Thor

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Thor
Thor in una raffigurazione pittorica moderna

Thor nella mitologia nordica

Nella mitologia norrena, Thor era il dio che brandiva il martello magico Mjöllnir ed era associato ai tuoni, ai fulmini e alle tempeste, alle querce e alla forza, alla distruzione e alla fertilità, alla guarigione e alla tutela del genere umano. La divinità affine nella mitologia germanica era nota nell’inglese antico come Þunor e nell’antico tedesco come Donar.

Da recenti analisi su alcune credenze Indo-Europee si è potuto constatare come Thor fosse il dio principalmente menzionato nella storia dei popoli germanici, dall’occupazione romana delle regioni della Germania alle espansioni tribali delle invasioni barbariche, fino all’Era Vichinga, quando veniva indossato il simbolo del suo martello come sfida nei confronti dei tentativi di cristianizzazione della Scandinavia.

Genealogia

Nella mitologia norrena, che in gran parte si conosce da materiale tradizionale conservato in Islanda, a sua volta proveniente dalla Scandinavia, sono presenti numerosissimi racconti e informazioni sul dio Thor. Figlio di Odino e della dea della terra Jörð, era il più potente degli Æsir e di conseguenza dimorava ad Ásgard, nel regno di Þrúðvangar. Thor possedeva almeno quattordici nomi, era il marito della dea Sif dai capelli d’oro e l’amante della gigantessa Járnsaxa. Era descritto come un dio dagli occhi feroci e dai capelli e la barba rossi. Con Sif, Thor generò la dea (o valchiria) Þrúðr, da Járnsaxa ebbe Magni e da una donna di cui non si conosce il nome ebbe Modi. Fu inoltre il padrino di Ullr. Da parte del padre Odino, Thor possedeva numerosi fratelli; aveva inoltre due servi, Þjálfi e Röskva, e correva su un carro trainato da due capre magiche, Tanngrisnir and Tanngnjóstr, che in caso di bisogno Thor poteva uccidere e mangiare dato che il giorno dopo esse risorgevano dalle loro ossa. Egli possedeva alcuni oggetti magici, come il martello in grado di spaccare persino le montagne Mjöllnir, la cintura che raddoppiava la forza Megingjörð, i guanti di ferro Járngreipr e il bastone Gríðarvölr. Le imprese di Thor, compreso l’inarrestabile massacro dei suoi nemici e le violente battaglie contro il mostruoso serpente Jörmungandr, sono ricordate e narrate in tutta la mitologia norrena.

Nome

Þórr nell’antico norreno, Þunor nell’antico inglese e Donar nell’alto tedesco antico sono affini al germanico * þonaroz o * þunraz, che significa “tuono”.

Il nome della settimana “Thursday” (Giovedì), deriva dal nome di Thor; infatti, attraverso l’uso di una pratica nota come interpretatio Germanica, durante il periodo dell’Impero Romano, le popolazioni germaniche adottarono il calendario settimanale romano e sostituirono i nomi delle divinità romane con i nomi dei loro dei. Perciò il Giovedì (giorno di Giove), divenne nel proto-germanico *Þonares dagaz (giorno di Thor), da cui deriva “Thursday” nell’inglese moderno.

A partire dall’Epoca Vichinga, i nomi di persone che contenevano il teonimo Thor e l’uso di indossare ciondoli raffiguranti il suo martello, si diffusero con grande frequenza, probabilmente come risposta provocatoria ai tentativi di cristianizzazione.

Età romana

Le prime notizie dei popoli germanici furono riportate dai Romani e in queste fonti Thor veniva spesso indicato come il dio Giove o come il semi-dio Ercole, attraverso un processo noto come interpretatio romana (uso dei Romani di identificare un dio straniero con una propria divinità avente caratteristiche simili). Il primo esempio di questa pratica lo si può ritrovare nell’opera di Tacito Germania, dove, parlando della religione degli Suebi, (un popolo germanico), Tacito definì Mercurio come il dio maggiormente venerato da tali genti e il dio a cui venivano offerti sacrifici umani in alcune date prefissate. Aggiunse inoltre che Ercole e Marte venivano invece placati con sacrifici animali. Probabilmente in quest’opera Tacito identificava Odino con Mercurio, Thor con Ercole e Tyr con Marte. Nel caso di Thor, probabilmente l’identificazione fu dovuta al fatto che Thor possedeva un martello ed Ercole una clava. Anche negli Annales Tacito parlò della venerazione di Ercole da parte delle popolazioni germaniche e riferì di un bosco dedicato al dio.

