Bellona

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Bellona

Bellona

Bellona, dea della guerra ( il cui nome deriva da bellum, appunto ‘guerra’ ) appartenente al pantheon romano, indicata dapprincipio col nome di Duellona. Considerata sorella o compagna o figlia di Marte, anche se apparentemente può sembrare semplicemente il suo doppione.

Divinità assimilata alla greca Enyo, l’equivalente femminile di Ares nell’Iliade ( V, 592 ), Bellona compare anche sullo scudo dell’eroe troiano Enea ( Eneide VIII, 700 – 703 ):

Infuria in mezzo alla lotta / Marte cesellato in ferro e le sinistre Furie dall’etere; / avanza esultante la Discordia col mantello stracciato, / e la segue Bellona col sanguigno flagello.

In età imperiale risulta identificata con una dea di origine orientale, Mâ, venerata in Cappadocia, il cui culto, introdotto a Roma e sovrapposto a quello di Bellona, divenne ben presto molto popolare.

Il culto di Bellona

Il suo culto, di carattere orgiastico e sanguinario, era presieduto da specifici sacerdoti chiamati Bellonarii ( o fanatici o Bellonae sacrati ), i quali, nel corso dei sacrifici a lei consacrati, si infliggevano ferite alle gambe e alle braccia colle proprie mani. Nonostante questi elementi furoreggianti e terrifici, quel che sappiamo del culto e delle funzioni di Bellona ci mostra una divinità meno sfrenata e meno limitata, rispetto a Marte, alla sfera del combattimento: interveniva nei momenti che precedevano e seguivano la guerra, ed aveva prerogative sugli accordi diplomatici atti ad evitare lo scontro.

Un’osservazione interessante va fatta a proposito del suo stesso nome, il cui suffisso -ona, come nei nomi divini derivati da nozioni astratte << spiacevoli >>, conferisce il significato particolareggiato di colei che fa uscire i Romani dalla guerra nel miglior modo possibile: Bellona non esprime soltanto l’impulso al combattimento, essa vede più lontano, le sue azioni sono ben più lontane di quelle di Marte.

Bellona

Il tempio di Bellona

Bellona aveva un tempio situato nel Campo di Marte, ove sarebbero sorti il Circo Flaminio ed il teatro di Pompeo, eretto nel 296 a.C., al tempo delle guerre sannitiche, e distrutto nel 48 a. C.; il suo tempio, come quello di Marte, si trovava al di fuori del pomerium, il confine sacro della città.

Come riferisce Livio ( X, 19, 17 ), Appio Claudio Cieco, al culmine della battaglia, invoca Bellona con le parole si hodie nobis victoriam duis, ast ego templum tibi voveo ( ‘Se oggi ci garantirai la vittoria, io ti consacrerò un tempio‘ ). La vittoria non tarda ad arrivare, e si compie con la conquista del campo degli Etruschi, alleati dei Sanniti. E mentre i soldati sono intenti a scavalcare palizzate e fossati, Appio infiamma ancora i loro cuori << ripetendo senza sosta il nome di Bellona vittoriosa, Bellonam victricem identidem celebrans >>.

Presso il suo tempio, il Senato deliberava circa il trionfo preteso dal generale che aveva fatto ritorno vittorioso ( 1 ). Quando la lontananza delle frontiere rese inattuabile l’antico uso secondo il quale il feziale doveva lanciare sul territorio nemico il primo giavellotto, il sacerdote prese a celebrare il rito in questione dinanzi il tempio di Bellona, lanciando l’arma dall’alto della Columna Bellica su un piccolo terreno acquistato da un prigioniero e considerato nemico ( 2 ).

Nel tempio di Bellona, inoltre, il Senato dava udienza agli ambasciatori di popoli non alleati che non erano ammessi in città. Le adunanze del Senato lì erano piuttosto frequenti, tanto che il tempio fu annoverato tra i << tre senacula >> ( 3 ); sempre qui venne deliberato, nel 186 a. C., il senatoconsulto de Bacchanalibus, che decretò l’espulsione del culto bacchico, giudicato pericoloso per i costumi e la tradizione romana.

Note

  • 1 – Livio XXVI, 21, 1.
  • 2 – Festo, p. 133 L.. Si tratta di un artificio simile all’istituzione, negli accampamenti romani situati in terra straniera, di un angolo di terra ritenuto << Romanus >>, affinché il comandante vi potesse rinnovare gli auspici senza dover far ritorno a Roma ( Servio, Aen. II, 178; cfr.. Festo, p. 371 L ).
  • 3 – Ne dà notizia ancora Festo, p. 435 L .

Bibliografia

  • A. Ferrari, Dizionario di mitologia, Utet 2006.
  • G. Dumézil, La religione romana arcaica, Rizzoli 1977..
  • Virgilio, Eneide, Mondadori 1991.

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