Loki

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Loki

Nella mitologia norrena Loki era un dio o un Jötunn (un gigante) o entrambi. Loki era il figlio del gigante Fárbauti e della dea Laufey e fratello di Helblindi e Býleistr. Dalla gigantessa Angrboða ebbe la regina dei morti Hel, il lupo Fenrir, e il mostruoso serpente Jormungandr (o Miðgarðsormr). Da Sigyn ebbe Narfi. Trasformatosi in una cavalla, Loki ebbe con lo stallone Svaðilfari, il cavallo dalle otto zampe Sleipnir. Inoltre, Loki veniva indicato come il padre di Vali nell’Edda in prosa.

Loki rappresentava il male necessario per il mantenimento dell’ordine cosmico. Il suo rapporto con gli altri dèi era molto variabile. Loki a volte assisteva gli dei e a volte causava loro dei problemi, come quando causò il rapimento della dea Iðunn, rubò il gioiello della dea Freya, rasò a zero i capelli di Sif e tormentò i nani, che stavano creando il martello di Thor, trasformatosi in una mosca. Egli era un mutaforma e in diversi racconti appariva sotto forma di un salmone, del mare, di una foca, di una mosca, e anche di una donna anziana. I difficili rapporti con gli altri dei precipitarono del tutto quando Loki causò la morte del dio Baldr. Loki venne incatenato a tre rocce appuntite con le interiora di suo figlio Narfi dagli dèi. Un serpente venne sospeso sopra di lui in modo che il suo veleno gocciolasse sul suo viso, ma sua moglie Sigyn raccoglieva il veleno in una ciotola. Tuttavia, Sigyn era costretta a svuotare il bacile quando era pieno, e il veleno che gocciolava nel frattempo causava a Loki tremendo dolore tanto da farlo urlare e contorcere, causando terremoti. Con l’inizio del Ragnarök, Loki riuscirà a liberarsi dalla prigionia e lotterà fino alla morte contro il dio Heimdallr e i due si uccideranno a vicenda.

Loki viene descritto nell’Edda poetica, testo redatto nel XIII sec. d.C. che tratta argomenti e leggende più antichi; nell’Edda in prosa e nell’Heimskringla, scritti nel XIII sec. da Snorri Sturluson; nel poema runico norvegese, nelle poesie degli scaldi (poeti), e nel folklore della Scandinavia. Loki sembrerebbe essere raffigurato sulla pietra di Snaptum, sulla pietra di Kirkby Stephen, e sulla croce di Gosforth. Le origini di Loki e il suo ruolo nella mitologia nordica sono stati molto discussi dagli studiosi.

Edda poetica

Nell’Edda poetica Loki appare (o viene fatto riferimento a lui) nei poemi Völuspá, Lokasenna, Þrymskviða, Reginsmál, Baldrs draumar e Hyndluljóð (gli ultimi due chiamati generalmente “Edda minore”).

Völuspá

Nella stanza 35 del poema Völuspá, una volva (veggente) dice ad Odino che, tra molte altre cose, vede Sigyn seduta molto infelice con il marito legato, Loki, sotto un “boschetto delle sorgenti calde”. Nella stanza 51, la volva annuncia che durante gli eventi del Ragnarök, Loki si libererà dai suoi legami e verrà indicato come il “fratello di Býleistr”.

Nella stanza 54, dopo aver divorato Odino ed essere poi ucciso dal figlio di Odino Víðarr, Fenrir viene descritto come “parente di Loki”.

Lokasenna

In questo poema Loki ingaggia scambi di insulti in versi con gli altri dei. Loki propone due stanze di insulti, mentre la controparte risponde con una sola stanza. Il poema inizia con un’introduzione in prosa che spiega che Ægir, una figura associata al mare, ospita una festa nella sua sala per un certo numero di dei e folletti. Lì gli dei elogiano i servitori di Ægir Fimafeng e Eldir. Loki, non potendo sopportare di sentire ciò, uccide il servo Fimafeng. In risposta, gli dei afferrano i loro scudi e scacciano Loki fuori dalla sala in mezzo ai boschi. Gli dei successivamente ritornano nella sala e continuano a bere.