Invasioni barbariche

Un caso importante che attesta la presenza del nome del dio è stato rinvenuto su una fibula, la fibula di Nordendorf, risalente al periodo delle invasioni barbariche, datata al VII secolo d.C. e trovata in Baviera. Essa reca un’ iscrizione in alfabeto runico che contiene il nome “Þonar“, cioè “Donar“, la forma nella lingua germanica del sud per il nome “Thor”. Attorno alla seconda metà dell’VIII secolo, vecchi racconti in lingua inglese citano una figura chiamata “Thunor”, il nome di Thor nell’inglese antico. Inoltre, sempre in questi testi, spesso il nome Thunor veniva usato per indicare Giove.

Epoca vichinga

Nell’XI secolo d.C. il cronista Adamo di Brema scrisse l’opera Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum, una delle più antiche fonti scritte sulle pratiche religiose della Scandinavia pre-Cristiana. In questo testo egli scrisse che una statua di Thor si trovava nel tempio di Uppsala in Svezia, al centro di un triplice trono, affiancato da Odino e da Fricco. Secondo Adamo, Thor regolava le leggi del cielo, governava i tuoni e i fulmini, i venti e le tempeste, il bel tempo e la fertilità. La gente di Uppsala aveva nominato dei sacerdoti per ciascuna delle divinità, e il loro compito principale era quello di offrire sacrifici. Nel caso di Thor questi sacrifici venivano fatti quando scoppiava un’epidemia o una carestia.

Due oggetti con iscrizioni runiche datati all’XI secolo sono stati rinvenuti uno in Inghilterra e uno in Svezia. Il primo, un amuleto da Canterbury, invita Thor a guarire una ferita. Il secondo, l’amuleto Kvinneby, invoca la protezione sia di Thor che del suo martello.

Epoca post-vichinga

Nel XII secolo, quando la Norvegia era ufficialmente cristianizzata, Thor veniva ancora invocato dalla popolazione, come evidenziato da un bastone recante un’iscrizione runica trovato a Bergen, in Norvegia. Sul bastone, sia Thor che Odino vengono evocati in aiuto. Inoltre, sempre nel XII secolo, l’iconografia del re Olaf II di Norvegia assorbì elementi del nativo Thor; Olaf II divenne infatti una figura con la barba rossa, armato di martello.

Edda poetica

L’Edda poetica è un insieme di poemi tratti dal manoscritto medievale islandese Codex regius. Il Codex regius venne compilato probabilmente intorno al XIII sec. d.C., ma cita leggende molto più antiche.

L’Edda Poetica è composta da ventinove canti, i primi dieci di argomento mitologico, descrivono le gesta degli dei; gli altri diciannove riguardano invece le gesta degli eroi. Thor viene menzionato nei poemi Völuspá, Grímnismál, Skírnismál, Hárbarðsljóð, Hymiskviða, Lokasenna, Þrymskviða, Alvíssmál e Hyndluljóð.

Völuspá

In questo poema una völva morta, (una maga capace di predire il futuro), racconta la storia dell’universo e predice il futuro al dio Odino travestito, compresa la morte di Thor. Thor combatterà contro il mostruoso serpente Jörmungandr durante la battaglia finale del Ragnarök, riuscirà ad ucciderlo, ma morirà a sua volta dopo aver compiuto solo nove passi, a causa del veleno micidiale del mostro. Il cielo diverrà nero e le fiamme avvolgeranno la terra, le stelle spariranno, il vapore aumenterà, il mondo sarà coperto dalle acque; ma dopo tutto ciò esso risorgerà, verde e fertile.

Grímnismál

Qui il dio Odino, sotto mentite spoglie, facendosi chiamare Grímnir, viene torturato e affamato dal perfido re Geirrøðr e dopo otto giorni di silenzio rivela al re e al suo giovane figlio Agnar tutte le verità sull’universo e sugli dei. Racconta che Thor risiede a Þrúðheimr e che, ogni giorno, guada i fiumi Körmt e Örmt e i due Kerlaugar. Lì Thor siede come un giudice, presso l’immenso albero che sorregge i nove mondi, Yggdrasil.

Skírnismál

In questo poema Freyr, innamoratosi perdutamente della bella Gerðr, invia il suo messaggero Skírnir per convincere Gerðr a sposarlo. Skírnir inizialmente cerca di persuaderla con lusinghe e promesse, ma poi, dato che la gigantessa rifiuta la proposta, comincia a maledirla, aggiungendo che Thor, Odino e Freyr l’avrebbero odiata e su di lei sarebbe scesa una collera potente se non avesse accettato.

Hárbarðsljóð

Thor è il personaggio principale di questo poema, che, dopo aver viaggiato dall’Est, incontra un traghettatore in un’ insenatura con il nome di Hárbarðr (Odino, travestito di nuovo sotto mentite spoglie), il quale coinvolge Thor in una lunga discussione. Odino si presenta rude ed odioso al figlio e si rifiuta di traghettarlo dall’altra parte. Thor inizialmente rimane in silenzio, ma poi Hárbarðr alza i toni diventando più aggressivo; a questo punto il poema diventa una gara di insulti, in cui vengono rivelati episodi e notizie sulle due divinità.

