Alcmane

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Alcmane

Alcmane è il primo esponente della lirica corale che sia giunta fino a noi in un corpus di frammenti. La tradizione del dialetto dorico per il canto corale si stabilì a Sparta, che ne fu un importante polo di attrazione. Alcmane è un poeta di difficile interpretazione, anche per il fatto che non abbiamo molte informazioni sull’ambiente spartano arcaico e sulle istituzioni religiose, specialmente femminili, per le quali egli compose i suoi parteni; possiamo notare anche qui come l’omoerotismo femminile appaia a noi nella sua fondamentale funzione educativa. I parteni sono canti sacri professionali, destinati a un’occasione religiosa e che hanno la funzione di accompagnare e in parte descrivere il rito.

Vita

Gli studiosi hanno a lungo dibattuto sulla provenienza di Alcmane. La Suda afferma che proveniva da Sardi (Lidia) o dalla Messoa (Laconia). Il poeta doveva essere assai legato alla comunità spartana, di cui condivide e celebra i valori fondamentali. L’akmè è collocata da Eusebio al 612-609 a.C. ed è confermata dal Pap. Oxy. 2390, in cui si dice che Alcmane menziona in un suo canto i figli di Leotichida I, re Euripontide, in carica alla fine del VII sec. a.C., insieme all’Agiade Euricrate. L’attività di Alcmane si può dunque collocare alla seconda metà del VII sec. a.C., ovvero il periodo successivo alla II guerra messenica.

Contesto socio- culturale: Sparta al tempo di Alcmane

Questo periodo è caratterizzato da forti tensioni sociali che modificano la struttura economica e politica della città. L’intervallo di tempo compreso tra la seconda metà del VII e l’inizio del VI sec. a.C. vede il consolidarsi della tattica oplitica e la ridistribuzione dei klaroi (lotti di terra del cittadino-soldato, affidati al lavoro agricolo degli iloti). L’ambiente culturale appare estremamente produttivo: infatti tra il VII e il VI sec. a.C. si trovano a Sparta poeti e musicisti importantissimi provenienti da varie località del mondo greco: Terpandro, inventore della lira a sette corde, Taleta, Senodamo, Senocrito, Polimnesto e Tirteo. Inoltre qui si svolgevano innumerevoli gare musicali e ginniche. La ricchezza della città è confermata anche dagli scavi archeologici del santuario di Artemide Orthia.

Opere

Un ritrovamento molto importante fu, alla metà del XIX sec., il papiro conservato al Louvre, in cui sono parecchie decine di versi di un partendo, destinato ad un coro di fanciulle. La prima parte superstite del carme, molto danneggiata, narra il mito degli Ippocoontidi, nel quale aveva un ruolo preminente la figura di Eracle; in una sezione mutila appare un altro mito di incerta identificazione e poi, con una gnome di passaggio, il canto descrive fino alla fine situazioni rituali che si svolgono durante una veglia notturna, connesse ad Aotis, una divinità a noi ignota, a cui delle fanciulle donano un oggetto incerto (un tessuto o un aratro votivo).

Nel rito hanno un ruolo importante le fanciulle nominate come le più belle, Agido e Agesicora e ne vengono elencate altre otto in una sorta di catalogo che ad alcune dà epiteti di seduzione e bellezza, che creano un’atmosfera decisamente erotica. Si tratta di un rito di passaggio delle fanciulle dalla verginità alla maturità (qualcosa di simile avveniva nel tiaso di Saffo a Lesbo). Lo scenario di bellezza e di luce delinea i rapporti tra le fanciulle attraverso paragoni ed immagini come il Sole, i cavalli veloci, l’oro e l’argento. Il tocco descrittivo è delicato e leggero, l’autore ricorre frequentemente ad apostrofi e a situazioni personali che fanno sentire questa poesia cultuale molto vicina ad origini popolari nonostante la cura formale. La costruzione formale prevede un programma con elementi fissi: il mito, la gnome (che rende espliciti i valori presenti nel mito e che serve da anello di passaggio da un tema all’altro), l’occasione, i cosiddetti “voli pindarici” (tecnica associativa), di cui è difficile ricostruire le origini. In un altro frammento papiraceo di partenio, pubblicato nel 1957, compare il nome di Astimelusa avvolto da un alone di ammirazione, rapimento erotico, soavi cori e immagini di luce e viene accennato il mito di Cinira, uno dei grandi amori di Afrodite. Famoso è anche il frammento in cui il poeta vecchio in prima persona si rivolge alle coreute: ormai le sue membra sono stanche, sogna di essere un cerilo e di volare al mare con le alcioni.

Un’altra tematica ricorrente nei carmi è quella metasimposiale: qui i cibi enumerati assumono un’importante valenza rituale. Alcmane compose numerosi canti per i sissizi (i conviti spartani, consistenti in una sorta di pasto in comune), in cui si intona il “peana” canto religioso in onore di un dio. Di un frammento papiraceo (fr. 125 C) è evidente il carattere dionisiaco e molto famoso è il fr. 159 in cui viene descritto un bellissimo paesaggio notturno che fa da sfondo ad un’epifania divina, forse di Artemide.

I canti rituali di Alcmane sono affascinanti e ricchi di eros, perciò ci si chiede quante volte Alcmane abbia cantato l’amore indipendentemente dall’occasione corale, nel corso di simposi laici. E’ testimoniato che l’autore compose anche cori maschili per le Gimnopedie, feste spartane.

Poetica

Alcmane invoca frequentemente la Musa secondo la tradizione epica, ma la sua coscienza di cantore è molto pronunciata: infatti parla spesso, nominandosi, in terza persona. La committenza di fatto gli consentiva di affermare in maniera forte e decisa la sua personalità. Alcmane pone sullo stesso piano la guerra e il “suono bello della cetra” ed è definibile come il poeta di una comunità, la Sparta del VII sec. a.C.

Lingua e stile

Alcmane scrive nel dialetto dorico della tradizione corale, con alcune forme eoliche, il cui numero è stato notevolmente ridimensionato dagli studiosi, in quanto si può trattare anche di forme laconiche. Su una sintassi linguistica e narrativa che appare arcaica, si innestano molte reminiscenze omeriche, facilitate dal ricorso all’esametro o, comunque, di metri dattilici. Lo stile è realista e immediato, aderente alla realtà. Ad Alcmane si deve l’introduzione della composizione strofica triadica, funzionale ad una poesia cantata da un coro e accompagnata da una danza. La metrica è semplice, vicina al canto lirico monodico: prevalgono metri giambico-trocaici e soprattutto dattilici nella forma dell’esametro e del tetrametro.

Fortuna

La fama di Alcmane come poeta erotico si diffonde in età alessandrina e la Suda lo definisce addirittura “inventore dei canti d’amore”. Nella trattatistica greca e latina viene chiamato “alcmanio” il tetrametro dattilico. La scarsità della sua fortuna si deve probabilmente al forte legame con le occasioni spartane.

Per saperne di più

L. E. Rossi, R. Nicolai, Storia e testi della Letteratura Greca. L’età arcaica, Firenze 2002.

A. Aloni, Lirici greci. Alcmane, Stesicoro, Simonide, Milano 1994.

M. Nafissi, La nascita del kosmos. Studi sulla storia e la società di Sparta, Perugina 1991.

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