Entrata e rifiuto

Loki uscì dal bosco e incontrò Eldir al di fuori della sala. Loki salutò Eldir (e la stessa poesia comincia) con una domanda: chiese ad Eldir di riferirgli ciò di cui stavano discutendo gli dei all’interno della sala. Eldir rispose che stavano parlando delle loro armi e della loro abilità in guerra, eppure nessuno aveva da dire qualcosa di amichevole su Loki. Loki affermò che sarebbe andato alla festa, e che, prima della fine del banchetto, avrebbe indotto gli dei a litigare fra loro, e “avrebbe mescolato il loro idromele con malizia”. Loki poi entrò nella sala, e tutti si zittirono accorgendosi di lui.

Seconda entrata e insulti

Rompendo il silenzio, Loki disse che, assetato, era venuto in questa sala da molto lontano per chiedere agli dei un sorso del “famoso idromele”. Chiamando gli dèi arroganti, Loki chiese perché non erano in grado di parlare, e chiese che gli assegnassero un seggio e un posto per lui alla festa, o che gli dicessero di andarsene. Il dio poeta Bragi fu il primo a rispondere a Loki dicendogli che non avrebbe avuto una sede e un luogo a lui assegnati per la festa. Loki non rispose a Bragi direttamente, ma invece diresse la sua attenzione su Odino, e affermò: “Ti ricordi, Odino, quando in tempi passati abbiamo mescolato il nostro sangue insieme? Avevi detto che non avresti più bevuto birra se questa non fosse stata portata ad entrambi.”

Odino chiese poi a suo figlio silente Víðarr di alzarsi, affinché Loki potesse sedersi alla festa, in modo che la smettesse di insultare gli dei nella sala di Ægir. Venne offerto da bere a Loki ed egli brindò alla salute degli dei escludendo Bragi. Bragi rispose che avrebbe dato un cavallo, una spada ed una anello a Loki in modo da evitare che Loki potesse portare rancore agli dei. Loki rispose che Bragi sarebbe sempre stato a corto di queste cose e lo accusò di essere sempre cauto nei confronti della guerra ed esitante nel combattimento. Bragi rispose che non appena fossero usciti dalla sala, egli avrebbe tenuto la testa di Loki come ricompensa per le sue bugie. Loki replicò a Bragi di essere coraggioso solo da seduto e che lo avrebbe fatto fuggire dalla paura.

La dea Iðunn interruppe il dialogo chiedendo a Bragi, come un servizio nei confronti dei suoi parenti, di non dire parole di biasimo a Loki nella sala di Ægir. Loki impose a Iðunn di tacere, definendola come la più lussuriosa fra tutte le donne e accusandola addirittura d’aver giaciuto con l’assassino di suo fratello. Iðunn rispose di non voler pronunciare parole malevoli nella sala di Ægir e affermò di aver acquietato Bragi, che era stato reso loquace dalla birra; lei non voleva che i due si scontrassero. La dea Gefjun chiese perché i due dei dovessero scontrarsi, dato che Loki sapeva che Bragi stava scherzando e che tutti gli esseri viventi lo amavano. Loki rispose alla dea affermando che lei una volta era stata sedotta da un “bianco giovane” che le aveva donato un gioiello e lei lo aveva fatto giacere sulla sua coscia.

Odino ammonì Loki chiamandolo “pazzo” per i suoi tentativi di rendersi nemica la dea Gefjun, dato che la sua saggezza era talmente grande da poter competere con quella di Odino stesso. Loki allora insultò Odino accusandolo di fare un pessimo lavoro nel distribuire gli onori in battaglia e che spesso consegnava la vittoria ai deboli di cuore. Odino allora rinfacciò a Loki di essere rimasto otto inverni a mungere le vacche come una donna e d’aver generato bambini. Odino riteneva tutto questo perverso. Loki accusò Odino d’aver praticato il seidr (una sorta di magia sciamanica di solito femminile), e anche questo fu giudicato da Loki perverso.

Frigg, una delle dee più importanti e moglie di Odino disse che ciò che Loki e Odino avevano fatto in passato non doveva essere pronunciato di fronte agli altri, e che le questioni antiche dovevano sempre rimanere nascoste. Loki portò in primo piano che Frigg era la figlia di Fjörgyn, personificazione della terra, e che una volta essa aveva preso i fratelli di Odino Vili e Vé nel suo abbraccio. Frigg rispose che se ci fosse stato un ragazzo come suo figlio Baldr, ora deceduto, in sala, Loki non sarebbe stato in grado di fuggire alla collera degli dèi. Loki ricordò allora a Frigg di essere egli stesso il responsabile della morte di suo figlio Baldr.

