Licofrone di Calcide

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Licofrone di Calcide è autore dell’Alessandra, un’opera di difficile interpretazione, ma molto utile per la ricostruzione topografica del Mediterraneo antico, in quanto contiene numerose notizie geografiche.

Vita

Licofrone nacque intorno al 330 a.C. Sappiamo che fu adottato dallo storico Lico di Reggio e che si trasferì ad Alessandria sotto Tolemeo Filadelfo. Nella biblioteca di Alessandria ricevette l’incarico di ordinare i testi dei commediografi. Licofrone fu uno dei poeti tragici inclusi nella Pleiade, cioè la costellazione dei sette migliori tragediografi del suo tempo, ma della sua vasta produzione rimangono solo pochi versi.

Alessandra

Si tratta di un poema in 1474 trimetri giambici. La voce narrante è un servitore che Priamo ha posto accanto alla figlia Alessandra (Cassandra) e che, quando Paride sta per partire verso Sparta, espone a Priamo le profezie della figlia, riguardanti la sorte di Troia, il ritorno dei Greci in patria, la persistenza della memoria di Troia attraverso il culto di Cassandra, di Ecuba e di Ettore, la rinascita di Troia attraverso l’espansione di Roma sul Mediterraneo, la lotta tra Asia ed Europa in seguito al ratto di Io.

Alcuni studiosi, inizialmente, ritennero che si trattasse di una tragedia, ma è sbagliato intenderla in questo modo, almeno secondo la tipologia classica. Si presenta come un racconto di messaggero (rhesis) di lunghezza spropositata: Giovanni Tzetzes (XII sec.) la considerava una monodia drammatica, mentre altri un prodotto di contaminazione tra contenuto epico, cornice drammatica e forma lirica. In realtà sembrerebbe un’opera al confine tra epica e tragedia: per svolgere un racconto epico viene adottato il punto di vista di un personaggio come avviene nella tragedia. Il punto di vista adottato è quello dei Troiani sconfitti: è, anche questa, un’innovazione, perché i successi degli eroi vengono svalutati, le loro gesta appaiono in una luce squallida e bizzarra, mentre vengono esaltate le loro disgrazie.

Licofrone sostituisce i nomi propri con metafore, secondo la tradizione oracolare; la lingua si fonda su quella della tragedia, in particolare quella di Eschilo, di cui Licofrone esagera le caratteristiche. L’autore, inoltre, utilizza molti elementi dialettali diversi, insieme a barbarismi ed arcaismi e anche parole rare, secondo il gusto per l’erudizione tipicamente alessandrino; egli ricorre frequentemente ad estese digressioni e il susseguirsi delle profezie è reso più vivace dall’attenzione per il dettaglio e da momenti di ricercato pathos.

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