Hymiskviða

Dopo aver cacciato e mangiato le loro prede, gli dei si trovano ad essere molto assetati. Essi decidono così di recarsi a casa di Ægir, il re del mare, per placare la sete. Thor, recatosi presso Ægir, gli ordina di preparare un banchetto per gli dei in arrivo, ma Ægir, irritato, risponde che prima gli dei dovranno portargli un calderone adatto all’erogazione della birra. Gli dei cominciano la ricerca, ma non riescono a trovare nessun calderone abbastanza capiente. Allora Týr dice a Thor d’aver trovato una soluzione; a est di Élivágar vive Hymir, che possiede un bollitore molto profondo. Così, dopo aver lasciato le sue capre a casa di Egil, Thor parte con Týr alla volta della casa di Hymir, per recuperare un calderone abbastanza grande per contenere la birra per tutti gli dei. La madre di Týr, che si trova anche lei lì, aiuta il figlio a cercare il recipiente, nel frattempo Thor divora un abbondante pasto composto da due buoi e successivamente va a dormire. Al mattino, si sveglia e informa Hymir che vuole andare a pescare la sera successiva, e che riuscirà a prendere molto cibo, ma che ha bisogno di un’esca adeguata. Hymir gli suggerisce di prendere qualche esca dal suo pascolo; così Thor esce, trova il migliore bue di Hymir e lo uccide tagliandogli la testa.

A questo punto il manoscritto presenta una lacuna, dopo la quale il racconto riprende con Thor e Hymir su una barca, in mare. Hymir riesce a catturare qualche balena, mentre Thor usa la testa del bue come esca. A questo punto il mostruoso serpente Jörmungandr abbocca all’esca e Thor riesce a tirarlo a bordo e a colpirlo violentemente in testa col suo martello. Jörmungandr urla e il trambusto viene udito fino in fondo al mare; qui il manoscritto si interrompe ancora a causa di un’altra lacuna.

Dopo la seconda lacuna, troviamo Hymir seduto in barca, silenzioso e infelice. Tornati a terra, Hymir chiede a Thor un aiuto per portare le balene catturate a casa sua. Thor prende sia la barca che le balene, e porta tutto alla fattoria di Hymir. Successivamente, per stordire Hymir, Thor gli spacca una coppa di cristallo in testa, su suggerimento della madre di Týr; così Thor e Týr possono portare via il calderone. Týr non riesce a sollevarlo, ma Thor lo fa rotolare, e così con esso se ​​ne vanno. Durante il tragitto, un esercito di esseri dalle molte teste guidata dal Hymir attacca i due, ma Thor riesca a batterli col suo martello. Thor e Týr riescono così nella loro impresa.

Lokasenna

In questo poema Loki ingaggia uno scontro con gli altri dei durante un banchetto nella sala di Ægir. Inizialmente Thor non partecipa alla discussione perché si trova lontano, in uno dei suoi viaggi. Verso la fine del poema Loki si scontra con Sif, la moglie di Thor, accusandola d’aver giaciuto con lui. Beyla, la serva di Freyr, a questo punto afferma che le montagne stanno tremando e che quindi Thor probabilmente si trova sulla via di casa. Beyla aggiunge che Thor riporterà la pace fra i litiganti. Thor infine arriva e intima a Loki di tacere minacciandolo di strappargli la testa con il suo martello. Loki chiede a Thor perché è così arrabbiato, e commenta che Thor non sarà così audace quando dovrà battersi contro il lupo Fenrir, (durante il Ragnarök ). Thor dice ancora a Loki di tacere, e minaccia di gettarlo in cielo, dove egli non sarà mai più visto. Lo scontro continua finché Loki, sconfitto, decide di lasciare la sala e di andarsene.