La dea Freyja dichiarò che Loki doveva essere pazzo. Loki proclamò che ogni dio ed elfo presente doveva essere stato un amante di Freyja. Freyja accusò Loki di mentire e di essere in odio a tutti gli dei e le dee. In risposta, Loki definì Freyja una “strega maligna” e sostenne che essa venne sorpresa da tutti gli dei mentre era a cavalcioni su suo fratello Freyr. Njörðr, (il padre di Freyia e Freyr), disse che era innocuo per una donna avere un amante o qualcun altro oltre il marito e ciò che era veramente sorprendente era il fatto che un dio pervertito che aveva partorito figli potesse venire in quella sala.

Loki intimò a Njörðr di fare silenzio, ricordandogli di come fosse stato un ostaggio dato dai Vani agli Æsir durante la guerra Æsir contro Vani e di come le figlie di Hymir l’avessero brutalmente oltraggiato. Njörðr rispose che questa per lui era stata una ricompensa e che suo figlio Freyr era amato da tutti. Loki rispose a Njörðr di mantenere la sua moderazione e che non avrebbe tenuto segreto ancora a lungo che Njörðr aveva avuto suo figlio con sua sorella.

Il dio Tyr difese Freyr, ma Loki replicò che Tyr sarebbe dovuto rimanere in silenzio e ricordò che il proprio figlio, il lupo Fenrir, aveva strappato una mano a Tyr. Tyr rispose che lui aveva perso una mano, ma Loki aveva perso il lupo, e così entrambi erano finiti male. Inoltre, Fenrir ora avrebbe dovuto aspettare in catene fino all’arrivo del Ragnarök. Loki intimò a Tyr di fare silenzio una seconda volta e affermò d’avere avuto un figlio da sua moglie, e che Tyr non aveva ancora ricevuto un risarcimento per questo oltraggio, e per questo Loki lo definì un “miserabile”.

A questo punto Freyr li interruppe e disse di vedere un lupo disteso davanti al fiume. Se Loki non avesse fatto subito silenzio, come il lupo, sarebbe rimasto legato fino al Ragnarök. Loki replicò che Freyr aveva comprato la sua consorte Gerðr con l’oro, dopo aver dato via la sua spada, e quindi sarebbe rimasto disarmato durante la battaglia finale del Ragnarök. Byggvir, (un servo di Freyr), proclamò che se avesse avuto un nobile lignaggio e un onorevole seggio al pari di Freyr, avrebbe stritolato Loki. Loki lo apostrofò alla stregua di un cane, sempre agli ordini di Freyr. Byggvir replicò di essere orgoglioso di servire dei ed uomini. Loki gli intimò di tacere e lo insultò accusandolo di nascondersi quando gli uomini andavano in battaglia.

Il dio Heimdallr si scagliò contro Loki definendolo ubriaco e sciocco e gli chiese di chiudere la bocca e tacere. Loki intimò a Heimdallr di tacere e lo definì come il guardiano degli dei. La dea Skaði affrontò Loki dicendogli che per ora esso rideva e scherzava in tranquillità, ma presto sarebbe stato legato a delle rocce appuntite con le budella di suo figlio. Loki replicò che lei una volta era stata più dolce quando si rivolgeva a lui, quando essa l’aveva invitato nel suo letto.

Sif, la moglie di Thor, si fece avanti e versò a Loki dell’idromele in un bicchiere di cristallo affermando di essere fra tutti gli dei innocente e irreprensibile. Loki accettò il bicchiere e, dopo aver bevuto, affermò che Sif aveva un amante oltre al marito Thor e che questo amante era proprio lui stesso, Loki. Beyla riferì che le montagne stavano tremando e che quindi Thor doveva essere sulla strada del ritorno e che quando fosse arrivato a casa sarebbe riuscito a portare la pace tra tutti i litiganti.

