontrarono giungendo sulle coste italiane per la fondazione di colonie sono i cosiddetti Italici, cioè un cospicuo numero di popolazioni che abitavano le vallate della catena appeninica dall’Umbria alla Lucania. Questi Italici, una volta entrati in contatto con i più evoluti popoli greci, iniziarono a disperdersi e lentamente ad assimilarsi con una componente indigena non ben definita già presente nella penisola.

Origini degli Italici

Per quanto riguarda le origini dei vari popoli non è facile stabilire un processo di formazione e di sviluppo di ogni area geografica. Gli antichi credevano che un evento ben puntualizzato nella storia, ad opera di un mitico fondatore, potesse essere l’unica origine possibile di un popolo, secondo uno schema che si ripete molto spesso: un eroe straniero, solo o accompagnato dai suoi guerrieri, giunge in un territorio e dapprima lotta con le tribù indigene, per poi finire con lo sposare la figlia del capo ed ereditare il dominio o fondare una nuova città. È il caso di Diomede in Puglia e di Enea in Lazio.

In realtà non è chiaro se i popoli italici siano autoctoni, quindi originari della regione che occupano, o siano arrivati a seguito di imponenti migrazioni, probabilmente dal centro Europa. Le ipotesi più plausibili, però, tendono a considerare il loro processo di formazione come dovuto ad una molteplicità di fattori, dalle migrazioni interne agli scambi commerciali, per arrivare ad assorbimenti di elementi stranieri.

Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, narra come avvenisse la nascita di nuove popolazioni. In occasione di carestie e calamità gli Italici consacrarono i primi nati agli dei. Una volta raggiunta l’età adulta questi giovani avrebbero lasciato la comunità per cercare nuove terre sotto la protezione di un animale totem, che avrebbe poi dato il nome al popolo che sarebbe nato. Come esempi basti pensare ai Lucani e agli Irpini, connessi al lupo (lukos in greco e hirpus in latino), o ai Piceni (picus significa picchio in latino).

Il problema della lingua degli Italici

lingue parlate dai popoli preromani
Carta delle lingue parlate dai popoli preromani

Gli Italici parlavano una lingua che, al di là delle differenze dovute alle contaminazioni e alla dispersione, era a tutti gli effetti indoeuropea, cioè presentava elementi comuni a molte altre lingue (come l’iranico, il sanscrito, il greco, il latino e le lingue germaniche) definite indoeuropee. L’origine di queste lingue era un territorio che si estendeva tra il Reno e il Mar Nero.

Durante l’età del Bronzo (I millennio a.C.) a seguito di numerose migrazioni da est ad ovest, in Italia si affermò un ramo particolare dell’indoeuropeo, definito appunto italico, che si suddivide in:

  • venetico
  • falisco
  • sabino
  • umbro
  • osco
  • sud piceno

e che con molte differenze era parlato inizialmente nell’area nord est della penisola e lungo la dorsale appenninica, ma che poi si è diffuso nei territori circostanti.

Vanno considerate lingue non indoeuropee l’etrusco e il sicano, parlato nell’agrigentino, anche se è necessario tener conto che di numerose lingue parlate nella penisola non abbiamo quasi nessuna testimonianza diretta e quindi non è possibile un confronto con le lingue indoeuropee.

I popoli Italici

Potreste trovare interessanti anche questi articoli:

  • Purtroppo non ci sono articoli correlati a questo.
Scegli un libro per approfondire questo argomento

Lascia un Commento

You must be logged in to post a comment.