Þrymskviða

In questo poema comico Thor gioca ancora un ruolo centrale. Egli, svegliatosi, scopre che il suo potente martello Mjöllnir è scomparso. Thor chiede aiuto a Loki, dicendogli che nessuno sa che il martello è stato rubato. I due vanno alla dimora della dea Freyja, e per tentare di trovare Mjollnir, Thor le chiede se può prendere in prestito il suo mantello di piume. Freyja accetta, così Loki lo indossa e vola via. Loki arriva in uno dei nove mondi, Jötunheimr, dove risiede il gigante Þrymr, che afferma d’aver rubato il martello e d’averlo sepolto ben otto leghe sotto terra. Egli promette che restituirà il martello solo se potrà avere in sposa la dea Freyia. Così Loki torna alla corte degli dei e dopo aver raccontato tutto a Thor, si reca con lui da Freyja, cercando di convincerla a sposare Þrymr. Ma essa, indignata, si infuria e rifiuta con forza questa proposta. A questo punto, gli dei e le dee si incontrano per discutere e dibattere la questione. Il dio Heimdallr suggerisce che, al posto di Freyja, Thor potrebbe vestirsi da sposa e presentarsi a Þrymr, con gioielli, abbigliamento da donna, il copricapo da sposa, e la famosa collana Brisingamen di Freyia. Thor respinge l’idea, ma Loki si intromette dicendo che questo sarà l’unico modo per riavere Mjollnir, sottolineando che senza il martello il mondo di Asgrad sarebbe rimasto indifeso. Così, Thor vestito da sposa e Loki da damigella d’onore si recano nel mondo Jötunheimr insieme. I due vengono accolti con grandi onori e per loro viene allestito un sontuoso banchetto. Thor mangia e beve ferocemente, consumando interi animali e tre botti di idromele. Þrymr trova il comportamento di Thor, (che egli crede sia Freyja), molto strano e Loki, per giustificare l’insaziabile fame della sposa, la giustifica spiegando che essa per l’ansia non aveva mangiato niente negli otto giorni precedenti all’arrivo. Come dono nuziale, la sorella di Þrymr porta al banchetto il martello Mjöllnir, che viene infine brandito da Thor, che fa strage dei nemici.

Alvíssmál

In questo poema Thor raggira un nano, Alviss, venuto a chiedere la mano di sua figlia. Alviss sostiene che la fanciulla gli fu promessa in sposa qualche tempo prima, ma Thor rifiuta di concedere la mano della figlia, replicando di non essere stato in casa quando il patto fu stipulato. Allora Thor propone una sfida al nano: se esso riuscirà a rispondere a tutti i suoi quesiti, Alviss potrà sposare sua figlia. Nel resto del poema, il nano elenca una serie di informazioni e di nomi di dei, elfi, nani, giganti, Vanir ed Æsir in risposta alle domande di Thor. Questa sfida nasconde però un tranello, infatti continuando a rispondere alle innumerevoli domande, Alviss non si accorge del passare del tempo e dell’arrivo dell’alba; come tutti i nani, al sorgere del sole, Alviss si tramuta in pietra una volta colpito dai raggi solari.

Questo sembra l’unico episodio noto in cui Thor sconfigge un avversario grazie all’astuzia e non con la forza bruta.

Hyndluljóð

Qui Thor viene solamente citato quando Freyja propone alla gigantessa Hyndla di offrire un sacrificio al dio per ottenere protezione e commenta che Thor non ha molto a cuore la sorte delle gigantesse.

Edda in prosa

Opera scritta intorno al 1220 dallo storico islandese Snorri Sturluson, è un manuale di poetica norrena. Essa è composta da un prologo seguito da tre parti: Fyrirsögn ok Formáli (intestazione e prologo), Gylfaginning (l’inganno di Gylfi), Skáldskaparmál (dialogo sull’arte della poesia), e Háttatal (trattato di metrica).

Nel prologo di quest’opera, Snorri Sturluson parla di Thor come di un principe di Troia, figlio del re Memnone e di Troana, una figlia di Priamo. Si dice che Thor abbia sposato la profetessa Sibilla (identificata con Sif), e che sia stato allevato in Tracia da un capo di nome Lorikus, che Thor avrebbe poi ucciso per assumere il titolo di “re della Tracia”. Il nome aesir è spiegato come “uomini d’Asia”, Asgard diventa la “città asiatica”, cioè Troia.

Nell’Edda in prosa, Thor viene citato in tutti e quattro i libri: Prologo, Gylfaginning, Skáldskaparmál e Háttatal.

Heimskringla

Insieme di saghe raccolte e messe insieme da Snorri Sturluson nel XIII secolo d.C. Thor viene menzionato in quattro diverse saghe. Nel quinto capitolo della saga degli Ynglinga si racconta come Thor fosse stato un sacerdote pagano, a cui Odino aveva donato una dimora nel mitico luogo di Þrúðvangr, in Svezia.

Teorie e interpretazioni

Il ruolo di Thor nella religione germanica è stato più volte dibattuto dagli studiosi. Il culto di Thor era legato alle abitazioni degli uomini e ai loro beni, e al benessere della famiglia e della comunità. Ciò includeva la fecondità dei campi, e Thor, sebbene fosse in primo luogo il dio dei tuoni e delle tempeste, era anche la divinità della fertilità e della preservazione dei cicli stagionali. Il matrimonio di Thor con la dea Sif dai capelli d’oro, di cui sono rimaste poche tracce nei miti, sembra essere stato un ricordo dell’antico matrimonio divino fra il dio del cielo e la dea della terra, che avveniva quando il dio calava su di essa in forma di temporale e portava la pioggia che rendeva fertile il terreno. In questo modo Thor, così come Odino, può essere visto come la continuazione del culto del dio del cielo che era conosciuto nell’età del bronzo.

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