L’arrivo di Thor e la schiavitù di Loki

Thor arrivò e intimò a Loki di tacere chiamandolo “creatura del male”. Affermò che col suo martello Mjöllnir lo avrebbe fatto tacere, martellandolo sulla testa e sulle spalle. Avendo saputo del ritorno di Thor, Loki gli chiese perché fosse così arrabbiato e affermò che Thor non sarebbe stato così audace nel combattere contro il lupo, quando avrebbe ingoiato Odino durante il Ragnarök. Thor intimò ancora a Loki di tacere e lo minacciò con Mjöllnir, dicendogli che l’avrebbe gettato sulle strade dell’est, e successivamente più nessuno sarebbe stato in grado di vedere Loki. Thor e Loki continuarono ad insultarsi per molto tempo e Thor minacciò Loki dicendogli che l’avrebbe inviato nel mondo dei morti, il regno di Hel.

In risposta a Thor, Loki affermò di “aver parlato prima degli Æsir”,e prima “dei figli degli Æsir”, ciò che il suo spirito lo incitava a dire.

Dopo queste ultime parole, Loki lasciò la sala, si trasformò in un salmone e si nascose presso la cascata di Franangrsfors, dove venne catturato dagli Æsir. Loki, come punizione per aver ucciso Baldr, venne legato a delle rocce appuntite con le viscere di suo figlio Nari, mentre suo figlio Narfi venne trasformato in un lupo. Inoltre Skaði fissò un serpente velenoso sopra al corpo di Loki, in modo che il suo veleno gli cadesse continuamente addosso. Solo la moglie di Loki, Sigyn, gli rimase accanto, raccogliendo il veleno in una bacinella, per evitare che ferisse il marito. Ma quando il recipiente era colmo, Sigyn era costretta ad allontanarsi per svuotarlo; durante queste pause, Loki veniva colpito dal veleno e il dolore era talmente forte da farlo dimenare e contorcere violentemente. Per questo motivo, quando Loki si dimenava, causava sulla terra i terremoti.

Þrymskviða

In questo poema Thor si sveglia e scopre che il suo potente martello Mjöllnir è scomparso. Thor si rivolse per primo a Loki, e gli disse che nessuno sapeva che il martello era stato rubato. I due si recarono poi al tribunale della dea Freyja, e Thor le chiese se poteva prestargli il suo mantello di piume per cercare di ritrovare Mjöllnir. Freyja accettò, dicendo che l’avrebbe prestato anche se fosse stato fatto d’oro e d’argento; così Loki partì in volo col mantello.

Nel mondo Jötunheimr il gigante Þrymr era seduto su un tumulo, mentre intrecciava collari d’oro per le sue cagne e mentre stava sistemando le criniere dei suoi cavalli. Þrymr vide Loki e gli chiese cosa avrebbe potuto andare male fra gli Æsir e gli elfi e come mai Loki fosse da solo nel Jötunheimr. Loki rispose di avere brutte notizie sia per gli elfi che per gli Æsir, dato che il martello di Thor, Mjöllnir, non c’era più. Þrymr rispose d’aver nascosto Mjollnir otto leghe sotto terra, e che lui l’avrebbe recuperato solo se Freyja fosse divenuta sua moglie. Loki allora volò via e ritornò alla corte degli dei.

Thor chiese a Loki se il suo viaggio avesse avuto successo. Loki gli rispose d’aver scoperto che Þrymr aveva nascosto il mantello, che però non poteva essere recuperato a meno che Freyja non fosse divenuta la moglie del gigante. I due tornarono da Freyja e le dissero di vestirsi da sposa, in quanto essi intendevano portarla nel Jötunheimr. Freyja rifiutò, indignandosi e arrabbiandosi, facendo tremare tutte le sale col suo furore, e la sua famosa collana, la Brísingamen, le cadde.

Allora tutti gli dei e le dee decisero di incontrarsi per discutere della questione. Il dio Heimdallr suggerì l’idea che lo stesso dio Thor si vestisse da sposa, con gioielli , abbigliamento da donna, un copricapo e la collana Brísingamen. Thor si oppose all’idea ma Loki lo fermò, affermando che questo sarebbe stato l’unico modo per riavere il martello. Così Thor venne abbigliato come una sposa e Loki come se fosse una sua serva; così si diressero verso il Jötunheimr.

