Cuma

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Cuma, la Cripta Romana

 L’antico centro urbano di Cuma rappresenta uno dei luoghi più importanti dei Campi Flegrei, per ricchezza di storia e fama. Esso fu infatti il primo insediamento dell’area, scelto per la posizione territoriale favorevole e ben difendibile. Il Monte di Cuma divenne, fin dalla colonizzazione greca, il fulcro del nuovo abitato, che da un lato affacciava sul mare e verso nord dominava il lago di Licola, posto in una zona paludosa.

Oggi l’aspetto dell’area è ben diverso da come doveva apparire in antichità, a causa delle bonifiche effettuate negli anni ’20 e per il progressivo insabbiamento che ha determinato l’allontanamento della costa dal monte di Cuma.

Numerosi monumenti sono arrivati fino ai nostri giorni per raccontare la lunga storia della città e le delle sue diverse fasi ed abitanti; in particolare nel Parco Archeologico di Cuma si può visitare l’antica Acropoli con i suoi templi e godere, inoltre, di una bellissima vista dai terrazzamenti del monte cumano. Come è noto il nome della città ha sempre suscitato un grande fascino legato alla leggenda della Sibilla, la mitica profetessa di cui scrisse anche Virgilio nell’Eneide, ed alla quale alcuni luoghi sono tradizionalmente attribuiti, proprio per la loro struttura particolare, che in epoche passate aveva suscitato curiosità e che ancora oggi incute nel visitatore un certo senso di mistero.

Storia di Cuma

L’altura che diventò l’acropoli cumana era stata abitata da popolazioni indigene già durante l’età del Ferro, periodo al quale risale la necropoli indagata nell’area della città bassa. La colonia greca venne fondata da abitanti della Calcide ed Eretria, che in precedenza si erano stanziati nell’isola di Ischia (Pithecussa). La colonizzazione avvenne verso la metà dell’VIII secolo a.C. e secondo la tradizione fu lo stesso Apollo a guidare i coloni, che condotti da Ippocle e Megastene, seguirono una colomba od il suono di cembali.

La città comprendeva la collina con l’acropoli, posta su un promontorio tufaceo, e la c.d. città bassa, sita tra l’acropoli stessa ed il Monte Grillo. Attaccata inutilmente dagli Etruschi (524 a.C.), la greca Kyme venne conquistata dai Sanniti nel 424 o nel 421 a.C.; in quest’epoca si diede grande importanza all’ampliamento ed alla monumentalizzazione della città, ma non meno alle fortificazioni, che tuttavia non impedirono la conquista da parte dei Romani.

Dal 338 divenne Civitas sine suffragio e molti interventi architettonici furono realizzati in età repubblicana. Con Augusto, durante le guerre civili, Cuma rappresentò la roccaforte del futuro imperatore e diverse infrastrutture di tipo militare interessarono la zona, soprattutto quella costiera. Alla fine del I sec. d.C. venne realizzata la via Domitiana, che raggiungeva anche Puteoli ed entrava a Cuma da nord, mentre usciva ad est dall’arco Felice.

Il territorio cumano doveva essere molto ampio già durante la dominazione greca, di certo in epoca romana comprendeva la piana di Licola, le colline fino al Gauro ed i laghi di Averno, Lucrino e Fusaro. Anche Baia e, fino ad un certo periodo, Miseno facevano capo alla giurisdizione cumana.

In epoca imperiale, tuttavia, la città subì la vicinanza di Pozzuoli, molto forte sul piano commerciale, mentre il porto di Cuma perdeva gradualmente di importanza.

Durante l’età tardo antica nuovi interventi interessarono l’acropoli, ma soprattutto si devono ricordare le trasformazioni operate sui templi pagani, le cui strutture furono riutilizzate ed adattate per diventare delle chiese cristiane. Cuma fu l’ultima roccaforte dei Goti nel 560 d.C., durante la guerra contro i bizantini, ed ancora nell’alto medioevo è documentata la presenza di un abitato, in corrispondenza sia dell’acropoli che della città bassa, benché il volto della città doveva essere fortemente mutato.

L’invasione da parte degli Arabi nel X sec. segnò l’inizio del declino, che raggiunse il suo culmine nel 1216, quando la città venne distrutta da Napoli e Aversa. La zona, divenuta paludosa, fu completamente abbandonata a causa della malaria, ma nel ‘600 alcune masserie andarono a rioccupare gli antichi siti, anche riutilizzando ed inglobando ruderi nelle nuove costruzioni.

Foto di Cuma

http://www.archart.it/archart/italia/campania/Cuma%20-%20area%20archeologica/index.html

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