Þrymr, credendo che stesse per arrivare Freyja, si preparò per la sua venuta. All’inizio della serata, Thor e Loki travestiti si incontrarono con Þrymr. Thor mangiò e bevve ferocemente, consumando animali interi e tre botti di idromele. Þrymr si stupì e trovò questo comportamento in contrasto con l’immagine che si era fatto di Freyja, e Loki, seduto di fronte a Þrymr, che appariva invece come una ragazza molto accorta, giustificò la sposa, affermando che essa era molto affamata dato che non aveva consumato niente negli otto giorni di viaggio precedenti. Quando poi Þrymr estrasse il martello per santificare la sposa, Thor lo afferrò saldamente e colpì con ferocia Þrymr e gli altri giganti.

Reginsmàl

Loki appare sia nella prosa che nelle prime sei strofe di questo poema.

Nell’introduzione della prosa Regin descrive che una volta gli dei Odino, Hœnir e Loki erano andati presso le cascate di Andvarafors, che contenevano molti pesci. Regin, un nano, aveva due fratelli, Andvari, che viveva nelle cascate sotto forma di un luccio, e Okr, che dimorava nelle cascate sotto forma di una lontra.

Mentre i tre dei si trovavano alle cascate, Otr, sotto forma di lontra, aveva catturato un salmone e lo stava mangiando sulla riva del fiume, quando Loki lanciò un sasso e lo colpì uccidendolo. Gli dei decisero di scorticare la lontra per fare un sacchetto con la pelle. Quella notte i tre dei incontrarono Hreidmar, il padre di Regin, Andvari e Otr, e gli mostrarono la pelle di lontra. Non appena Hreidmar riconobbe la pelle del figlio, imprigionò gli dei e disse loro che li avrebbe rilasciati solo se fossero riusciti a riempire e a coprire totalmente la pelle di lontra con dell’oro. Loki venne inviato a cercare l’oro ed esso si recò dalla dea Ran, prese in prestito la sua rete da pesca e si recò presso le cascate Andvarafors. Qui riuscì a catturare Andvari, trasformato in luccio, e si fece consegnare da lui tutto il suo oro. Oltre all’oro, Loki prese anche un anello magico che Andvari possedeva. A questo punto Andvari maledisse tutte queste ricchezze a riferì a Loki che queste avrebbero causato la morte di due fratelli, avrebbero portato guerre tra otto principi e sarebbero state inutili per tutti.

Loki ritornò e i tre dei riuscirono a riempire e a coprire la pelle di lontra con l’oro. Hreidmar però vide che rimaneva ancora un pelo della pelle scoperto, e così Odino posò il magico anello per ricoprire anche quest’ultima parte.

Loki raccontò allora che quell’oro che loro avevano consegnato era maledetto e che avrebbe causato la morte di Hreidmar e di Regin. Hreidmar non gli credette e li lasciò andare. Il poema continua senza nessun’altra menzione a Loki.

Baldrs draumar

Nel Baldrs draumar (i sogni di Baldr), Odino ha risvegliato una völva deceduta (una veggente) nel regno di Hel e le chiede ripetutamente di interpretare gli incubi di suo figlio Baldr, da chi verrà ucciso e da chi sarà vendicato. Loki viene menzionato nella quattordicesima stanza, la stanza finale del poema, dove la völva dice ad Odino di cavalcare a casa e di vantare il proprio orgoglio, e che nessun altro la vedrà più fino a quando Loki non si libererà dalle sue catene e si arriverà al Ragnarök.

Hyndluljóð

Loki viene citato in due strofe del Völuspá hin skamma, che si trova all’interno del poema Hyndluljóð. Nella prima strofa Loki si unisce con la gigantessa Angrboða che genera il lupo Fenrir, si trasforma in cavalla e genera Sleipnir unendosi con lo stallone Svaðilfari e in terzo luogo da vita al peggiore di tutti i mali. Loki viene poi descritto mentre mangia il cuore e i pensieri di una donna.

Fjölsvinnsmál

In questo poema una strofa menziona Loki (chiamato qui “Lopt”). L’eroe Svipdgar chiede al guardiano Fjölsviðr dove si trovi la potente arma Lævateinn. Fjölsviðr rivela che l’arma è custodita dalla gigantessa Sinmara, all’interno di una cassa chiusa da nove serrature. Quest’arma è stata creata da Lopt (Loki) con le rune davanti al cancello dei morti.

Edda in prosa

Gylfaginning

Il libro Gylfaginning racconta diversi miti con Loki, tra cui il suo ruolo nella nascita del cavallo Sleipnir e la sua contesa con Logi, la personificazione del fuoco.

Introduzione di High

Nell’Edda in prosa, Loki appare nel ventesimo capitolo del libro Gylfaginning.

Ricompare poi nel trentaquattresimo capitolo, citato da High; viene conteggiato fra gli Æsir e High riporta che Loki viene definito da alcuni come “il calunniatore degli Æsir”, “creatore di inganni” e “la vergogna di tutti gli dei e gli uomini”. High afferma che il nome alternativo di Loki è Lopt, che egli è figlio del gigante Farbauti e di Laufey o Nal“. I suoi fratelli sono Helblindi e Býleistr. High descrive Loki come piacevole e bello” in apparenza, ma dal carattere maligno, molto capriccioso” e astuto. La moglie di Loki si chiama Sigyn, e hanno un figlio di nome Nari o Narfi“. Loki ha avuto tre figli con la gigantessa Angrboða: il lupo Fenrir, il serpente Jormungandr, e la figlia Hel.

Loki, Svaðilfari, and Sleipnir

Nel capitolo quarantaduesimo High racconta una storia ambientata proprio all’inizio dell’insediamento degli dei. La storia racconta di un costruttore senza nome che si offrì di costruire un invincibile palazzo per gli dei, con grandi fortezze che tenessero distanti i nemici, in cambio però chiese la dea Freyja, il sole e la luna. Dopo qualche discussione, gli dei decisero di accettare queste condizioni, ma posero una serie di restrizioni al costruttore: egli avrebbe dovuto completare i lavori entro tre stagioni senza l’aiuto di un uomo. Il costruttore fece una singola richiesta: che egli potesse avere l’aiuto del suo stallone Svaðilfari e, grazie all’influenza di Loki, questo gli fu permesso. Lo stallone Svaðilfari si dimostrò molto forte tanto da riuscire a sollevare enormi massi. Il costruttore assieme a Svaðilfari, progredì velocemente e tre giorni prima del termine della stagione estiva era quasi sul punto di terminare. Gli dei si riunirono per capire chi fosse il responsabile; essi decisero che il colpevole era Loki.

Gli dèi dichiararono che Loki si sarebbe meritato una morte orribile se non fosse riuscito a trovare un piano per far sì che il costruttore non venisse pagato. Loki, impaurito, giurò che avrebbe escogitato un piano perfetto per non pagare il costruttore, a qualunque costo. Quella notte, il costruttore uscì con Svaðilfari per raccogliere una pietra, ma proprio lì vicino videro una cavalla al galoppo. La cavalla, che non era altro che Loki trasformato, nitrì a Svaðilfari, esso divenne irrequieto e corse verso di essa. I due cavalli corsero per tutta la notte e così i lavori si fermarono per tutto quel lasso di tempo. Il costruttore andò in collera e quando gli Æsir capirono che esso era un hrimthurs (gigante fatto di ghiaccio), ruppero i loro giuramenti precedenti e chiamarono Thor. Thor sopraggiunse e uccise il costruttore fracassandogli il cranio col martello Mjöllnir. Dall’unione con Svaðilfari, Loki diede alla luce un cavallo con otto zampe, Sleipnir.

Loki, Útgarða-Loki e Logi

Nel capitolo quarantaquattresimo, Third riluttante racconta come Thor e Loki una volta stessero viaggiando sul carro di Thor, tirato dalle sue due capre. Essi si fermarono a sostare presso la casa di un contadino che li ospitò per la notte. Thor macellò le sue capre, le preparò, le mise in una pentola e assieme a Loki le mangiò per cena. Thor invitò la famiglia di contadini che possedevano la fattoria a condividere con lui e Loki il pasto che aveva preparato. In seguito, Þjálfi, il figlio del contadino, succhiò il midollo osseo da una delle ossa delle capre e quando Thor le riesumò per ripartire, si accorse che una delle due capre era zoppa. Terrorizzata dalla collera del dio, la famiglia decise di rimediare al danno dando a Thor il figlio Þjálfi e la figlia Röskva.

Così le capre, Thor, Loki e i due bambini continuarono il viaggio verso est fino ad arrivare in una vasta foresta nello Jötunheimr. Continuarono attraverso il bosco fino al sopraggiungere della notte. I quattro cercarono allora un riparo per dormire. Incontrarono un edificio immenso e si accamparono in una stanza laterale, rimanendo però in allerta a causa di continui terremoti per tutta la notte.

L’edificio risultò poi essere il guanto enorme di Skrymir, un gigante, che russando per tutta la notte, provocava continui terremoti. Tutti e quattro allora si spostarono a dormire sotto un albero di quercia vicino a Skrymir. Thor durante la notte tentò due volte di uccidere Skrymir colpendolo sulla testa col suo martello, ma ogni volta il gigante si svegliava credendo che gli fosse caduta qualche ghianda sulla testa. Dopo il secondo tentativo, il gigante si svegliò e consigliò ai viandanti di fare attenzione al vicino re Útgarða-Loki. I quattro viaggiatori proseguirono il loro viaggio fino a mezzogiorno. Essi si trovarono di fronte un massiccio castello in uno spazio aperto. All’ingresso del castello vi era una porta chiusa, e Thor scoprì che non poteva aprirlo. Così lottarono tutti e quattro e finalmente riuscirono a passare attraverso le sbarre del cancello per poi continuare in una grande sala. All’interno della grande sala vi erano due panchine, dove molte persone di grandi dimensioni stavano sedute. I quattro videro allora Útgarða-Loki, il re del castello, seduto. Útgarða-Loki disse loro che non erano permessi visitatori, a meno che non avessero partecipato ad una gara. Loki per primo affermò di essere in grado di mangiare più velocemente di qualsiasi altro. Útgarða-Loki accettò l’impresa a chiamò un essere di nome Logi. Venne portato un tagliere, venne posto sul pavimento della sala e riempito di carne. I due contendenti (Loki e Logi), si disposero ai lati del tagliere e cominciarono a mangiare il più velocemente possibile. Loki riuscì a consumare tutta la carne disposta dal suo lato, ma nello stesso tempo Logi non solo divorò tutta la sua parte di carne, ma anche le ossa e lo stesso tagliere. Fu evidente che Loki aveva perso. Successivamente Þjálfi corse tre volte contro un essere di nome Hugi e per tre volte perse. Thor accettò di partecipare ad una gara di bevute, ma dopo tre immensi sorsi fallì. Thor allora si impegnò a sollevare un grosso gatto grigio, ma riuscì solamente ad alzare una delle sue zampe. Thor chiese quindi di poter combattere contro qualcuno nella sala, ma i presenti rifiutarono dicendo che battersi contro di lui sarebbe stato umiliante, data la sua debolezza. Útgarða-Loki fece allora chiamare la sua nutrice, Elli, una vecchia donna, per farla combattere contro Thor. Il combattimento risultò durissimo e Thor venne battuto. Giunta poi la notte, Útgarða-Loki mostrò ai quattro viandanti le loro stanze. La mattina dopo, pronti per partire, vennero fermati da Útgarða-Loki, che chiese a Thor come pensava di essere andato nelle sfide affrontate. Thor rispose di non essere in grado di valutarlo e di essere infastidito che ora Útgarða-Loki stesse parlando male di lui. Útgarða-Loki affermò che se Thor avesse saputo ciò con cui aveva a che fare, non sarebbe mai tornato e così rivelò di essere in realtà il gigante Skrymir. Útgarða-Loki rivelò allora che tutte le gare erano state truccate. Loki aveva gareggiato contro la personificazione del fuoco (Logi), Þjálfi contro la mente di Útgarða-Loki e Thor aveva bevuto da una coppa collegata al mare (quindi impossibile da bere tutta), il gatto che aveva cercato di sollevare non era altro che il serpente Jörmungandr, mentre la vecchia balia era la personificazione dell’età avanzata.

Poema runico norvegese

Loki è menzionato nella tredicesima strofa del poema runico norvegese, dove viene detto che Birch ha le foglie più verdi di qualsiasi altro arbusto e Loki è stato fortunato nel suo inganno. Con “inganno di Loki” probabilmente si intende la sua responsabilità nella morte di Baldr.

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